(6 – segue)
SCENA XI
Gli stessi e Tetjana (poggia la bevanda sul tavolo).
Myxajlo: forza, signor mio! Ecco, ora vi offro io un bel bicchierino di spotykač (versa da bere e lo porge al soldato).
Soldato (beve). Che liquorino delizioso! Chi è che l’ha fatto?
Myxajlo. Mia moglie, Tetjana.
Tetjana. Io, io… e per di più con le ciliegie del mio giardino. E quel moscovita pensa che io non sappia fare niente.
Myxajlo (beve). Lei, lei. È un tesoro per me — non una moglie!
Soldato. Sei fortunato, padrone: hai una bella moglie e un liquore davvero niente male (versa). Alla salute di Tetjana dalle sopracciglia nere.[1] (Bevi).
Myxajlo. Alla salute, pesciolino mio, passerotto mio! (Bevi).
Tatjana (versa). Grazie! Alla salute del soldato stregone! (Ne beve un sorso e lo porge al marito).
Myxajlo. Alla vostra salute, signor ammaliatore!
Soldato (dopo essersi versato da bere). Permettetemi di ringraziarvi, invidiabile coppietta! (Beve).
Myxajlo. Quanto a Tetjana è (beve) la mia amata dalle nere sopracciglia. (Canta).
Da quando mi sono sposato,
non mi sono mai rattristato,
Oh, Tetjana,
dagli occhi scuri, amata!
Ho dato cento coppe per Tetjana,
perché Tetjana mi piaceva.
Oh, sciocco…
Per Marusja un quinto di rublo,
perché Marusja non è così.
Oh, accidenti…
Sono allegro e in salute
Grazie alle sopracciglia di Tetjana a…
Oh, che sciocco…
Quando Tetjana ride,
nel cuore si diffonde la gioia.
Orsù, Tetjana,
dalle sopracciglia nere, amata!
Soldato. Ehi, padrone! Ma tu, fratello, sei uno che sa il fatto suo!
Tetjana. E tu pensavi che mio marito fosse uno qualsiasi?… Non temere, non si smentirà. (Canta).
Foss’anche un maritino piccoletto,
Son pur sempre la sua donna…
Mi proteggerà, mi proteggerà,
E timore di nessuno, non si avrà. (2)
Oh, un rubacuori si è avvicinato a me
E cercava di conquistarmi, di conquistarmi.
Non mi sono innamorata di quel signorotto, —
Che gli venga un accidente, un accidente. (2)
«Giovane, di chi sei, di chi sei?
«Fammi entrare in casa, in casa».
«Va’ al diavolo, vattene, vattene,
davanti al cancello non gironzolare, non gironzolare!
Myxajlo. È così, con rispetto parlando: la cagna ha trascinato via la slitta[2]; non si riesce nemmeno a scambiare una cinghia con una corteccia.
Tetjana. Ecco, adesso è proprio ora di andare a dormire.
Soldato. E io invece mi sono sgranchito così bene che il sonno mi è passato. Volete che vi intrattenga ancora, padroni di casa?
Myxajlo. Intrattienici pure… ma in che modo e con cosa?
Tetjana. Ma piantatela di intrattenervi: è ora di dormire!
Soldato. Avrai tempo, padrona, per dormire a sazietà. Volete che vi mostri il mio capo, quello con cui faccio ogni cosa?
Myxajlo. Il tuo capo? Quello che… insomma, distrugge le dighe? (Intende il diavolo)
Tetjana. Che Dio ce ne scampi! Quello che… meglio non nominare in casa? (Sputa in terra).
Soldato. E dai, che c’è di male? Non ci sarà nessun pericolo, né paura. Apparirà in forma umana, se vi aggrada.
Myxajlo. In forma umana? E con quali sembianze?
Soldato. Quelle che volete. (Tutti tacciono).
Tetjana. Sai che c’è, marito mio? Lascia che appaia con le sembianze che dico io; lo dico al soldato… Vediamo se ci riesce!
Myxajlo. Va bene, di’ pure, parla.
Soldato. Prego, accomodati, di’ in quale forma desideri vederlo.
Tetjana. Lascia che il tuo capo si mostri con le sembianze del damerino Fyntyk, quello che abita nel nostro villaggio, e che sia vestito proprio con gli stessi abiti che indossa lui.
Soldato. Di vestiti, penso, ne abbia parecchi. Allora, con quale abito mi ordini di farlo presentare?
Myxajlo. Con quello che indossava oggi.
Soldato. Ai vostri ordini.
Myxajlo (alla moglie). Io non credo al soldato: si da solo delle arie.
(Il soldato prende un pezzo di carbone e tira fuori lo scovolo del fucile, posiziona il marito e la moglie ai due lati del palcoscenico, traccia dei cerchi intorno a loro e benda i loro occhi con dei fazzoletti. Si mette al centro della scena e chiede solennemente, cambiando voce).
Soldato. Da dove volete che esca Satana nelle sembianze del damerino?
Myxajlo (timoroso). Lascia che lo dica mia moglie.
Tetjana. Da sotto l’asse del forno.
Myxajlo (tra sé). Oh, è astuta come il diavolo!
Soldato. Non fatevi prendere dal panico, non temete nulla, non dite una parola, non rispondete e non fate un solo passo fuori dal cerchio; altrimenti saranno guai!
Myxajlo. E con gli occhi bendati come faremo a vederlo?
Soldato. Non toccate la benda. La toglierò io stesso quando sarà il momento.
Myxajlo. Servo del Signore! Non si potrebbero evitare questi spettacoli? Mi viene la pelle d’oca per la paura.
Soldato. Ormai è tardi: tutti i diavoli si sono agitati all’inferno. State fermi, non muovetevi e ascoltate! (Solenne e lento).
Tara, bara,
Gala, bala.
In tutti gli angoli
Trak-tararach!
Dal fondo del forno
Vieni fuori, Satana!
(A queste parole Myxajlo fa una smorfia stramba. Fyntyk striscia fuori da sotto al forno. Il soldato lo aiuta, richiude il forno, torna al suo posto e gli fa cenno di stare zitto; si avvicina alla donna, le toglie la benda dagli occhi, e poi fa lo stesso con l’uomo. Myxajlo, visto Fyntyk, mostra spavento e stupore. Tetjana fa finta di fare lo stesso, ma finge male).
Myxajlo (riprendendosi). Ma è possibile, signore, parlare con lui?
Soldato. Impossibile: la sua voce è più forte del rombo del tuono quando parla, dai suoi occhi sprizzano fulmini e dalle orecchie il fumo esce a frotte. Non reggeresti a un simile terrore.
Myxajlo. E mia moglie ci riuscirebbe?
Soldato. No.
Tetjana. Non è vero, io resisto! (Esce dal cerchio e va verso il marito). Marito mio! Il soldato si stava prendendo gioco di te. Ora ti racconterò tutto. Questo cascamorto non è un diavolo, è proprio Fyntyk in carne e ossa, anche se con le sue intenzioni somiglia molto a un diavolo.
Myxajlo. Come sarebbe a dire?… Mi state prendendo in giro o mi state facendo impazzire? Non ci capisco più niente. E l’acquavite? E la cena nascosta sotto la tinozza?
(Il soldato se la ride).
Tetjana. Niente di tutto questo è magia. Ascolta. Sono tre settimane che questo signorotto è arrivato nel nostro villaggio dai suoi parenti e, sapendo che tu non eri a casa, ha iniziato a frequentarmi assiduamente. All’inizio pensavo che venisse perché non avesse niente da fare a casa, e invece no: ha iniziato a dirmi che mi ama, che si annoia senza di me, che dovevo essere gentile con lui, che quando il marito non c’è non è peccato amarne un altro, perché così va il mondo. Con questi e altri discorsi peggiori mi ha stancata e nauseata a tal punto che mi è venuta l’idea di punirlo e renderlo ridicolo. Ieri mi ha dato dei soldi perché gli preparassi la cena per oggi. Ho comprato la horilka, il pollo e la salsiccia, ma poco prima di cena è sopraggiunto il soldato. Ero felice che il soldato potesse mangiare a spese di Fyntyk. Ma questo ha sollevato un tale putiferio, peggio di un diavolo in un mulino. L’ho mandato a dormire affamato, ma lui, evidentemente, ha finto di dormire e ha origliato mentre spiegavo a Fyntyk dove avevo nascosto la horilka e il cibo. Tu, come se non bastasse, sei tornato dal viaggio. Il soldato ha agito d’astuzia e ha fatto finta di essere uno stregone. Ecco tutta la verità, e tu sai che io non ti mento e non ti inganno mai.
Myxajlo. Ah, ecco com’è andata… Ah! (Al soldato). Per il Signore! Allora tu non sei uno stregone e questo signorottonon è.… che lo Spirito Santo sia con noi? E la horilka e il cibo non vengono da quello che è meglio non nominare in casa? Eh?
Soldato. È esattamente come ti ha raccontato tua moglie. E del resto, benché sia un moskal’, ti garantisco che tua moglie, da tutto ciò che ho potuto osservare, non ha commesso alcuna leggerezza con questo bellimbusto.
Myxajlo. Sì, anche a me sembrava che da mia moglie non ci si potesse aspettare una simile avventatezza, con tutto il rispetto. Però il mondo oggi è così strano…
Tetjana. Non peccare, marito mio! Chi sbaglia guaisce come un cane in una barca. Osservami e guarda il damerino, e indovinerai chi è il peccatore e chi è il giusto.
Soldato. Ecco una giustificazione che persino un severo tribunale militare accoglierebbe. Tratteremo il colpevole secondo i regolamenti militari.
Fyntyk. Imploro, misericordia, pietà e perdono! (Si inginocchia e canta).
Abbiate pietà, vi prego:
In verità, mi pentirò!
E dal desiderare ciò che è altrui
Fino alla morte mi asterrò.
Sono un mascalzone, lo confesso,
E un ignorante istruito!
Sono un imbroglione, un azzeccagarbugli
E un ladruncolo eccellente…
Espierò i miei peccati
E, lo giuro, mi correggerò,
E ad amare le mogli altrui
Fino alla morte non mi azzarderò.
Soldato. Come si fa a crederti se sei un furfante! Ti si deve proprio dare una bella lezione sulla schiena e sulle costole. (Fa dei gesti eloquenti).
Fyntyk (spaventato). Oh, oh, abbiate pietà!
Tetjana (al soldato). Non è bene essere spietati con gli altri, né tantomeno indulgenti con sé stessi.
(A Fyntyk). Ascolta (canta).
Bisognerebbe darti
Una bella strigliata,
Perché tu possa imparare;
Myxajlo.
A ingannare le donne,
Un’altra volta a temere.
Tetjana.
Tu per la tua vanità,
E per la tua falsità
Sei caduto nella rete;
Myxajlo.
Per questo bisognerebbe
Darti una bella frustata
E mandarti al diavolo.
Tetjana.
Confessa,
Giustificati,
E non ci saranno guai.
Myxajlo.
Le brave persone non ferire
Né apertamente, né di nascosto.
Fyntyk.
Oh, misero me, vero peccatore,
Che non ho risposta per giustificarmi!
Come e con cosa posso compiacervi?
Sì, da quest’ora vivrò onestamente!
Myxajlo. Cerca di farlo! Alzati e ascolta bene. Dovrei essere io più di tutti a darti una lezione esemplare, ma perdono la meschinità della tua anima; promettici solo di non dimenticare mai da dove vieni, di onorare tua madre, rispettare chi è più grande di te, di non offendere nessuno, non insidiare le mogli altrui, e di girare alla larga dalla mia Tetjana. Altrimenti un giorno, per questo, ti daranno una tale bastonatura che la ricorderanno persino i tuoi pronipoti.
Soldato. E il mondo sembrerà caderti addosso.
Tetjana. E ti farà male persino nella tomba.
Fyntyk. Oh, clementi benefattori! La vostra magnanimità ha toccato la mia coscienza. Essa si è risvegliata e mi presenta l’elenco minuzioso dei miei misfatti. Mi vergogno delle mie malvagità e mi sento io stesso spregevole, sia per le cattive azioni verso i miei parenti, sia nei confronti di tutte le persone. Ora userò tutto quanto è in mio potere per rimediare ai misfatti. Racconterò a tutti la mia avventura di oggi e del soldato stregone, affinché il mio esempio serva di monito per chiunque.
Soldato. È, dunque, proprio vero, che uno scherzo fatto al momento giusto a volte porta più beneficio di ammonizioni severe.
Tutti (Coro).
Bisogna vivere in armonia con la gente,
Bisogna amare le donne in modo tale
Che non sia peccato davanti a Dio,
E che non susciti l’ilarità della gente. (2)
Fyntyk.
A tutti ora dirò arditamente:
Una vile azione non porterà alcun bene,
Anche se una volta ti va bene —
Un’altra volta verrai smascherato. (2)
Tutti.
Bisogna vivere in armonia con la gente… (e così via).
Tetjana.
Signorini, fate attenzione,
Non innamoratevi impetuosamente,
Perché chi è goloso delle cose altrui,
Assaggerà anche i bastoni. (2)
Tutti.
Bisogna vivere in armonia con la gente,
Bisogna amare le donne in modo tale
Che non sia peccato davanti a Dio,
E che non susciti l’ilarità della gente. (2)
(Cala il sipario).
[1] L’aggettivo femminile čornobrova(ja) è ricorrente nella poesia e nel folklore ucraini. Esso indica letteralmente una donna dalle sopracciglia scure (nere). In italiano la resa potrebbe essere più diretta se si usasse “dagli occhi neri” ma abbiamo preferito mantenere il colore locale dell’originale.
[2] È un detto popolare che descrive una situazione assurda, contorta o senza rimedio.
(FINE)

