‘Ci ho messo sette anni,
non me la faccio portare via nemmeno dalla morte’
Una storia difficile, vissuta sulla propria pelle e narrata con spiazzante sincerità dalla scrittrice Chiara Tagliaferri.
Una maternità negata e conquistata solo dopo lunghi sette anni.
Una scrittrice che si occupa di letteratura, radio, cultura, podcast. E proprio dai suoi podcast e dall’amicizia con Michela Murgia nasce l’idea di pubblicare insieme Morgana, che da podcast diviene poi progetto editoriale. Il primo libro: ‘Morgana, storie di ragazze che tua madre non approverebbe’. A seguire: ‘Morgana, l’uomo ricco sono io’. Infine: ‘Morgana, il corpo della madre’.
L’idea fondante è quella di narrare storie di donne che si muovono fuori dalle convenzioni e che pure, nonostante le eccentricità, riescono, con la loro unicità e le loro scelte a vivere una vita non solo gratificante, ma di esempio per altre donne.
Anche nella vita di Chiara Tagliaferri accade qualcosa che le fa sperimentare quanto possa risultare difficile essere donna (e madre) in una società convenzionale come la nostra, che giudica ed esclude.
Per via del suo lavoro Chiara è molto impegnata. Le sue sono giornate intense fatte di scrittura, viaggi e incontri culturali. Fino all’età di 40 anni, non ha mai considerato seriamente di diventare madre.
“’Un buon matrimonio è quello in cui ciascuno nomina l’altro custode della sua solitudine’, diceva Rainer Maria Rilke. Nicola è il mio custode, non desidero altro.“
Ma il destino forse ha deciso diversamente per lei, perché Chiara, entrando in menopausa a soli 40 anni, d’improvviso scopre dentro di sé un desiderio forte di maternità.
Armandosi di pazienza e sottoponendosi a una serie innumerevole di indagini, cerca di rimanere incinta con la PMA, la Procreazione Medicalmente Assistita, sottoponendosi alla fecondazione eterologa. “I miei ovuli non sono buoni nemmeno per ospitare un girino, perciò mi affido a quelli di un’altra.”
Ma è tutto inutile: il suo corpo ogni volta respinge l’impianto dell’embrione. Suo marito Nicola, anche lui fortemente orientato a creare con Chiara una famiglia, la sostiene, ma questo è un problema di donna.
“Nicola, come sempre, se la cava velocemente: gli danno un bicchiere, si chiude un attimo in bagno ed è tutto ok, il suo seme supera gli esami. Il problema è solo mio”. È lei che non riesce, proprio non riesce a rimanere incinta, anche se di pari passo con le sue difficoltà e speranze disattese, il desiderio di essere madre si manifesta sempre più prepotente.
“Scopro che il mio prato fa schifo. I millimetri necessari all’annidamento degli ovuli fecondati devono essere tra gli otto e i dodici, il mio è sottile come un capello: tre millimetri scarsi.” Lo dobbiamo ispessire, dice la dottoressa, la vitamina E è una mano santa per lo spessore dell’endometrio. E giù foglietti con farmaci, posologie, istruzioni. E poi c’è l’avocado, sembra faccia miracoli per l’endometrio. Chiara comincia a divorarne a colazione, pranzo e cena.
Diventa così la ragazza avocado, al mercato la conoscono tutti.
Farà ogni cosa le venga detta, ogni controllo, ogni sacrificio. Praticamente ogni mattina esce di casa con qualche prescrizione in mano. Il marito non le chiede nemmeno più dove va. Chiara va in quella che è diventata la sua missione, oltre che la sua ragione di vita. Un giorno la dottoressa le telefona per dirle che purtroppo si è formata una sola blastocisti. Ma come, una sola dopo tutte quelle stimolazioni? E sembra non essere nemmeno un granché. Eppure per avere un figlio potrebbe bastare. Potrebbe…
Dopo l’impianto:
“Per 12 giorni sollevo le gambe a 90 gradi, le appoggio ai divani, muri, testiera del letto. Accarezzo l’idea di andare a Napoli, ai Quartieri spagnoli, per appollaiarmi sulla sedia della fertilità nel Santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe: chiudere gli occhi mentre una suora mi carezza la testa e mi sfiora dolcemente il ventre con il reliquario che contiene una vertebra e una ciocca di capelli della Santa. Invece rimango a testa in giù come un pipistrello e dopo 12 giorni il prelievo del sangue rivela che non ho covato niente.”
E poi ancora un tentativo, con le rassicurazioni della dottoressa che dice andrà bene, invece non andrà bene un bel niente, e Chiara e Nicola si ritrovano a vivere un dolore solitario, ognuno per conto suo, tanto la casa è grande, con la gatta Lunedì anche lei triste triste.
Ora Chiara ha preso l’abitudine di frugare con lo sguardo nei cassonetti, tendere le orecchie, non si sa mai. Quanti neonati vengono abbandonati? Potrebbe essere questa la sua fortuna. Eh…
In questo contesto matura nella coppia la decisione di rivolgersi all’estero, a un certo per la fertilità dove si pratica la GPA, ossia la gestazione per altri.
In Italia il Senato ha appena approvato, in data 16 ottobre 2024, la legge che rende la gestazione per altri reato universale, punibile anche se praticata all’estero, in Paesi in cui è perfettamente legale.
La testa di Chiara pullula di pensieri contrastanti. Il cuore ha sempre un motivo per picchiare che fa male.
“In questi anni ho sentito ripetere infinite volte che bisogna mettere un limite all’egoismo riproduttivo.”
Nel mondo sono più di 60 i Paesi dove è legale la GPA.
Loro scelgono gli USA. La meta finale sarà l’Arkansas, nel profondo sud.
Ci vorranno 5 anni, fatti di associazioni, mediatori, database, scelta di donatrice d’ovuli e gestante (punto cruciale). Chi è, chi sono queste donne che portano in grembo il figlio di un’altra e dopo 9 mesi glielo consegnano, e come ci riescono.
Sono tutte donne tra i 21 e i 40 anni, di solito con figli propri cui desiderano dare un futuro migliore.
E arriva il momento dell’Io resto a casa, con il Covid che entra e uccide, sempre di più, e che rappresenta una forte battuta d’arresto per il loro progetto. Con Chiara e Nicola che salgono sulla terrazza condominiale e cantano Bellaciao insieme alle ‘testoline pallide che sbucano dai tetti degli altri palazzi’.
Tutto sembra dimenticato, forse non c’è la forza di sognare ancora. Ma un giorno vengono chiamati: Nicola può andare in Svizzera a depositare il suo seme, che successivamente viaggerà verso gli USA. Vengono chiamati ancora: delle 4 fiale di seme congelato, ne hanno scongelata una e verificato che il suo stato è ok, dunque con le altre si può procedere all’inseminazione degli ovuli della donatrice. Naturalmente le spese per tutto questo sono infinite.
Ma il tutto deve essere rimandato: la donatrice ha preso il Covid.
“A marzo 2021 sono un faro, la mia luce è visibile da chilometri di distanza. Abbiamo 8 blastocisti impiantabili.” Il che significa per Chiara e Nicola essere potenzialmente genitori di 8 figli! Ma per il Covid si continua a morire. Ma la presunta gestante, Alyssa, si tira indietro. A fine febbraio 2022 bisogna ricominciare tutto daccapo.
Che voglia di mollare tutto, basta! Ma bisogna andare avanti, crederci ancora, forza.
La gestante questa volta dovrebbe essere Daisy. Lo è, anche Michela Murgia, che sta morendo di cancro, dice che è sicura che questa sia la volta buona.
Daisy ha una figlia, si chiama Roselyn ed ha sei anni, la cresce da sola. È dolcissima come sua madre. Ci sono poi 4 cani e un procione e una casa molto allegra e colorata. Tra le due donne si stabilisce da subito un contatto dell’anima. Chiara questa volta si sente, dopo tanto tempo, fiduciosa, ma Daisy dopo il primo transfer non rimane incinta. Bisognerà provare ancora e la seconda volta sarà quella giusta.
“Il 9 luglio siamo collegati con Daisy per la prima ecografia ostetrica, il cuore di Lula batte fortissimo. Di settimana in settimana, Daisy ci manda le evoluzioni: Lula diventa un lampone, un’oliva, una piccola prugna, un lime, una pesca, un limone… Ogni volta, corro a comprare il frutto in cui lei si trasforma e lo mangio. Lula finisce nella mia pancia.”
Nel frattempo la Meloni sta facendo una crociata contro la GPA: un crimine, un abominio, una barbarie…
E poi si vola in Arkansas, e poi si trema pensando al parto (sarà un cesareo d’urgenza), e che non si è mai tenuto in braccia un neonato e non si sa cosa fare. E poi la gioia immensa si mescola a paure folli: Lula sarà cittadina americana e risulterà figlia loro, ma andrà tutto liscio? Torneranno in Italia tutti e tre senza essere fermati?
Si, andrà tutto liscio, forse solo per un pelo. Una volta in Italia, ci vorranno settimane perché Chiara e Nicola si sentano liberi di uscire. Prima restavano nascosti in casa e Lula usciva con la tata.
Il momento più terribile: la registrazione della bimba all’anagrafe. A Nicola sembra fermarsi il cuore. Ma infine l’impiegato registra e basta. Ed ora è passato del tempo, e Chiara può raccontare la loro storia.
Finale:
Stato di famiglia. Padre Nicola Maria Lagioia. Madre Chiara Tagliaferri.
Ah, naturalmente la gatta Lunedì è diventata l’ombra di Lula.

