C’è chi la musica la sceglie semplicemente come mestiere e chi invece la percepisce dentro in modo assolutamente necessario e ne fa, inevitabilmente e in modo naturale, espressione esteriore di sé. Francamente appartiene a questa seconda categoria e, a questo proposito, definisce il proprio rapporto con la musica un vero e proprio atteggiamento, un’attività che non si esaurisce con le produzioni e con lo stare sul palco, che diviene una postura con cui lei stessa si interfaccia con il mondo. La musica è in questo caso un modo di stare dritti, una lente per guardare in modo chiaro le cose e di rifiutarsi di abbassare la voce. Quello delle cantautrici è un mestiere che vive parlando soprattutto a chi non si conosce personalmente, e si configura così come tentativo – che nel caso di Francamente va più che a segno – di abbattere muri e aprire porte. L’attivismo queer e transfemminista costituisce il cuore pulsante della sua intera produzione e della sua attività come artista e persona, senza limitarsi a restare sullo sfondo, incarnando la forza motrice della sua sensibilità artistica. Anche il suo stesso nome d’arte, del resto, nasce dall’esigenza di dire le cose in modo onesto fino in fondo e si regge su una simpatica contraddizione: francamente, come avverbio, significa qualcosa che ha a che fare con la verità e la sincerità ma, se lo si spezza in due – Franca mente – racconta l’esatto contrario.
Il suo vero nome è Francesca Siano, nasce a Torino nel 1996 e cresce in una piccola città di provincia portandosi dietro quella che potremmo definire una spietata fame di mondo, il bisogno di uno spazio più grande dove letteralmente scoprire la propria voce. Questo spazio lo trova presto a Berlino dove si trasferisce in Erasmus per gli studi di filosofia e dove poi decide di ritornare per restare, dividendosi tra la musica di strada e dei club e il mestiere di guida turistica. In questo contesto, lontano dall’Italia e dalle sue convenzioni, l’attivismo queer e transfemminista smette di essere unicamente un’etichetta e diventa lente attraverso cui leggere – e soprattutto comunicare – ogni cosa. Dal 2021 Francamente fa parte di Cantafinoadieci insieme ad altre quattro artiste (tra cui Anna Castiglia, di cui abbiamo raccontato il percorso nel primo articolo di questa rubrica). Cantafinoadieci è più che un semplice progetto musicale, è una risposta concreta al problema strutturale del gender gap che attraversa l’industria della musica dal vivo, dove la presenza delle donne resta ancora un’eccezione da normalizzare più che una regola acquisita. Il lavoro del collettivo prova a costruire un’alternativa alla logica dell’esclusione: al posto della logica competitiva che spesso mette le donne artiste l’una contro l’altra, propone infatti pratiche di unione, di alleanza, di ascolto reciproco.
È un discorso che trova eco in quanto scrive Federica Pezzoni in Musicarpia: quando la musica nasce da percorsi di ricostruzione e decostruzione di sé, può finalmente spingersi oltre i confini che le sono normalmente concessi, diventando così più autentica. Pezzoni osserva che è difficile raggiungere una piena libertà espressiva quando ci si deve costantemente misurare con l’aspettativa di risultare gradevoli dentro i margini di accettabilità che le norme sociali impongono in base al genere. È proprio attraverso pratiche come la sorellanza e l’autocoscienza, sostiene l’autrice sulla scorta teorica di Carla Lonzi, che diventa possibile riconoscere i propri desideri autentici e darvi voce senza il filtro riduttivo di una cultura ancora segnata da uno sguardo maschile. Un principio che nella pratica di Cantafinoadieci e nella musica di Francamente trova applicazione più che concreta.
Tra il 2020 e il 2021, Francamente comincia a pubblicare la propria musica. Escono i primi due singoli, Contaminazione eBombe in colombe scritti e registrati prima del trasferimento a Berlino. Il percorso prosegue poi con la pubblicazione di Taxi nel 2022, brano in cui la scrittura si fa più matura e dove il suo particolarissimo timbro diviene cifra distintiva. Nel 2024 arriva definitivamente la svolta che ne aumenta la visibilità quando, presentandosi alle Audizioni di X Factor, presenta una sua personalissima versione del brano Wicked Game. È durante i Bootcamp che arriva il momento che segna il suo percorso all’interno del programma: durante la puntata presenta il suo energico inedito Paracadute e colpisce i giudici per la carica innovativa con cui unisce l’elettronica allo stile cantautorale, tanto da essere definito da Manuel Agnelli come uno dei brani originali più belli mai presentati nella storia del programma. Dopo gli Home Visit, il suo percorso all’interno del talent prosegue sino alla semifinale e nel corso dei Live, messa costantemente alla prova con assegnazioni improbabili, mostra un potenziale fluidissimo: invece di limitarla, quel terreno così distante da lei, le permette di restituire di puntata in puntata una versione diversa di sé, senza risultare neanche per un attimo la copia di qualcuno.
Il percorso discografico prosegue poi nel 2025 con Zagara e con Telephone Tango, un brano che racconta il legame tra due città, Berlino e Milano, e quindi tra due fasi della sua vita. Quest’ultimo è frutto della collaborazione con Carosello Records, etichetta che la accompagnerà anche nel capitolo successivo del suo percorso, ovvero quello segnato dall’uscita del suo album d’esordio Bitte Leben, anticipato dai singoli sopra citati. Il titolo mescola il tedesco e l’italiano, richiamando dunque esplicitamente la vita berlinese, e suona come un’esortazione profonda alla dinamicità, all’aprirsi all’altro: “per favore, vivi”. L’album si è posizionato al secondo posto alla Targa Tenco 2026 nella categoria Migliore Album Opera Prima, ritagliandosi uno spazio di rilievo tra i favoriti.
Se dovessi dunque individuare tre parole capaci di attraversare l’intera produzione della cantautrice direi senza dubbio che queste sarebbero inclusione, identità e pluralità, quei tre principi che infatti animano ogni tratto del suo lavoro. L’inclusione è per lei un’urgenza vissuta in prima persona, quella di chi ha dovuto conquistarsi uno spazio, prima come donna, poi come donna lesbica, in un’industria che fatica ancora a rappresentare chi non rientra in un modello unico. L’identità, di conseguenza, è un processo che si riscrive continuamente, che accoglie le proprie contraddizioni. La pluralità, infine, è ciò che tiene insieme tutto il resto, in particolare l’idea che esistano tante voci, tanti generi, tante forme d’amore possibili, e che raccontarle tutte, con la cura di attraversarle senza gerarchie, sia già di per sé un atto politico.
È proprio in nome di questa pluralità che, durante il ballottaggio della semifinale con Mimì Caruso al termine del quale sarà eliminata, Francamente pronuncia le parole che segneranno la sua uscita dal programma più di quanto in effetti lo abbia fatto il verdetto stesso. Prima di conoscere l’esito, l’artista definisce una sconfitta collettiva il fatto che in finale sarebbe arrivata una sola donna: il fatto che meno donne vengano rappresentate nell’industria musicale comporta che meno donne si avvicineranno ad essa. Chiaramente, questa non è un’impressione isolata. La disparità che denuncia attraversa infatti trasversalmente l’intera industria musicale e non si limita a una questione di presenza ma anche di retribuzione. Uno squilibrio che riguarda l’intera società: questa marginalizzazione non è mai un fatto casuale, è il prodotto di logiche patriarcali e commerciali che affondano le radici nelle dinamiche quotidiane con cui il settore funziona. Le parole di Francamente diventano la fotografia lucida di uno squilibrio strutturale. Non è un caso isolato nemmeno il trattamento che queste parole ricevono. Nei giorni successivi, il discorso di Francamente diventa oggetto di derisione pubblica, definito da alcuni come un’inutile rivendicazione di quote rosa applicata alla musica. È esattamente il meccanismo che Michela Murgia descrive in Stai zitta, quello per cui il parlare resta tra i gesti più sovversivi che una donna possa compiere in pubblico, e ogni tentativo di prendere parola – anche il più pacato, anche quello più fondato su dati oggettivi – rischia di essere considerato come fuori luogo, non richiesto. Francamente, semplicemente dicendo ad alta voce un dato di fatto sulla propria industria, finisce così per attirarsi lo stesso trattamento riservato a chiunque, da donna, osi commentare la realtà invece di limitarsi ad abitarla in silenzio.
Come scrive Michela Murgia in Stai zitta, contare – essere cioè visibili nei numeri, nelle classifiche, nelle rappresentanze – è un gesto rivoluzionario, tutt’altro che neutro, è ciò che rende evidente il livello di giustizia di una società. Ed è forse questo il punto più scomodo delle parole di Francamente: finché le donne non potranno semplicemente esserci, senza doverlo dimostrare o giustificare, resterà necessario continuare a contarle, a chiedere dove siano, quante siano, che spazio occupino davvero.

