L’indie-pop introspettivo di Gioia Lucia, nome d’arte di Lucia Vitale, ci trasporta in una dimensione che si colloca a metà tra quella dolcemente onirica e quella ispirata alle sonorità spensierate dell’italo-disco. Il suo album d’esordio, Forse un giorno, uscito lo scorso anno, è composto da nove tracce molto diverse tra loro ma unite da un fattore comune: la voglia della giovanissima cantautrice di parlare alla sua – alla nostra – fragilissima e affascinante generazione.
Cantautrice classe 2001, Gioia Lucia ha iniziato a scrivere sin dai primi anni di scuola, fino a trasformare questa passione per la musica in un personale percorso artistico. Il suo progetto discografico nasce ufficialmente nel 2021 con l’etichetta Artist First. Prosegue nel febbraio 2022 con la pubblicazione della prima parte del suo EP sotto e si completa nel 2023 con l’uscita di SOPRA, seconda parte del progetto che consolida ulteriormente la sua identità artistica. La sua scrittura si fonda sulla sincerità, allontanandosi da retoriche artificiose e da effetti forzati, lasciando che possa raccontarsi autenticamente senza nascondersi. Nel 2024 arriva una svolta importante per la sua carriera. Gioia Lucia entra a far parte del management NUDA e pubblica Forse un giorno, disco che contiene Morta d’amore, brano che la porta all’attenzione del più ampio pubblico grazie al successo sulle piattaforme digitali.
Ascoltare Forse un giorno significa muoversi in un immaginario sonoro che rifiuta qualsiasi etichetta netta e precostituita: nelle nove tracce del disco nessun riferimento stilistico – tra indie-pop, R&B, funk e disco – prevale davvero sugli altri. Il risultato è un album che svela una sfumatura diversa di brano in brano mantenendo allo stesso tempo una profonda coerenza. Come la stessa artista afferma in numerose interviste, la ricchezza sonora del disco nasce anche da un rigoroso lavoro collettivo: la band che accompagna Gioia Lucia dal vivo è la stessa che ha preso parte alla realizzazione dell’album in studio. Tutti insieme trasformano i bisogni comunicativi in suono, dandogli una forma precisa in studio per poi trasferirlo nella dimensione viva del palco.
Lo stesso titolo del disco, come ha spiegato la cantautrice in un’intervista dello scorso anno, racchiude l’idea di apertura, è una domanda lasciata volutamente sospesa e capace di significare qualcosa di diverso per ogni ascoltatore. Per l’artista, quella frase funziona quasi come un dialogo con sé stessa, un modo per ricordarsi che non conoscere la destinazione non è un problema se si impara a dare valore al percorso. È in questo senso che il disco diventa il racconto dell’età dei vent’anni, sospesa tra la libertà di sperimentare e la paura di sbagliare. Il titolo coincide con l’ultima frase dell’ultima traccia, un aspetto che restituisce perfettamente quest’idea di percorso, quasi a suggerire che il significato del disco si riveli solo a chi arriva fino in fondo all’ascolto.
Anche la veste grafica dell’album racconta qualcosa di preciso sulla sua identità. Le illustrazioni portano la firma di Malù Russo, in arte Iena Acida, illustratrice e visual artist scelta dalla stessa Gioia Lucia dopo aver riconosciuto nel suo lavoro un’affinità profonda con ciò che stava cercando di comunicare. La palette di colori è accesa, quasi psichedelica, e richiama le illustrazioni degli anni ’70: fiori giganti dai petali arancioni e azzurri circondano una figura femminile dai capelli rosa. L’immaginario è chiaramente onirico, fiabesco, e la natura sembra proteggere il soggetto piuttosto che limitarsi a fargli da sfondo. La scelta dell’illustrazione disegnata a mano è tutt’altro che casuale: in un’epoca in cui la grafica rischia sempre più frequentemente di omologarsi, l’artista ha cercato qualcosa che restasse artigianale e riconoscibile.
Tra i tanti aspetti, ciò che stupisce del progetto è la ricerca della totale sincerità, anche quando questo significa esporre le proprie fragilità. Lo si sente fin dalla prima traccia e poi in Disco Gioia, dove la voglia di raccontarsi diventa un atto liberatorio e necessario per la scoperta di sé, un inno a uscire allo scoperto anche attraverso la musica, che assume un ruolo catartico. Flusso è invece il momento in cui si scopre che aprirsi da soli non basta e che si può restare senza maschera solo se c’è qualcuno pronto ad accogliere questa apertura. La traccia trasforma dunque la vulnerabilità condivisa in antidoto contro la minaccia dell’individualismo. Il percorso si fa ancora più intimo quando il disco si sposta sul piano familiare in Parole vuote, in cui Gioia Lucia racconta, a partire dall’esperienza del proprio percorso terapeutico, il momento in cui si smette di vedere i genitori come figure infallibili per scoprirli fragili quanto chiunque altro. Ritroviamo anche qui il tema dell’accettazione della vulnerabilità, passo che restituisce una crescita in termini di empatia, cura e responsabilità reciproca. Un tema che dialoga, per contrasto, con la precedente traccia Morta d’amore, dove la stessa fragilità viene nascosta dietro l’ironia di un amore non corrisposto, come se ridere del dolore fosse, a volte, l’unico modo per attraversarlo e la leggerezza la giusta via verso la salvezza. Ultima traccia dell’album, Gli occhi è un brano dall’impianto sonoro essenziale e intenso, capace di chiudere il disco su un clima raccolto e sospeso. È l’ultima tappa di un percorso che si muove con naturalezza tra momenti di intimità e l’energia di brani pensati anche per essere ballati, senza che i due registri entrino mai in contraddizione. Nei contenuti, il brano racconta un incontro rimasto impresso, affidato più allo sguardo che alle parole, quasi a suggerire che certe emozioni si possano davvero comunicare guardandosi negli occhi. Come la stessa artista dichiara, è proprio in questo spazio di silenzio che si rivela il titolo dell’album, Forse un giorno, nato dalla speranza di riuscire, un giorno, a dire le cose senza più paura, non solo cantandole, ma vivendole. La vera cifra dell’intera produzione è quella di un disco che lascia socchiusa la porta su un percorso ancora in divenire e che, con tutta probabilità, è anche lo stesso che chi ascolta sta imparando ad attraversare.

