Emma Dante, il corpo a corpo del teatro con la realtà

Nei concetti espressi spuntano le radici “carnivore” delle sue opere: “La pietà nasce solo dopo aver attraversato la carne ferita del mondo.” Una fame viscerale di verità che non teme l’oscurità, la sporcizia e la sofferenza; anzi, le assurge a materia umana estetica e, con avidità ciclopica, le divora

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La regista e autrice Emma Dante

Emma Dante è tra le figure viventi più rappresentative del teatro e del cinema contemporaneo italiano. Attrice, regista, drammaturga e autrice di numerose opere, ha costruito nei vari ruoli un linguaggio scenico personale, capace di coniugare tradizione e sperimentazione, radicamento territoriale e globalità dei temi.

Emma nasce a Palermo nel 1967. Dopo aver studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, intraprende la carriera di attrice. Sceglie in seguito la regia. Fonda nel 1999, a Palermo, la compagnia “Sud Costa Occidentale”, e a Palermo ritorna a vivere, a rappresentare in maniera simbolica le famiglie disfunzionali, i legami violenti e le condizioni di precarietà e di isolamento; anche l’amore, il sacrificio e il desiderio di libertà, in particolare attraverso simbolismi forti e figure femminili.

Il teatro di Emma Dante è corale e corporale. L’uso del dialetto siciliano, spesso contaminato da una lingua teatrale distante dal parlato comune, crea un lessico specifico, riconducibile solo a lei. Ma il corpo è il linguaggio primario che anticipa e sostituisce la parola. E, attraverso la fisicità, i personaggi comunicano dolore e morte, desiderio, violenza e passione.

Laura Mariani, docente di storia del teatro all’Università di Bologna, scrive: “Il teatro di Emma Dante è un corpo a corpo con la realtà.” Da questo incontro – scontro tra i corpi nasce “Extra Moenia”, produzione teatrale del 2024, che esplora le ferite del nostro tempo: marginalità, guerre, migrazioni, attraverso monologhi brevi e una serie di quadri viventi dal forte impatto emotivo. Le scenografie sono essenziali (la sposa, il cortile, i militari, il capostazione, lo stupro, l’ucraina e l’africano, i sacchi colmi di plastiche svuotati sul palco), ma ricche dei simbolismi e di quei suoni quotidiani capaci di creare un’atmosfera densa lungo un percorso sensoriale. E prosegue con “L’angelo del focolare”, debuttato sul finire del 2025 al “Piccolo Teatro” di Milano. In quest’ultima prosa scardina il ruolo grottesco, la nicchia in cui per anni è stata incastonata la donna, e affronta l’assuefazione alla violenza domestica in una società capace di indignarsi solo davanti al cadavere. La poetica di Emma Dante ben si adatta all’interpretazione moderna della tragedia greca. “Medea” di Euripide, da lei diretta, nella luce solare e secolare del Teatro greco di Siracusa, veste i panni di una donna fertile in netto contrasto con la Corinto sterile e maschilista. Medea è una barbara che non riconosce altra autorità se non quella del proprio istinto e, nella disperazione sanguinaria e liberatoria, diventa icona della solitudine e della “diversità” di genere. Ma Emma Dante è anche cinema. Il film “Le sorelle Macaluso”, premiato alla Mostra di Venezia del 2020, si muove in ambienti claustrofobici affollati da personaggi che lottano per la sopravvivenza e per l’affermazione della propria individualità. La sua arte ricerca anche nel cinema l’autenticità; è un atto politico in difesa dell’identità del Sud, una forma di resistenza artistica contro l’omologazione culturale e l’indifferenza sociale. Si nutre di ciò che è scomodo e sporco, compassionevole e crudele. Non teme la follia né di scandalizzare la folla. Nel film “Misericordia”, uscito nel 2023, l’azione si svolge in un borgo marinaro del trapanese ubicato sulla spiaggia: un microcosmo di casupole, rottami, lamiere e rifiuti, tra il monte Cofano (una barriera rocciosa arida che incombe alle spalle) e il mare che offre silenzi subacquei. E quei vuoti acustici sono l’unico rifugio, capace di  isolare dagli sputi e dal rumore stridente della periferia derelitta. Nel mix tra realismo crudo e dimensione mitologica, Emma dà un’anima al fango: “Auguro a mio figlio di trovare la bellezza anche lì, nel fango”. Nei concetti espressi spuntano le radici “carnivore” delle sue opere: “La pietà nasce solo dopo aver attraversato la carne ferita del mondo.” Una fame viscerale di verità che non teme l’oscurità, la sporcizia e la sofferenza; anzi, le assurge a materia umana estetica e, con avidità ciclopica, le divora.

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