Quando la serie Too Old To Die Young, del regista danese Nicolas Winding Refn, fu distribuita per la prima volta su Amazon Video, si presentò, in maniera auto-evidente, come un capolavoro seriale neo-noir contraddistinto da una poetica filmico-formale magnetica e da impostazioni recitative magistralmente flemmatiche, in cui la fascinazione e la caratterizzazione del personaggio sono scolpite nelle monolitiche e solenni espressioni dei protagonisti, con frasi pronunciate attraverso pause in cui ogni parola ha il peso della vita o della morte.
Non si tratta di una semplice dilatazione del tempo, si tratta di far trionfare tutto il potere dell’immagine cinematografica, facendo parlare l’immagine stessa, dove ogni parola diverrebbe pletoricamente didascalica, ed ecco spiegato il motivo della sua durata variabile che va dai 31 ai 97 minuti a seconda della puntata, con una media di circa 75-90 minuti a episodio.
Combinando una fotografia dai cromatismi fluorescenti e un sonoro rigorosamente edgy-electro-grunge, capaci di suggestionare ed ottenere una notevole immersione sensoriale, modulando alla perfezione il respiro ed il battito cardiaco dello spettatore, Refn crea un’opera che non vuole rompere gli schemi della serialità, ma riadatta semplicemente la suddivisione degli atti al suo stile ed ai suoi contenuti. Crea una narrazione che ci inghiotte in una dimensione di vita e della realtà, diversa da tutte quelle mostrate sinora, se non nei suoi film, in cui prende forma l’universo dei dannati, collocato a Los Angeles, dove la contrapposizione etica del bene e del male non è mai esistita e gli attori sono pedine asettiche mosse dall’eterno gioco del dominio e della vendetta.
“Il concept della serie – afferma Refn durante un incontro con gli studenti presso l’università di Salerno – nasce dall’esigenza di trasmettere il decadimento morale derivante dalla fresca elezione del primo mandato del presidente Trump, lavorando su un soggetto che affrontasse tutto il buio etico e morale della sua politica e delle ripercussioni nella società”.
In TOTDY dal punto di vista della sceneggiatura è interessante soprattutto la caratterizzazione di Jesus un ragazzo messicano figlio del boss del cartello più potente del Messico, perché rievoca molto il personaggio di Oreste del film Luna Rossa di Antonio Capuano. La vicenda stessa sembra, anche in questo caso, quasi un riadattamento manierista di Refn dell’Orestea, opera che rappresenta un’unica storia suddivisa in tre episodi, le cui radici affondano nella tradizione mitica dell’antica Grecia: l’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitennestra, la vendetta del loro figlio Oreste che uccide la madre, la persecuzione del matricida da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago.
Di spessore restano i dialoghi/monologhi dei protagonisti, tra tutti quelli della quarta e decima puntata, in cui Refn, attraverso i suoi personaggi esprime la sua visione arresa alle dinamiche del presente, caotico e oltraggioso, in cui con tono profetico sentenzia il punto di non ritorno del genere umano e allo stesso di fine e di inizio di una nuova era:
“Questi pagliacci sono solo spettatori. Sono solo un rumore bianco fuori campo del crollo dell’impero americano. E, se crolla l’America, amico mio, torneremo al Medioevo. Mi capisci? Capisci cosa intendo quando dico “Medioevo”? Umani ridotti a bande vaganti di barbari. Animali. Ecco com’era il Medioevo. Piccole chiazze di umanità e civiltà circondate da un mare di orde barbariche. E dove c’era la civiltà una volta c’erano solo l’uomo e la natura. Poi arrivarono uomini che portavano le croci. Credevamo di essere il centro dell’universo. Che il sole e le stelle ruotassero intorno a noi. E abbiamo passato gli ultimi 500 anni, da Copernico in poi, in una lenta salita per arrivare dove siamo ora, a questo culmine della conquista umana. Dove finalmente abbiamo piegato la natura al nostro volere. Abbiamo scisso l’atomo. Abbiamo decifrato la struttura della realtà. Ecco quanta strada abbiamo fatto. Ora le luci delle nostre città arrivano più lontano delle stelle in cielo. Ma più la società è perfetta, più diventiamo psicotici. Ci siamo evoluti grazie alla brutalità. Per questo avevamo denti e artigli. L’auto-conservazione era la legge più forte. Ma, col passar del tempo, il branco ha iniziato a provvedere a noi e noi abbiamo abbandonato la nostra natura violenta. Ma non è scomparsa del tutto. Ci stava accanto quando dormivamo, in attesa. E, mentre aspettava, siamo diventati schiavi dei sistemi che avevamo creato. Ora sta crollando tutto. Presto le nostre città verranno spazzate via dalle inondazioni, verranno sepolte dalla sabbia, incenerite. Per questo hai trovato me. Perché ora vedi tutto questo. Mentre il mondo si spezza, qualcuno deve stare qui a proteggere l’innocenza.”
Too Old To Die Young
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“Presto, la violenza diventerà erotica, la tortura euforica, mentre le masse saluteranno con gioia le esecuzioni pubbliche, spinte dall’ira del fascismo. I campi di concentramento verranno ricostruiti. L’ignoranza verrà glorificata. E ci saranno guerre razziali, perché l’odio verrà ricompensato e considerato una cosa autentica e bella. La fede verrà ridotta a stereotipo avvelenato, una schiavitù del pensiero infestata dalla morfina. La perversione verrà nobilitata. L’incesto, la molestia e la pedofilia saranno lodati. Ci saranno premi per gli stupratori. Pochi avranno tutto e la maggior parte non avrà niente perché gli uomini non sono stati creati tutti uguali. Il narcisismo non sarà più represso, ma venerato come virtù. Soddisfare i propri impulsi diventerà istintivo. Le nostre identità saranno definite dal dolore che causeremo. Il nichilismo puro, genuino, sarà l’unica soluzione di fronte alla morte gloriosa. Col passare del tempo, avremo la nostra religione, la nostra dinastia e, con esse, risveglieremo la vera furia del mondo. E mentre l’uomo imploderà in un bagno di sangue e silenzio emergerà una nuova mutazione. E, quel giorno, dichiarerò l’alba dell’innocenza.”
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