Maledetta gelosia. Perché “trattenere” l’altro?

Un’emozione complessa, connaturata nel genere umano, che trova terreno fertile nella fragilità e nell’insicurezza congiunte alla paura di perdere qualcuno o qualcosa. Le teorie di Freud, Jung e lo spettro della gelosia paranoica

Tempo di lettura 3 minuti

La gelosia è uno stato emotivo.  Il termine deriva dal greco antico “zelos”, che significa ardore e desiderio di emulazione. Tali circuiti dell’animo, di primo acchito, riportano in mente una commedia all’italiana degli anni ’70 dal titolo “Amore vuol dire gelosia”. Il protagonista, un dentista di Procida soffocato da moglie e figli, che trova la sua via di fuga in Corinna – interpretata da Barbara Bouchet – donna lombarda, leggera e sensuale sposata al vigile a sua volta fedifrago.

Trattata ampiamente in letteratura, la gelosia ha come esempio classico l’Otello di Shakespeare accecato dal dubbio, che si toglie la vita dopo aver soffocato l’innocente Desdemona. Nell’arte è fonte di ispirazione per i pittori del calibro di Edvard Munch, precursore dell’espressionismo, e quest’ultimo ha esplorato in almeno undici versioni il sentimento in questione attraverso tecniche diverse. L’opera più significativa ritrae il volto oscurato dalla rabbia dell’amico e scrittore polacco Stanislaw Przybyszewski, in posa accanto alla moglie seminuda che, in maniera simbolica, offre il frutto del peccato.

Ma cosa s’intende per gelosia? L’emozione complessa, connaturata nel genere umano, che trova terreno fertile nella fragilità e nell’insicurezza congiunte alla paura di perdere qualcuno o qualcosa. La diagnosi differenziale va fatta con l’invidia. Quest’ultima si alimenta nel giardino del vicino, là dove cresce rigogliosa l’erba più verde. La gelosia non è solo passione amorosa e paura del tradimento, essa è presente anche nella competizione familiare, in ambiti scolastici e lavorativi. Alla base stazionano delusioni pregresse che alimentano la diffidenza nel genere umano, nonché la smania di possesso che induce a valutare l’altro come “soggetto-oggetto”,  un bene esclusivo di proprietà.

La gelosia sana trova il suo equilibrio senza  disperdere i ranghi della ragione, ma in altri casi spinge verso comportamenti insensati: mastica pane e vendette, pane e bugie, pane e solitudine per la necessità crescente di isolamento. Sigmund Freud, padre della psicanalisi, ha dedicato grande attenzione al tema, considerando la gelosia un’emozione molto più profonda e complessa di quanto si creda. Secondo Freud, ha radici inconsce derivanti da conflitti interiori irrisolti, e la inquadra in tre forme: normale, proiettata e delirante. La prima (la più comune) deriva dalla paura realmente esistente di perdere un affetto e si accompagna alla rabbia, alla tristezza, alla pulsione di riconquistare l’altro. Freud sottolinea che anche questa forma di “gelosia naturale” va fatta risalire all’infanzia, alla rivalità tra fratelli, ai casi in cui si percepisce la sensazione di non essere amati abbastanza dai genitori. Freud riconduce la gelosia al complesso di Edipo: il triangolo originario in cui il desiderio prevalente del bambino verso il genitore di sesso opposto si scontra con l’atteggiamento conflittuale nei confronti del genitore dello stesso sesso. In questa fase, secondo Freud, nasce la paura dell’abbandono persistente in età adulta. La gelosia proiettata è un fenomeno a specchio, capace di riflettere sul partner i propri tradimenti effettivi o il bisogno represso di tradire.

Anche Carl Gustav Jung, padre della psicanalisi analitica, definisce la gelosia “proiezione della propria ombra”, in cui l’ombra è tutto ciò che l’io non riconosce come parte di sé e vede confluire sull’altro da rinchiudere nell’angolo opaco della diffidenza. Ma la forma più grave si palesa nelle personalità paranoiche e nei disturbi psicotici, segnate da un totale scollamento dalla realtà. Questa gelosia patologica focalizza l’attenzione su convinzioni infondate, idee fisse e intrusive di tradimenti seriali, cui fanno seguito comportamenti maniacali di sorveglianza e attività investigative, nel tentativo folle di carpire elementi  a supporto delle proprie convinzioni . Chi soffre di gelosia paranoica, di fatto, non riesce a differenziare il pungolo delle fantasie dalla realtà vera.  E nei casi più estremi  può sfociare in atteggiamenti persecutori  legati a comportamenti violenti capaci, nella psiche malata, di annientare quel personale tormento.

La gelosia paranoica è un sentimento doloroso per chi ne soffre, mentre nella mente della persona che funge da bersaglio edifica una prigione psicologica non priva di sensi di colpa, frustrazione e stato confusionale. La vittima può arrivare a chiedersi se davvero ha commesso degli errori, si attribuisce in maniera gratuita delle responsabilità, smarrendo così l’essenza delle cose insita nella consapevolezza che la forza vera di una relazione non prevede tossici né catene. Il pensiero di Jung insegna: per amare qualcuno bisogna prima avere cura di sé e, nel contempo, amare se stessi è il banco di prova più difficile dell’esistenza. Ogni forma di gelosia nasce dall’illusione di trattenere l’altro, quando neanche noi stessi ci apparteniamo del tutto.

Nella foto, la Gelosia secondo Munch

Previous Story

Quattro cantieri per raccontare con verità la Grande Lucania

Next Story

Too Old To Die Young, il trionfo del potere dell’immagine