IL SOLDATO STREGONE
(Moskal’-Čarivnyk)
di
Ivan Petrovyč Kotljarevs’kyj
Introduzione
Il testo sottostante propone una traduzione italiana, finora inedita, di una commedia ucraina composta nel 1819 dal celebre scrittore, poeta e drammaturgo ucraino Ivan Petrovyč Kotljarevs’kyj (1769-1838), unanimemente considerato il ‘padre’ della letteratura e, in certa misura, della lingua ucraina modernamente intese.[1]
La commedia, breve e articolata in un solo atto suddiviso in dodici scene, sviluppa un tema ricorrente nella tradizione di questo genere letterario: quello della moglie insidiata durante l’assenza del marito da un notabile locale dai modi gretti e, a tratti, saccenti. La vicenda si conclude con il trionfo dei valori tradizionali, profondamente radicati nella società rurale ucraina dell’epoca, quali la fedeltà coniugale e la devozione verso il marito.
Una sintetica descrizione dell’opera è stata pubblicata da un gruppo di studentesse del IV anno su Wikipedia alla fine del 2025, nell’ambito delle attività del Corso di Filologia e Linguistica Slava dell’Università di Salerno tenuto da chi scrive.[2] Sebbene il riferimento esplicito al corso sia stato successivamente rimosso dalla piattaforma, si ritiene opportuno riproporre in questa sede, con integrazioni e aggiornamenti, il contenuto originariamente elaborato dal gruppo di lavoro.[3]
Il soldato stregone (ucr. Moskal’-Čarivnyk)[4] fu pubblicato per la prima volta nel 1841 a Mosca, nella rivista l’Almanacco ucraino (ucr. Ukrajins’kij zbіrnyk) a cura del filologo, slavista ed etnografo Izmail Ivanovič Sreznevskij.
L’opera rappresenta un adattamento ucraino della pièce francese del XVIII secolo Le soldat magicien di Louis Anseaume, dalla quale derivò anche l’omonima opera lirica di François-André Danican Philidor. Kotljarevs’kyj trasferì l’azione dalla Francia all’Ucraina, adattando ambientazione, personaggi, nomi e riferimenti culturali al contesto ucraino della sua epoca.
La prima rappresentazione ebbe luogo nel 1819 presso il Teatro di Poltava, con la regia di Petro Barsov. Nel corso degli anni Venti dell’Ottocento l’opera, insieme a Natalka Poltavka (Natalka o Natalia di Poltava), altra famosa commedia di Kotljarevs’kyj, fu messa in scena nei principali teatri dell’Impero russo, tra cui il Teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo e il Teatro Malyj di Mosca, ottenendo un clamoroso successo.
Il genere letterario può essere ricondotto, per molti aspetti, alla tradizione del vaudeville. Kotljarevs’kyj vi rielabora una trama itinerante fondata sul motivo dell’infedeltà coniugale. Sebbene questi attenui, in certa misura, alcune delle implicazioni morali, egli riesce a dare risalto a quegli espedienti scenici e drammaturgici che determinarono la fortuna teatrale di quest’opera.
I personaggi che prendono parte alla vicenda sono Lixoj, il soldato russo; Myxajlo Čuprun, uomo semplice e ingenuo nonché marito di Tetjana; Tetjana, la presunta moglie “infedele” di Myxajlo. Malgrado la provenienza da un ambiente rurale e socialmente modesto, ella si distingue per avvenenza, intelligenza e astuzia, unite a un forte senso del dovere e a una notevole determinazione. Infine, Fyntyk Kalenyk Kononovyč, scrivano e sventurato corteggiatore. Quest’ultimo incarna efficacemente la complessa stratificazione culturale caratteristica della sua epoca. Sul piano culturale e, soprattutto, linguistico, il personaggio riflette la continuità dell’eredità delle cancellerie dei secoli precedenti, combinata con atteggiamenti pedanteschi e talvolta goffi. Il suo modo di esprimersi oscilla tra il registro iperbolico e quello prosaico e si caratterizza per l’impiego di formule linguistiche modellate sulla tradizione slavo-ecclesiastica, nonché per influssi riconducibili ai primi processi di russificazione.
La trama è ambientata in un tipico villaggio ucraino del Governatorato di Poltava, a quel tempo parte della Malorossija(“Piccola Russia”), denominazione amministrativa con cui l’Impero russo designava una parte dei territori ucraini posti sotto il proprio dominio. I principali snodi narrativi della vicenda possono essere così riassunti:
Tetjana vive in un villaggio mentre suo marito Myxajlo è assente per lavoro. Durante l’assenza di quest’ultimo, la donna è insidiata da Fyntyk, uno scrivano ambizioso e vanitoso. Convinto della propria superiorità sociale e culturale rispetto agli abitanti del villaggio, egli tenta con insistenza di circuire Tetjana la quale, però, non ha alcuna intenzione di tradire il marito. Tuttavia, la contadina sembra inizialmente assecondare le brame di Fyntyk al fine di smascherarne le intenzioni e ridimensionarne la presunzione.
Un dì giunge nel villaggio un soldato russo, Lixoj, il quale chiede ospitalità a Tetjana. Ella lo accoglie in casa offrendogli cibo e un giaciglio per dormine. Osservatore acuto e perspicace, il soldato si accorge ben presto dell’agitazione della padrona di casa, come se fosse in attesa di qualcuno. Di lì a poco, infatti, Fyntyk fa la sua comparsa. Onde evitare malintesi Tetjana inventa che Fyntyk sia un suo lontano parente, in modo tale da giustificarne la presenza in casa e non rendere equivoca la sua presenza.
Il soldato, avendo intuito l’ambiguità della situazione, finge di addormentarsi. In realtà resta vigile e ascolta l’intera conversazione tra Tetjana e Fyntyk. Quest’ultimo prova ripetutamente a far colpo su di lei ma Tetjana lo respinge più volte.
Nel momento più concitato della vicenda, Myxajlo ritorna inaspettatamente a casa. Grazie alla sagacia del soldato, che si fa credere dotato di poteri magici e manipola abilmente gli eventi, l’equivoco si risolve e il potenziale scandalo viene scongiurato. L’innocenza di Tetjana è pienamente comprovata, laddove le vere intenzioni di Fyntyk sono definitivamente smascherate.
La vicenda si conclude con l’abbraccio tra Tetjana e Myxajlo mentre il soldato prosegue il suo viaggio soddisfatto di aver ristabilito l’armonia familiare. Fyntyk, dal suo canto, si ritrae sconfitto e amareggiato.
TRADUZIONE[5]
Commedia in un solo atto.
Personaggi:
Lixoj – soldato.
Myxajlo Čuprun – contadino.
Tetjana – moglie di Myxajlo.
Fyntyk Kalenyk Kononovyč – lo scrivano di paese, giunto al villaggio.
La scena si svolge nella casa dei Čuprun.
SCENA I
Tetjana e Fyntyk siedono al tavolo in una xata ucraina[6]. Dinanzi a loro un vasetto di miele e un bicchiere.
Tetjana. Voi, signorino, non siate sfrontato e statevene al vostro posto.
Fyntyk. Ma che farò mai, mia cara Tetjana? Non mi sembra di andare oltre la decenza.
Tetjana. Che voi, andiate oppure no oltre la vostra decenza, non mi importa affatto. Tenete solo a mente: con la lingua fate quel che vi pare, ma le mani devono stare al proprio posto.
Fyntyk. Ah, madre mia! Quante volte ti devo ribadire l’ardore che ho per te! Non riesci ancora a comprendere il perché delle mie visite? Ehi, ehi, vengo apposta per saziarmi della tua vista, per pendere dalle tue labbra e baciarle!
Tetjana. Ma vi impedisco forse di venire da me? Anche se forse non sarebbe conveniente che veniste così spesso? Vi impedisco, dunque, di guardarmi, e parlare di cose inutili? Ma baciarmi…perdonatemi, non è più uno scherzo. Ma sapete che vi dico? Farete meglio a cantarmi una canzone.
Fyntyk. Oggi sono senza voce. Ieri sono stato da Epistimija Evstafievna e, dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua e due di liquore, sono uscito all’aperto e ho preso un colpo d’aria, e per questo ora mi brucia la gola. (Tossisce).
Tetjana. Orsù basta lamentarsi. Bevete un bicchierino di miele e la voce si schiarirà.
Fyntyk. (versa e lo beve). Quale canzone vi devo cantare?
Tetjana. Quella che preferite… Ne avete da cantare! Come se in città non cantaste davanti alle signorine. Suvvia!
Fyntyk. Forse questa? (Intona la melodia della canzone, poi si schiarisce la voce e canta).
Incantato da te,
ammetto senza difesa
che, avendomi tu rapito,
non sono più padrone di me stesso.
Tu sei il mio giudizio e la mia sentenza,
sei il mio dolce responso,
sei la legge del mio cuore,
sei rifugio e dimora.
Sei per me più preziosa
della carta bollata;
sospiro per te
anche nei giorni di attesa.
Sei piuma di cigno,
un calamaio di cristallo.
Proferisci parola
e sarò il tuo segretario.
Tatjana. Che canzone strampalata! E come apparite strambo quando la cantate! Come se foste fuori di senno…A tal punto che mi intristisco.
Fyntyk. Ah, questa canzone è assai vivace! È una mia composizione. Qui l’amore viene descritto in modo davvero delicato, con tutte le sfumature passionali verso la persona amata.
Tetjana. Ma che vada al diavolo lui e l’ardore per l’amata! Cantatela senza fervore, senza agitare le mani e senza sbarrare gli occhi in modo spaventoso.
Fyntyk. Ehi, non so quale altra canzone cantare per compiacerti. Sai che c’è, o bella Tat’jana, cantiamo insieme! Io farò da coro, e tu in falsetto[7].
Tetjana. Non riuscirò a cantare con voi e ad accompagnarvi; forse non conosco nemmeno le vostre canzoni.
Fyntyk. Canzoni famose, ad esempio: “Sklonitesja, veki”[8], “S pervyx vesny”[9], “Vse zabavy”[10], “To terjaju”[11], “Ne prel‘ščaj menja, dragaja!”[12], “Počto, ax, ne sklonna”[13]…Non ne conosci nessuna?
Tetjana. No, non ne conosco nemmeno una, e voi non conoscete “Oj, ne vіdtіl’ vіter vіje”[14]?
Fyntyk. Un pochin pochetto la so.
Tetjana. Be’, cantiamo questa, se volete. Voi scegliete la nota più alta, io quella più bassa, ma senza fretta. E guardatevi bene dall’anticiparmi.
Fyntyk. Be’, Sta bene…
(Cantano)
Oh, non soffia il vento da dove io vorrei;
io guardo il mio amato da sotto un cielo straniero.
Ditemi, stelle, ditemi, stelle luminose, dove vive?
Il cuore vorrebbe mandargli notizie, ma non sa dove.
Se mi ama davvero, allora mi sognerà:
anche nel sonno capirà quanto soffro per lui.
Ditemi, stelle…
Che ricordi il nostro amore, il nostro affetto;
che possa avere buon raccolto in terra straniera.
Ditemi, stelle, ditemi, stelle luminose, dove vive?
Il cuore vorrebbe mandargli notizie, ma non sa dove.
Tetjana. Si è fatta ora di cena. L’ho preparata con il denaro che mi avete dato ieri, ma avete ancora molta strada da fare fino a casa.
Fyntyk. È ancora presto. E non ho affatto voglia di separarmi da te.
Tetjana. Eh, non avete voglia! Le giovinette vengono presto da me la sera per filare, non è bene che vi trovino qui.
Fyntyk. Non ci vedo nulla di male. Consentimi, oh incomparabile Tetjana, di restare per la serata!
Tetjana. Oh, questo proprio non si può! Dio solo sa cosa mi verrà detto. Vi state già prendendo troppe libertà. Se solo passaste inosservato! Voi sapete bene che io sono una donna maritata.
Fyntyk. E allora! C’è forse qualcosa che impedisce di amare una donna sposata?
Tetjana. Certo che c’è! Ecco perché voi, studiosi e letterati, siete così subdoli! Come se non intendeste cosa sia il peccato e cosa sia la vergogna! Che noi, gente semplice, se ogni tanto commettiamo qualche errore, Dio ci perdonerà; ma voi sapete tutto, e per questo vi sarà una punizione terribile! Eppure, voi, invece di correggere gli altri, tramate voi stessi inganni e non perdete occasione per indurre la gente in errore.
Fyntyk. Non è affatto così!… Noi rispettiamo, chi amiamo.
Tetjana. Non è vero ciò che dite! Voi stesso, Kalenyk Kononovyč, dite di amarmi; ma perché mi amate? Conosco bene tutti i vostri pensieri più reconditi e il tipo di infreddatura che vi affligge. Peccato solo che non vi siate imbattuti in una poco di buono. Temo il Signore e amo mio marito tanto quanto me stessa. Io nutro rispetto per vostra madre o, come la chiamate voi, matuška; ed è solo per questo che subisco le vostre lusinghe e vi consento di avere a che fare con me. Se avete in mente qualcosa di lascivio, toglietevelo dalla testa, perché poi ve ne vergognerete. Mi meraviglio di voi: dite che siete tornato per vostra madre, ma non trascorrete un minuto a casa con lei.
Fyntyk. Mi annoia restare a casa e occuparmi di mia madre. Ella è una tale sempliciotta, così impacciata; si comporta all’antica in tutto: pranza presto, si corica presto, si sveglia presto; ma ciò che mi risulta più intollerabile è che, in questa “età dei lumi”, si vesta alla vecchia maniera e indossi la cuffia, il velo di tessuto, la plaxta[15] e simili abiti contadineschi.
Tetjana. E non temete il Signore a parlare così dei vostri cari? Si dovrebbero forse onorare i genitori solo per come si vestono? Non andrebbe forse rispettarla proprio per la vecchiaia e perché si attiene alle usanze di un tempo?… Guardate un po’ come sono i figli di oggi!
Fyntyk. Ma perché deve essere così ostinata? Almeno, per il bene di un figlio come me, potrebbe vestirsi in maniera più decorosa. Vedi come sono vestito. Posso mai guardarla senza arrossire dalla vergogna e chiamarla madre, una vecchia vestita in modo così grossolano? Se i miei compagni e amici mi scorgessero con lei, mi consumerei dalla vergogna a causa dei loro sbeffeggiamenti.
Tetjana. Ricada su di voi il peccato mortale di essere un tal figlio! Comunque sia è pur sempre vostra madre. È una brava donna, saggia e rispettabile. Se si veste in maniera semplice non deve essere motivo di scorno. Pensate forse che vostra madre sia peggiore di voi solo perché sapete scrivere, avete raggiunto un certo rango sociale, perché i vestiti vi calzano a pennello e vi siete appeso al collo, non so per quale motivo, una medaglia nobiliare? Ma è lei che vi ha messo al mondo, cresciuto e educato: prima vi ha mandato da un clerico a imparare a leggere, poi all’amministrazione locale per imparare a scrivere. Senza di lei, forse sareste un pastore, un pecoraio o addirittura avreste badato ai porci…
Fyntyk. Parlate a vanvera! Corbellerie! Io sono un ramo d’ulivo nato da una radice profonda. Giuseppe in Egitto divenne il favorito del faraone, e il vecchio Giacobbe, suo padre, dovette riconciliarsi con lui.
Tetjana. Ecco come stanno le cose! Voi vi paragonate a Giuseppe? È come paragonare un asino a un cavallo da corsa! Il nostro pope[16] dice che Giuseppe era felice proprio perché venerava e onorava suo padre e lo considerava al primo posto dopo Dio, mentre un figlio come voi attirerà su di sé l’ira del Signore e la maledizione degli uomini. Vedrete dove vi porterà il vostro orgoglio e il dispregio per vostra madre!
Fyntyk. Non importa, perché so di avere ragione. Bisogna adattarsi ai tempi e di conseguenza regolare le proprie azioni e i propri atteggiamenti.
Tetjana. Questo, però, non vale per i propri genitori. Non capisco come facciano a tollerarvi nel vostro uffizio. Mi sembra che non ci si possa fidare di chi disprezza i propri cari, non gli si può chiedere nulla; è il più odioso tra gli uomini, come una pecora nera nel gregge.
Note
[1] Per approfondimenti sulla figura di Kotljarevs’kyj in lingua italiana, si rimanda a Del Gaudio, S. 2025. Alcune considerazioni sul ruolo di Ivan Kotliarevskyi nella storia della lingua ucraina. Literaturnyj proces: metodolohija, imena, tendenciji, (25), 32–43. Pachlovska, O. 1998. Civiltà letteraria ucraina. Roma: Carocci editore, pp. 507-508.
[2] Il gruppo iniziale era costituito da Crisconio Marica, Guarino Teresa, Palatovskyy Daniela e Strino Sabrina alle quali estendiamo la nostra gratitudine per la collaborazione.
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Il_soldato_stregone (ultimo accesso 30.05.2026).
[4] Etimologicamente l’etnonimo Moskal’ indica gli uomini provenienti o gli abitanti della Moscovia (regione storica dalla quale ebbe origine il successivo Impero russo). A seconda dei periodi storico-culturali e i contesti d’uso può essere usato come appellativo dispregiativo o ironico per indicare i russi in generale. Per approfondimenti in lingua ucraina, vedi: https://wiki.kubg.edu.ua/%D0%9C%D0%BE%D1%81%D0%BA%D0%B0%D0%BB%D1%8C (ultimo accesso 31.05.2026). Il sostantivo čarivnyk può significare ‘mago, maliardo, fattucchiere, stregone, incantatore ecc.’ È stato tradotto in italiano anche come ‘fattucchiere’. Noi abbiamo preferito il più generico stregone che sembra avere un maggiore impatto sul lettore contemporaneo, soprattutto se si considera il tipo di ‘sortilegio’ espresso verso la fine dell’opera.
[5] La presente traduzione è frutto della collaborazione tra Salvatore Del Gaudio e gli studenti del IV anno dei corsi di Filologia e Linguistica Slava e di Lingua Russa IV (DIPSUM, Università di Salerno), sviluppatasi nell’ambito di un seminario-laboratorio da lui coordinato. Questi ne ha definito l’impostazione traduttiva, curato la revisione del testo e seguito la supervisione finale dell’intero lavoro. Per la collaborazione si ringraziano vivamente: Calvelli Domenica, Cordella Benedetta, Crisconio Marica, De Paola Francesca, Di Mauro Valentina, Guarino Teresa, Palatovskyy Daniela, Polito Aldo e Strino Sabrina.
[6] La xata rappresenta la tipica casetta rurale ucraina.
[7] Diškant è ricorrente nelle canzoni popolari dei cosacchi del Don, ucraine e bielorusse per indicare una voce acuta eseguita in modo improvvisato. Oggi corrisponderebbe al soprano. In un contesto storico, fino al XVIII secolo, questi ruoli erano interpretati da cantori castrati o tenori di falsetto.
[8] Abbassatevi, palpebre;
[9] Dalle prime primavere;
[10] Tutti i divertimenti;
[11] Lo perdo;
[12] Non sedurmi, cara!;
[13] Perché, ahimè, non sei disposta;
[14] Oh, non è da lì che soffia il vento;
[15] Tipo di abito lungo femminile ucraino. Sorta di camicione – spesso a quadri o altri motivi – a formare un tutt’uno con una gonna lunga.
[16] Membro (‘prete’, ‘parroco’) del clero secolare nelle chiese ortodosse.
(continua)

