Dalle colonne di questo giornale abbiamo parlato spesso di Marco Detto, pianista abruzzese che oggi fa spola tra Milano e Como. Per lui, si presenta una nuova avventura: l’International Songwriting Competition. Detto, meneghino a metà, riesce a intravvedere la grande opportunità che gli si presenta, anche perché sarebbe l’unico a rappresentare l’Italia del jazz. Marco Detto sarebbe ancora in gara dopo l’esperienza del 2005, 2010 e 2025 ed il metodico pianista non si lascia scappare l’opportunità.
Il Contest, noto nell’ambiente musicale con l’acronimo ISC (www.songwritingcompetition.com) vede la luce all’inizio degli anni Duemila, negli Stati Uniti (Nashville, Tennessee), diviene immediatamente il prestigioso concorso annuale che è, con l’obiettivo di offrire a cantautori emergenti e affermati la giusta piattaforma professionale, per promuovere l’eccellenza nell’arte della composizione.
Così Marco Detto: «L’International Songwriting Competition è una delle competizioni più prestigiose al mondo, aperta a tutti i livelli. I vincitori e i finalisti per il 2026 saranno annunciati tra l’inizio e la metà del 2027. Le iscrizioni avvengono solitamente online o tramite posta.»
Lo scopo dell’International Songwriting Competition è coltivare il talento e dare visibilità ai cantautori (sia dilettanti che professionisti);
La struttura è composta da AAA (Adult Album Alternative), AC (Adult Contemporary), Americana, Blues, Musica per bambini, Musica cristiana, Commedia/Novità, Country, EDM (Musica elettronica dance), Folk/Cantautore, Hip-Hop/Rap, Strumentale, Jazz, Musica latina, Solo testo, Video musicale, Performance, Pop/Top 40, R&B/Soul, Rock, Teen, Inedito, Artista indipendente e World Music. I partecipanti possono inviare tutti i brani che desiderano, nella stessa categoria o in più categorie. Il concorso si svolge online;
L’ ISC vanta la giuria più prestigiosa tra tutti i concorsi musicali e di composizione al mondo, offrendo visibilità e l’opportunità di far ascoltare le proprie canzoni ai più influenti decision maker dell’industria musicale.
Ogni anno vengono assegnati oltre 150.000 dollari in premi, tra cui un ‘Grand Prize’ di 25.000 dollari in contanti. Ed è aperto a livello internazionale, diventando uno dei contest di songwriting più importanti al mondo. Il concorso è concepito come un’opportunità per lanciare la carriera degli artisti, offrendo visibilità e riconoscimento nel mercato musicale globale. Oltre ai premi in denaro e in merchandising, i vincitori beneficeranno di una campagna promozionale multilaterale pensata per dare visibilità e attenzione a livello internazionale ai loro successi come autori di canzoni.
I criteri di valutazione riguardano creatività, originalità, testo (esclusi i brani senza testo), melodia, arrangiamento e piacevolezza generale. Tuttavia, alcune categorie potrebbero prevedere criteri aggiuntivi: La qualità della produzione/registrazione e le capacità vocali NON sono criteri di valutazione (tranne nella categoria Performance, in cui la voce è un criterio di giudizio).
Speriamo, ovviamente che l’artista italiano possa piazzarsi tre i primi nella classifica definitiva finale.
L’intervista
Abbiamo ascoltato Marco Detto, pianista eccelso, con i suoi voli pindarici e dalle forti e dense emozioni, sul contest statunitense a cui prenderà parte per l’orgoglio nazionale. L’artista, molto schivo, si è lasciato intervistare.
Hai avuto ampi successi nel jazz, puoi parlarmi dell’International Songwriting Competition?
È per me motivo di grande orgoglio sempre, anche se ho già partecipato all’ISC. Ricordo la prima volta all’International Songwriting Competition nel 2005 con il mio brano ‘Lasciarsi andare’, tratto dal cd ‘Bluestones’. In quell’occasione arrivai in finale, insieme a nove dieci finalisti. Non entrai tra i primi tre premiati, ma ricevetti una ‘Honorable Mention’. Ricordo che in giuria c’erano artisti straordinari come McCoy Tyner e John Scofield. Successivamente partecipai nel 2010 con un mio brano ‘Correndo lontano’, tratto dal cd ‘In the Meantime’ e arrivai in semifinale. L’ultima partecipazione è quella del 2025, con due brani tratti dal mio ultimo cd ‘Improvvisamente’: ‘Semplice’ e ‘Improvvisamente’. Entrambi sono arrivati in semifinale e poi ‘Improvvisamente’ è stato scelto per la finale. Naturalmente sono molto felice di questo riconoscimento, indipendentemente dal fatto di arrivare o meno tra i primi tre, perché per me resta un segnale importante di attenzione verso il mio lavoro di compositore.
I tuoi progetti futuri: a quando il tuo prossimo disco?
Sto lavorando al prossimo disco con l’idea di proseguire un percorso che per me resta sempre aperto, scrivere musica che abbia una sua identità, ma che lasci anche spazio all’imprevisto, all’ascolto reciproco, alla vita del momento. Mi interessa che ogni progetto nasca da un’esigenza vera, non solo dalla volontà di aggiungere un nuovo titolo alla discografia. Vorrei che il prossimo lavoro fosse un passo avanti naturale, coerente con ciò che sono oggi, sia come musicista sia come compositore. Vorrei realizzare anche un disco in trio, con contrabbasso e batteria, cimentandomi nella rilettura di alcuni standard a me particolarmente cari. Mi interessa affrontarli con rispetto, ma anche con libertà, cercando di far emergere una voce personale attraverso l’interplay, il suono del gruppo e una visione maturata nel tempo. Sarebbe un modo per tornare a un repertorio che sento profondamente vicino, provando a restituirlo con sincerità, esperienza e uno sguardo attuale.
In quale città vorresti vivere che non sia la trafficata asse Milano-Como?
Probabilmente tornerei in Abruzzo, a Teramo, la città dove sono cresciuto. È il luogo dei miei ricordi più profondi ed è anche dove ho iniziato a suonare; quindi, per me ha un significato speciale.
Cambi spesso i tuoi musicisti: perché?
I musicisti con cui ho inciso i miei cd sono tutti artisti che stimo moltissimo. Con ciascuno di loro si è creato, nel tempo, un rapporto fondato non solo sulla sintonia musicale, ma anche su una profonda empatia umana e spirituale. Sono legami nati e cresciuti tra incisioni, concerti e serate nei jazz club, e che continuano ancora oggi ogni volta che le occasioni lo permettono. Purtroppo, negli ultimi anni, queste possibilità si sono fatte sempre più rare, almeno per quanto mi riguarda.

