Assalta la vita. Il Rozz Fest e la libertà come pratica

«La vittoria sarà di chi saprà creare il disordine senza amarlo.» È con questa citazione di Debord che definirei la Rozza Crew, i ragazzi e le ragazze che da quasi vent’anni organizzano il Rozz Fest alla Masseria Autogestita Foresta, terra dove forse ancora splende il sol dell’anarchia

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Per la sezione NUOVI SGUARDI CRITICI, a cura di Alfonso Amendola, continua il viaggio nei festival antagonisti e nella controcultura musicale italiana con la rubrica di Gerardo Di Tore: “Musica-Contro: la libertà come forma di disciplina”. Questa volta parliamo del “Rozz Fest” a Taranto.

 


 

«La vittoria sarà di chi saprà creare il disordine senza amarlo.» È con questa citazione di Debord che definirei la Rozza Crew, i ragazzi e le ragazze che da quasi vent’anni organizzano il Rozz Fest alla Masseria Autogestita Foresta, terra dove forse ancora splende il sol dell’anarchia. Il Rozz Fest è un festival DIY punk/hardcore che si svolge a Crispiano, nel Tarantino, alla Masseria Autogestita Foresta.

La prima edizione risale all’agosto del 2008, a Crispiano, nell’allora Masseria Autogestita “Valente”. Il festival nasce dentro la cultura dell’autogestione e dell’hardcore e mantiene una forte connotazione antifascista, antirazzista, antisessista e libertaria. Le serate spesso sono organizzate anche come benefit, negli ultimi anni esplicitamente a sostegno di prigionieri anarchici. La peculiarità del Rozz è che non cerca di trasformare l’estetica punk in un prodotto festivaliero, ma viene proposto come pratica di autogestione, solidarietà e controinformazione.  Due giorni di concerti con band da tutta Italia, musica, controinformazione e autoproduzioni, all’insegna della solidarietà e della collaborazione. Gli appassionati arrivano lì già giorni prima per montare le tende, vivere la vita comune della Masseria e condividere birra e buon cibo. Non è la classica immagine di un pubblico che arriva, consuma un concerto e se ne va, ma di una comunità temporanea che abita e supporta lo spazio. Gli organizzatori e le organizzatrici del festival si definiscono “coscienziosi di dover attuare sempre di più una logica di autogestione e distacco da logiche mercificate che non appartengono né a noi né alla musica che facciamo e sosteniamo…il punk…”.

La Rozza Crew dichiara ancora: “In un territorio martoriato da anni da politiche nocive, tra fabbriche di morte e postazioni pronte alla guerra con aziende che la alimentano, ci siamo ritagliati il nostro spazio, tra ulivi secolari e a due passi dal mare, dove sputare a suon di musica e pratiche alternative tutto il nostro disprezzo per questo stato di cose e urlando a voce alta ciò che dalle nostre vite vorremmo eliminare.”

Insomma, una direzione sempre ostinata e contraria che ha creato ormai un punto di riferimento all’interno della comunità Punk, HC e DIY italiana. Ed è qui il punto più interessante: Al Rozz la politica non consiste nel mettere una bandiera antifascista accanto al palco.  È incorporata nel modo in cui l’evento viene organizzato e vissuto.

Nel 2023 il manifesto dice esplicitamente che la musica è “espressione di lotta” e destina il benefit ai prigionieri e alle prigioniere anarchiche; compaiono distro, autoproduzioni, controinformazione, cucina solidale vegana e vegetariana e campeggio gratuito.

Nel 2024 la dichiarazione politica diventa ancora più articolata. Gli organizzatori descrivono il Tarantino come un territorio segnato da ex Ilva, Eni, industria militare e guerra, e presentano il festival come ostile «allo sfruttamento, alle divisioni di genere e alle guerre», dichiarando solidarietà a popolazioni e individui in lotta.

Nel 2026 la formula viene resa ancora più netta: “NO FASCISM NO SEXISM NO RACISM” e Masseria Foresta viene indicata come “Antifa Zone”.

Il benefit è ancora per prigionieri anarchici e compare sul palco l’iconico striscione “inutile vivere per vivere, assalta la vita. Lo spirito continua”. “Anticapitalista” è certamente coerente con il lessico e le pratiche, ma la peculiarità sta forse più nel DIY come politica concreta: niente separazione netta tra organizzatori, artisti e pubblico, autoproduzione al posto del consumo passivo, benefit invece del profitto. La Masseria Autogestita Foresta, in Contrada San Simone a Crispiano, non è un club che per due giorni all’anno viene affittato al festival ma uno spazio rurale autogestito/occupato appartenente alla rete degli spazi sociali pugliesi.  Il Rozz Fest è soltanto l’appuntamento più visibile di un’attività che continua durante l’anno. La Masseria Foresta funziona molto più come spazio sociale rurale autogestito che come sede di un festival annuale: ospita concerti, benefit, momenti di controinformazione, mercati di autoproduzione e iniziative politiche, spesso in collaborazione con altre realtà libertarie e DIY pugliesi. La Masseria è inoltre collegata a reti dell’editoria anarchica e del pensiero antiautoritario. Tra i nomi maggiormente noti che si sono esibiti alla Masseria Foresta troviamo i Sempre Peggio, Call the cops, The Radsters, No more lies, Lyon estates, Derozer, Hobos, Contrasto, Overcharge e Sud Disorder. Questi ultimi, in una recente intervista, la chiamano addirittura «il luogo dove siamo nati» e ricordano come momenti fondamentali della propria storia le varie partecipazioni al Rozz. La tredicesima edizione, quella di quest’anno, mette in cartellone gruppi con più di trent’anni di storia, come Meat For Dogs, o appartenenti alla memoria consolidata dell’HC italiano, come Contrasto; ma continua a far suonare realtà molto più piccole, locali e giovani. Non c’è una gerarchia visibile tra “headliner” e riempitivi. Pogo ininterrotto, fiumi di birra, orde di punk che spulciano toppe hand-made e vinili consumati, DJ Set e sudore fino all’alba.

Anche quest’anno il festival conferma che l’intenzione non è crescere, ma di non cambiare la propria natura.
Il Rozz fest non è soltanto un evento, ma uno spazio in cui la libertà viene riconosciuta, nominata, praticata e rivendicata. Forse è proprio questo, alla fine, ciò che resta del Rozz fest: non soltanto la memoria di una festa, di una musica o di un luogo, ma l’esperienza concreta di uno spazio sottratto, almeno per un momento, alle forme consuete dell’ordine e dell’appartenenza. E forse la libertà comincia esattamente qui: quando smette di essere una parola astratta e diventa qualcosa che sappiamo riconoscere, chiamare per nome, condividere. «Sono nato per conoscerti, per chiamarti Libertà» (Paul Éluard).

Gerardo Di Tore

Classe 2006, studia Scienze del Servizio Sociale presso l’Università degli Studi di Salerno. Da sempre appassionato di musica, è attivo nell'organizzazione di live ed eventi con il collettivo Star Mountain Events e suona la batteria in diverse formazioni metal e punk

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