Largo a un neo umanesimo nel tempo dell’AI

Si rivela cruciale il ruolo della scuola e delle agenzia d’istruzione di ogni livello; gli strumenti dell’intelligenza artificiale possono svolgere un ruolo importante nell’ambito delle attività formative, ma a patto che siano soddisfatti determinati requisiti etici normativi

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Gli strumenti dell’Intelligenza Artificiale, con la loro progressiva affermazione, si stanno rivelando come fattori di una trasformazione ontologica  che sta rimodulando l’azione cognitiva dell’individuo.

Algoritmi , software, prompt e generazione di contenuti sono strumenti che recano con sé il rischio di distorsioni del giudizio e della valutazione della realtà fattuale, eppure un rischio non è un danno, non si traduce automaticamente in qualcosa che costituisce inesorabilmente un detrimento.

Il tempo dell’AI ci spinge in un territorio di frontiera che esige un nuovo umanesimo; nell’era della simulazione onnicomprensiva, intellettuali, artisti, insegnanti  sono chiamati a tutelare le espressioni originali dell’attività umana.

L’intelligenza artificiale non è un “moloch” fagocitante da assecondare, è solo una delle tante sfide di una modernità che sembra sempre più ansiosa di rappresentare il futuro prossimo.

In questo senso, si rivela cruciale il ruolo della scuola e delle agenzia d’istruzione di ogni livello; gli strumenti dell’intelligenza artificiale possono svolgere un ruolo importante nell’ambito delle attività formative, a patto che siano soddisfatti determinati requisiti etici normativi (il DM n. 66/2025 ha introdotto le Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche.)

La centralità pedagogica dell’insegnante resta insostituibile, ad egli spetta l’attività di supervisione nell’utilizzazione dell’intelligenza artificiale generativa, intesa come attività di supporto alla formazione progressiva di conoscenze, competenze ed abilità. In particolare, il docente attraverso la sua capacità critica può articolare i contributi degli strumenti di AI generativa per calibrare i contenuti ai livelli di competenza raggiunti dagli alunni e realizzare degli iter formativi su misura.

Semplificare un’unità di apprendimento, schematizzare un passaggio concettuale complesso, così come approntare materiali per verifiche e attività di potenziamento rappresenta un contesto nel quale l’AI generativa può rivelarsi, con le opportune modulazioni, un supporto didattico efficace senza essere invasivo.

Le capacità empatiche e relazionali del docente non potranno mai essere mortificate o compresse da uno strumento digitale, sia pur molto ampio di termini di operatività, né si può ridurre il ruolo del professore ad una semplice intermediazione; il profilo cognitivo degli studenti e la corrispondenza tra i contenuti e gli obiettivi disciplinari costituiranno sempre il terreno esclusivo della professionalità del corpo docente.

I valori etici e pedagogici sono il substrato umanistico irrinunciabile e sono incarnati dalla figura del docente, il cui compito primario resterà quello di analisi critica del dispositivo informatico, un’analisi critica da trasferire, in termini di approccio e di metodologia, agli studenti che utilizzano l’intelligenza artificiale, allo scopo di valorizzare un apprendimento interattivo e virtuoso.

Il nuovo “umanesimo” di cui ha bisogno la dialettica docenti-discenti muove dalla necessità di evitare quella che è stata definita “delega cognitiva”, ovvero il completo azzeramento del ragionamento critico e dell’assimilazione ponderata dei concetti, a favore di una passiva formulazione indotta da algoritmi generativi di contenuti.

Il sapere “ preconfezionato” rappresenta un rischio concreto di deterioramento del processo di apprendimento: la sostituzione dell’uomo e della sua unicità con la macchina, con l’uomo ridotto a mero contenitore.

L’azione didattica, negli anni a venire, dovrà “affrontare” sistemi generativi estremamente sofisticati capaci di tramettere bias linguistici e culturali che non hanno fondamento nelle normali trasformazioni sociologiche, ma sono piuttosto il prodotto di riproduzione digitali artificiose. Parimenti il rischio di ulteriori diseguaglianze tra studenti che hanno un background ambientale e familiare più sensibile a determinati fenomeni e chi, invece, non dispone delle stesse condizioni di partenza rappresenta un ulteriore fattore critico da non sottovalutare; la tecnocrazia ha preso il sopravvento in altri ambiti professionali, in un contesto delicato come quello della scuola può creare scompensi irrecuperabili nelle generazione future. L’educazione al pensiero critico è il fattore che aiuta a stabilire un discrimine tra informazione verificata e contenuto generato, questo è il punto di partenza di un neo umanesimo al tempo dell’AI.

 

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