Scuola, verso la ripresa: settimana lunga o corta?

Limiti e opportunità del sabato libero per docenti e studenti: abbiamo fatto il punto con la pedagogista e docente di liceo Antonella Gorrino, formatrice del centro psicopedagogico di Daniele Novara.

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Ancora non è iniziato il nuovo anno scolastico e i genitori sono già alle prese con l’organizzazione delle attività extra-scolastiche dei figli. Nuoto, musica, inglese. La preoccupazione è quella di riuscire ad incastrare gli impegni, tra giorni pari e dispari, senza tralasciare nulla. È come se, in vista del viaggio della vita, si voglia preparare per loro il bagaglio migliore, da cui tirar fuori il necessario al momento opportuno. Ma quanto pesa l’indispensabile? I ragazzi ce la fanno a trasportare la valigia della formazione? Quando la aprono, sanno dove mettere mano? E saprebbero disfarla e rifarla? Insomma, fuor di metafora, quando e come si impara a gestire autonomamente il proprio tempo? Come è meglio distribuire le attività e gli impegni a seconda delle età e, a scuola, è da preferire la settimana lunga o corta?

Resistenze Quotidiane ha fatto il punto con la pedagogista e docente di liceo Antonella Gorrino, formatrice del centro psicopedagogico di Daniele Novara.

Il gioco è sacro

Invitare un amichetto a casa e lasciare spazio al gioco! È questa la ricetta per cercare di restituire alle nuove generazioni quella dimensione del cortile, che ormai non esiste più. Antonella Gorrino osserva come le attività extrascolastiche dei nostri figli siano quasi sempre performative. Anche se si definiscono attività di tempo libero, in realtà sono impegni per cui i ragazzi devono sempre dimostrare di aver imparato qualcosa, ritrovandosi inevitabilmente sotto pressione. Insomma, cambiano i contenuti ma il tempo extrascolastico è molto simile, forse fin troppo, al tempo scuola. Senza considerare che le energie sono anche dei genitori, che si trasformano in tassisti dei propri pargoli.

E, invece, cosa apparentemente banale, ma di cui nella società di oggi sembra non tenersi conto, è che i bambini hanno bisogno di giocare liberamente. Per la loro crescita, può essere molto più proficuo passare un pomeriggio con un amichetto che andare da un corso all’altro. Quello del gioco è, infatti, un tempo “sacro”, che permette ai bambini di acquisire competenze relazionali, quanto mai preziose per le scelte di vita.

Per gli adolescenti, vale pressappoco la stessa regola: stare con i coetanei, confrontarsi con gli altri, per conoscere sé stessi. Una sola differenza sul piano pratico: non saranno i genitori ad organizzare i pomeriggi tra coetanei, ma gli stessi ragazzi fra loro. Compito dei genitori è quello di non ostacolarli.

Lunga o corta: questo è il problema!

Nella pianificazione della settimana scolastica, il dilemma è tra lunga e corta ovvero se fare lezione dal lunedì al sabato oppure tenere il sabato libero.

Antonella Gorrino innanzitutto fissa l’attenzione su come la scuola oggi, già nella disposizione dei banchi nelle aule, sia ancora ferma agli anni Trenta e che occorre, invece, rinnovarsi, cosa che più facilmente è accaduta nella scuola primaria, considerato che i maestri hanno una formazione pedagogica.

Fare la settimana corta non vuol dire semplicemente distribuire le ore del sabato sugli altri giorni, dal lunedì al venerdì, anticipando l’orario di ingresso, per non uscire troppo tardi a fine lezione. Ne risulterebbe, infatti, un unico blocco di sei ore di lezioni frontali, che è un’aberrazione per la didattica, considerato che i tempi di attenzione in classe – complice anche l’uso dei dispositivi elettronici – sono brevi. Si tenga anche conto che gli adolescenti al mattino sono sempre un po’ assonnati e non è proficuo l’anticipo della campanella. Così come non è proficuo uscire troppo tardi. L’ideale, per avere due giorni consecutivi liberi, che possono essere una valida opportunità di tempo da trascorrere in famiglia o per dedicarsi alle proprie passioni, è garantire comunque un’uscita in un orario comodo per il pranzo, intorno alle 13, per esempio. Perché sia possibile un’uscita a quest’ora – e ci sono scuole che lo fanno – è necessario lavorare su ore ridotte, magari di 50 minuti, recuperando poi quei minuti in rientri pomeridiani, in cui si possono svolgere attività laboratoriali, più coinvolgenti della lezione tradizionale.

Altro cambiamento importante, oltre al superamento della successione di lezioni frontali, dovrebbe essere quello di non assegnare troppi compiti da svolgere durante il fine settimana. Significherebbe riempire il giorno libero. Se così fosse, meglio andare a scuola il sabato!

Infine, le ore di Formazione scuola-lavoro, affinché non si appesantiscano ulteriormente le giornate scolastiche, potrebbero svolgersi a giugno, ad attività didattiche concluse.

L’orario ideale

Se fosse possibile realizzare un orario scolastico perfetto, la regola d’ora sarebbe quella di non iniziare troppo presto al mattino, poiché, come dimostrano le neuroscienze, gli adolescenti hanno bisogno di più ore di sonno. Questo vale per i ragazzi che dormono bene, ma ancora di più per coloro che usano gli schermi in orario notturno. C’è da considerare poi che sarebbe opportuno lavorare almeno due ore sulla stessa disciplina: instaurare un dialogo didattico-educativo costruttivo richiede tempo.

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