Informazione stretta nella morsa della crisi e dei «traffic killer»

Le nuove abitudini di fruizione dei contenuti e l'intelligenza artificiale mettono a dura prova il mondo del giornalismo on line, che aveva costruito sulle logiche acchiappaclick le sue fortune. I dati parlano chiaro: il numero di lettori di testate web cala vertiginosamente e gli editori provano a far sentire la loro voce. E se la soluzione fossero le inchieste e le «comunità» di lettori?

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C’è una crisi più profonda che riguarda il mondo dell’informazione e non si ferma alle edicole. L’emergenza non investe più solo la carta stampata ma, complice l’intelligenza artificiale e il cambio di abitudini degli utenti, coinvolge sempre più prepotentemente il settore dell’informazione on line, facendo letteralmente crollare il traffico web indirizzato verso le testate giornalistiche. Cambiano le modalità di consumo delle notizie on line e le abitudini degli utenti: le ricerche di news tramite i motori di ricerca non generano più necessariamente i click anche perché ci si accontenta semplicemente dei primi risultati di una ricerca offerti dall’intelligenza artificiale.

Se fino a qualche anno fa l’informazione on line era considerata dai più come la panacea per la crisi del giornalismo – che addirittura aveva fatto del clickbait (la logica acchiappaclick, nda) un’arma per fare cassa e provare a fronteggiare i venti di crisi – oggi l’AI costringe a rivedere un po’ di cose: a partire dai dati relativi alla lettura dei giornali on line. Partiamo da un presupposto: il numero di ricerche che non generano click sono cresciute notevolmente negli ultimi anni. Professionereporter.eu nei giorni scorsi ha pubblicato una ricerca di Similarweb che evidenzia una verità incontrovertibile: le ricerche di news che non generano click sono passate in un anno dal 56% al 69%. In contemporanea, il traffico organico verso i siti editoriali è crollato vertiginosamente. Come mai? In parte c’è di mezzo la sempre meno frequente abitudine a informarsi (anche on line); ma in parte è anche colpa dell’AI. In Italia, dove Google Ai Overviews è attiva da marzo 2025, l’intelligenza artificiale pare abbia tolto ai siti web una fetta di utenti che oscilla dal 10% al 40%.

Google «traffic killer». Ma cosa accade di preciso? I motori di ricerca stanno diventando «answer engines»: sono motori di risposta che replicano alle richieste con una sintesi diretta, senza far ricorso a un elenco di link; riducono, in sintesi, la necessità di ricorrere a collegamenti esterni. I servizi di intelligenza artificiale forniscono automaticamente un riassunto delle informazioni cercate dagli utenti sui motori di ricerca e queste informazioni finiscono nella parte alta dei risultati. Secondo gli editori, questo sistema riduce nettamente il numero delle visite alle testate giornalistiche: gli utenti trovano una risposta sintetica in maniera immediata, senza la necessità di visitare altri siti internet. Di qui l’appellativo che gli editori italiani hanno affibbiato al più famoso motore di ricerca: «traffic killer». La presenza dell’intelligenza artificiale andrebbe a minare principalmente l’autonomia dei giornali interamente pensati in digitale, nati e cresciuti con un modello di business fondato su click e traffico di utenti.

Sul caso è intervenuta anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che – su input della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) – fa ha inviato una richiesta di valutazione sui servizi Google AI Overviews e AI Mode per verificare una eventuale violazione del Digital Services Act, il regolamento sui servizi digitali dell’Unione Europea.

Pochi mesi fa il Reuters Institute, nel report «Journalis, media and technology trends and predictions» (pubblicato da Key4biz) aveva avanzato previsioni tutt’altro che rosee per il 2026. Secondo la ricerca della società di analisi Chartbeat – pubblicata lo scorso inverno dal Fatto Quotidiano – il traffico da Google verso oltre 2.500 siti in un anno è sceso del 33% a livello globale e del 38% negli Usa.

Le prospettive. E il futuro? Con questo scenario, sono numerosi gli editori che stanno provando a intercettare il proprio pubblico tramite newsletter, riducendo gli sforzi rivolti all’indicizzazione e ai social tradizionali come Facebook e X – nettamente in calo e che comunque non riescono a compensare il calo del traffico – e che puntano tutto su piattaforme come YouTube, TikTok e Instagram. Altre soluzioni? Le inchieste, reportage originali, analisi e approfondimenti. Insomma: meno contenuti generici e uniformati, più comunità che nascono, crescono e si sviluppano intorno a una testata giornalistica.

E se dal tentativo di soluzione dell’ennesima crisi arrivasse la soluzione alla atavica impasse del settore?

Barbara Ruggiero

Coordinatore del magazine, giornalista professionista, PhD student presso il Dipartimenti Studi Umanistici dell'Università di Salerno, è laureata in Comunicazione. È stata redattrice del Quotidiano del Sud di Salerno e, tra le altre esperienze, ha operato nell’ufficio comunicazione e rapporti con l’informazione dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Già docente di progetti mirati a portare il giornalismo nelle scuole, è stata anche componente e segretaria del Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Campania.

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