L’obesità rallenta nei Paesi ricchi, accelera in quelli emergenti. Stabile in Italia

Il nostro paese si colloca tra quelli con segnali relativamente favorevoli: nel 2024 le stime indicano una “velocità” di crescita del fenomeno prossima allo zero o negativa, con una possibile fase di stabilizzazione sia nei bambini e negli adolescenti sia negli adulti. Un risultato da leggere con cautela, ma che suggerisce come le politiche di prevenzione e i cambiamenti degli stili di vita possano incidere concretamente sulle dinamiche dell’epidemia. Il grande contributo offerto dal progetto VIP, diretto dal primario cardiologo Vincenzo Capuano, il cui studio è stato pubblicato su Nature

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L’obesità continua a crescere nel mondo, ma con velocità molto diverse tra le aree del pianeta. È quanto emerge dal grande studio pubblicato su Nature dal network internazionale NCD Risk Factor Collaboration (NCD-RisC), basato su centinaia di indagini di popolazione e oltre 200 milioni di individui in 200 Paesi.

Nei Paesi ad alto reddito la crescita dell’obesità tende a rallentare e, in alcuni casi, a stabilizzarsi; nei Paesi a basso e medio reddito, invece, l’aumento prosegue in modo più rapido e continuo, segnalando una transizione epidemiologica ancora in pieno sviluppo.

L’Italia si colloca tra i Paesi con segnali relativamente favorevoli: nel 2024 le stime indicano una “velocità” di crescita dell’obesità prossima allo zero o negativa, con una possibile fase di stabilizzazione sia nei bambini e negli adolescenti sia negli adulti. Un risultato da leggere con cautela, ma che suggerisce come le politiche di prevenzione e i cambiamenti degli stili di vita possano incidere concretamente sulle dinamiche dell’epidemia.

Resta però un forte divario territoriale. Nel Mezzogiorno, i sistemi di sorveglianza epidemiologica nazionali confermano da anni una maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità, soprattutto in età pediatrica, con ricadute dirette su diabete, ipertensione e rischio cardiovascolare. Le disuguaglianze sociali ed economiche continuano a rappresentare un fattore determinante.

Lo studio ribadisce un punto chiave: l’obesità non rappresenta soltanto una condizione individuale, ma il risultato dell’interazione tra fattori sociali, economici e ambientali. Ciò implica che le strategie di prevenzione debbano superare la sola dimensione sanitaria, integrando interventi su educazione, ambiente e politiche territoriali.

Anche la ricerca epidemiologica italiana ha contribuito a questo lavoro internazionale attraverso studi di popolazione condotti nel tempo in diverse aree del Paese. Tra questi figura il Progetto VIP (Valle dell’Irno Prevention), promosso dal Centro Studi Canopo e dall’associazione “La Tenda”. Il Progetto, disegnato e diretto dal dott. Vincenzo Capuano, sviluppato in provincia di Salerno, contribuisce da circa quarant’anni alla raccolta di dati originali su obesità e rischio cardiovascolare nella popolazione generale, rafforzando il quadro conoscitivo della prevenzione nel Mezzogiorno. I dati del Progetto VIP, relativi a circa 3.600 partecipanti, sono stati inclusi nel pool internazionale di dati che ha reso possibile la pubblicazione dello studio su Nature.

NCD Risk Factor Collaboration (NCD-RisC). Obesity rise plateaus in developed nations and accelerates in developing nations. Nature. 2026 May;653(8114):510-518

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