Giuseppe Visone è nato nel 1971 a Torre del Greco (Na), vive a Nocera Inferiore (Sa) dove insegna Filosofia e Storia al “G. B. Vico”. Laureato con lode in Filosofia all’Università di Napoli “L’Orientale”, consegue qui pure il dottorato in Filosofia e Politica; si è poi specializzato con borsa di studio all’IISF in “Storia Politica del Mediterraneo”. Ha insegnato dal 2005 al 2015 Semiotica e Filosofia del Linguaggio in qualità di cultore della materia; è stato docente di Filosofia Morale dal 2006 al 2009 in qualità di docente a contratto per il corso di Laurea “Scienze delle Professioni Sanitarie” alla facoltà di Medicina e Chirurgia della “Federico II”. Frequenta per la formazione psicoanalitica l’Istituto Freudiano di Roma. Nel 2005 ha contribuito a fondare e ha diretto la casa editrice Heimat. Ha pubblicato diversi saggi su riviste specialistiche. Del 1996 è la sua prima raccolta di poesie, vincitrice del premio selezione Ragusa. Esercizio del reale, Edizioni La Gru, Padova 2025 è il suo libro di poesie di recente pubblicazione. Attualmente sta lavorando alla raccolta inedita di poesie Scritture dell’assente, e alla traduzione dal tedesco all’italiano delle memorie di guerra dell’ambasciatore di Berlino a Mosca G. F. Pourtalès.
Nel riflesso di un’onda sulla pietra il destino
ha posto la sua marca ondivaga e fissa al tempo stesso
[…] qualcosa di ciò che è andato via respira
ripetendo a memoria la formula del silenzio
«Così adesso, prendendo su di me il mistero delle cose»
mi sono messa a lucidare la scogliera delle distanze
e quello che tu sei, sarai, non era già scritto
né l’ho scritto ancora. è un’attesa.
provare teoremi, misurare le frasi accanto alle foglie
fosche dell’albero di parole
calcolare ciò che è stato perso e ritrovato
è una festa del corpo e delle prose. e quello che sono
accanto a te
non è forse ora un solstizio, la tenacia delle verità
fuori dal giudizio universale? ah! vieni e fammi
compagnia amore in questo esercizio del reale
—
quasi tutto (laggiù e tempo addietro)
sembra ora di ritorno […] anche le parole
con la fiducia posta nel silenzio a salvare
la mandorla delle ore che ci disfano
e così nell’imminenza timida dell’amore
esiliati da noi stessi, restiamo muti, sospesi
al non poter dire nulla di quel che più amiamo
[e allora scriviamo]
(da Esercizio del reale, Edizioni La Gru, 2025)
Scrittura dell’assente
[…] to a long stranger; or not; schimmer & disappear
[…] Berryman, Omaggio a Mistress Bradstreet
Il giorno scrive di sé col suo senso notturno
nascosto. con la precisa dilatazione calligrafica
d’un volo d’aironi. l’occhio infrange il silenzio del foglio
oceanico (onda, acqua, custodia d’addio)
[…] accanto ai suoni stretti delle solitudini
vi sono uccelli che temono l’ampiezza interiore
dei mondi articolati alle contraddizioni
di frutti spolpati. ai perdoni. ceneri e scorze di foglie
presagi. crisalidi d’essenze d’un incedere silente
la ruggine sconfessa le catastrofi del sambuco
attorno al corpo estremo del ramo. il reale
manifesta la sua materia di buco. alcuni esseri
allora prendono fuoco. altri assumono una forma
d’azzurro alla Cezanne. le composizioni sillabiche
toccano qualcosa, lo toccano come se non esistesse
comincia qui la tempesta del verbo che afferra
l’inchiostro, semina scorie, arranca lungo
la sua andatura. ciò che poi avviene lo impari
dal niente. la traccia alterata che solca lo spazio
è un effetto della stesura e sei tu
quest’essere che sta come d’assente
Barcarola
Nemmeno studiando a memoria la domanda
ti salverà trovare la teoria d’una lingua cieca
o affinare la proiezione dell’anima
sulle macchie di Rorschach. né ti sanerà l’astratto
concetto della cinciallegra che tutti i pomeriggi
l’aria compone senza parola la barcarola
nella Belle nuit di Jacques Hoffenbach
Corrispondenze [mancanti]
Esala un’alta alba rosseggiante
ebbra di sole
l’ortensia incapricciata sopra
nudità indocilite ai soffi
d’insetti mansueti
corrispondenze vuote
di poeti spossati spolpati
squassati da squassati irresistibili
formicolii d’addio
il gesto afono la parola monca […]
carme e carne effemeridi
in un rosso che solfeggia accanto
a un volto volo d’animale
e albeggia sui coralli d’una cicala
il suono d’osso delle desinenze
(dalla raccolta inedita Scrittura dell’assente)

