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Lo specchio del poeta

Franco Arminio, la lingua di chi soffia parole sul muro del destino

Per i lettori de "Lo specchio del poeta" di RQ cinque poesie inedite del poeta "paesologo", che rappresentano una incursione nei luoghi fisici e in quelli dell'anima, nel tentativo formulato in versi di cercare approdi e contatti per creare una concreta comunità sentimentale: "Voglio lettori, /  fa piacere, / ma più ancora / voglio e ormai non posso avere / un popolo / a cui appartenere."

di Vincenzo Salerno
13 Ottobre 2024
Tempo di lettura 1 minuto
Il poeta "paesologo" Franco Arminio

Scrittore, poeta e “paesologo”. Ha pubblicato: Diario civile (1999); L’universo alle undici del mattino (2001); Viaggio nel cratere (2003); Vento forte tra Lacedonia e Candela (2008); Nevica e ho le prove (2009); Oratorio bizantino (2011); Terracarne (2011); Cartoline dai morti (2011); Geografia commossa dell’Italia interna (2013); Cedi la strada agli alberi (2017); Resteranno i canti (2018); Sacro minore (2023).

 

Cinque poesie inedite 

 

Ora il mestiere principale

è l’opinionismo, sono tutti obiettori di silenzio,

cultori forsennati del dissenso.

È un poco come se io andassi in sala operatoria

e togliessi i ferri al chirurgo,

è un po’ come se togliessi le forbici al barbiere.

Non conta quello che scrive il poeta,

conta quello che loro pensano del poeta,

quello è il testo da studiare.

Ogni ora l’umanità stampa un suo libro

in cui si parla di tutto.

Forse questo è il diluvio universale,

l’apocalisse è letterale.

*

La poesia è sempre fuori dalla compagnia,
è il conato di vomito, il bacio che non hai avuto
l’attesa perenne di una carezza,
è una lunga fila di agonie,
è il bambino di nove anni
coi nervi infiammati dalla timidezza.

*

Forse anche lo spopolamento

ha qualcosa di buono:

il paese che si svuota

è come se diventasse più contemporaneo,

come se perdesse quel senso di stare indietro,

come se non dovesse più inseguire

qualcuno che è davanti.

La desolazione porta via la grettezza,

il senso di chiusura.

La desolazione non è mai provinciale.

*

Sentire la lingua,
la lingua di chi trema per amore
o per paura,
la lingua di chi canta
per un bambino,
la lingua di chi soffia parole
sul muro del destino.

*

Voglio lettori,
fa piacere,
ma più ancora
voglio e ormai non posso avere

un popolo
a cui appartenere.

 

 

 

 

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Tags:

  • Franco Arminio
  • Paesologo
  • poesie
  • scrittore
  • vincenzo salerno

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