La prosa di Jovine, il realismo a contatto con la storia

Nei giorni scorsi a Fisciano è stato organizzato un convegno sulla riedizione di «Un uomo provvisorio». Lo scrittore molisano ha subito nel corso degli anni una profonda trasformazione che permette l’individuazione dello spazio letterario di una profonda analisi del Mezzogiorno

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La riedizione di Un uomo provvisorio di Francesco Jovine trasmette il sapere di una metanarrativa che non lascia dubbi: andare oltre. Oltre per una convincente conoscenza della realtà e un confronto con la Storia che è inevitabile. Il romanzo della Cosmo Iannone Editore contiene come postfazione un importante saggio del Professore Sebastiano Martelli. Lo scorso 26 aprile, Fisciano è stata la sede di un importante seminario: Francesco Jovine e il canone della narrativa del Novecento. In occasione della nuova edizione di Un uomo provvisorio. Nella Sala Conferenze Paparelli – Placanica, Laboratorio GeSto, la professoressa Domenica Falardo ha aperto i lavori del seminario e il professore Sebastiano Martelli, curatore dell’opera, ha dialogato con il professore Vincenzo Salerno.

La discussione sullo scrittore molisano ha subito nel corso degli anni una profonda trasformazione che permette l’individuazione dello spazio letterario di una profonda analisi del Mezzogiorno. Non soltanto letterario. L’autore del magistrale romanzo Le terre del Sacramento pubblicato nel 1950, l’anno della morte dell’autore, dà un nuovo senso di scelta di riconquista della realtà. E nel seminario tenuto a Fisciano, il Professore Martelli ha illustrato il rapporto tra letteratura e società che vive Jovine e che si tratta più spesso di squilibri che di equilibri. La seconda parte del volume che contiene il saggio di Martelli su Jovine è una monografia autonoma, che permette nuove prospettive e nuovi interessanti argomenti. «Un laboratorio in cui entrano in circuito materiali e referenti delle più significative sperimentazioni letterarie otto-novecentesche, ma anche di elaborazioni filosofiche, sociologiche e altre declinazioni culturali. L’autore si misura con la condizione e la rappresentazione modernista della realtà: crisi e inattendibilita del personaggio, frantumazione dell’intreccio, emersione dell’inconscio, incapacità di volere, inettitudine, cerebralismo, ideologismo» sono le parole del Professore Martelli a pagina 189 del volume.

Resta il fatto che riproporre un romanzo generazionale come Un uomo provvisorio è l’opportunità di documentare l’ambiente storico e quello letterario mentre ci si addentra nel mondo contadino e nella stessa sagoma biografica di Jovine.

Nelle tante citazioni letterarie, nelle molte suggestioni letterarie, persino nel ricorso alla funzione olfattiva come strumento mnemonico, Jovine rappresenta l’intellettuale di provincia in cui la chiara esistenza porta un’incapacità a uscirne. Si confronta, Jovine, con Vico, De Sanctis, Croce e l’idealismo, ma anche Spengler, Bergson, Freud. E va oltre: in questo libro paradigmatico già dal titolo, entra in campo l’inevitabile Storia che è rappresentata dalla realtà, nel contesto della cultura italiana fra le due guerre, di quella letteratura della crisi, autobiografia di una generazione di intellettuali come Moravia, Silone, Alvaro.

Il professore Martelli diventa “un interno aiutante” che permette il godimento del libro di Jovine, ma senza ricostruire altrove i pensieri. La novità di una postfazione è che non si tratta di una scarna introduzione senza aggiungere altro. Al contrario, il saggio permette di avanzare nella sostanza jovinese. La chiara consapevolezza che Francesco Jovine, nel suo serbare il realismo più alto a contatto con la Storia, faccia parte del canone che regola la letteratura italiana.

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