La Titanus ha più di 100 anni ma non li dimostra e punta sul futuro

Un documentario, diretto da Giuseppe Rossi e proposto in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma, narra la vicenda storica della celebre casa cinematografica e della famiglia Lombardo. “Titanus 1904”, prodotto dalla Luiss Business School, è il risultato di un’ interlocuzione accademica tra studenti e docenti del Master; un lavoro corale che ha operato con rigore e dedizione alla realizzazione dell'ambizioso progetto. Uno spaccato di cultura, illustrato per RQ dal giovane e geniale regista

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Un film documentario ricostruisce e riattualizza gli anni della celebre casa cinematografica

“Crisi del cinema è crisi di idee. Non ci sono più scrittori”. Interpretando se stesso, Vittorio Gassman, su un set dell’antica Roma, adduceva così le sue ragioni ad un giornalista della Rai che gli chiedeva il motivo della crisi del cinema prima di essere incalzato da un invadente e inopportuno Silvio Magnozzi, aspirante scrittore per il cinema (interpretato da Alberto Sordi). Qualche anno prima, un operatore su un set provava a distogliere (per fortuna con scarsi risultati) un giovanissimo ed esordiente Giuliano Montaldo dall’idea di fare cinema perché il cinema è in crisi. La parola e il concetto della “crisi del cinema”, sia negli anni de “La vita difficile” di Dino Risi (film della scena di Sordi), sia nel contesto in cui il regista di “Marco Polo” operava, era di gran lunga concreto non soltanto per effettive difficoltà economiche in cui la “settima arte” si ritrovava non rare volte, sia per ulteriori incombenze sociali. A risollevare e a permettere al cinema italiano di imporsi con il suo prestigio e con il suo stile sono stati, nei decenni, diversi e noti produttori cinematografici che hanno consegnato al pubblico opere che hanno riscritto la storia. Tra questi, senza dubbio, Gustavo Lombardo, fondatore nel 1904 della Titanus, ereditata dopo la morte dal figlio Goffredo e dopo ancora dal figlio Guido, merita un posto di rilievo.

Nel 2024, in occasione dell’anniversario dei 120 anni della Titanus, è stato realizzato il documentario Titanus 1904. Il documentario, diretto da Giuseppe Rossi, è stato proposto in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma. Presentato dall’attrice Valentina Corti, narra, attraverso diverse interviste e servendosi di un’analisi storica accurata, la storia completa della Titanus e della famiglia Lombardo.

Nel cast figurano contributi di Guido Lombardo, Giuseppe Tornatore, Dario Argento, Franco Nero, Enrico Vanzina, Giovanna Ralli, Nino D’Angelo, Lamberto Bava, Alessio Boni, Eleonora Brown, Massimo Veneziano, Simone Conti,  Pietro Innocenzi, Enrico Lucherini, Cesarina Marchetti, Sergio Martino, Neri Parenti,  Maria Grazia Saccà, Marco Spagnoli, Paola Corvino.

Il documentario, che ricostruisce anche la storia d’amore tra Gustavo e l’attrice Leda Gys,  è stato inserito, nel gennaio dello scorso anno, nel programma del Sorrento Film & Food Festival con un’anteprima internazionale che ha avuto luogo il 1º marzo al TCL Chinese Theatre di Hollywood, come film di chiusura del Los Angeles Italia Film Festival.

“Titanus 1904”, prodotto dalla Luiss Business School, è il risultato di un’ interlocuzione accademica tra studenti e docenti del Master; un lavoro corale che, con rigore e professionalità, ha operato con rigore e dedizione alla realizzazione dell’ambizioso progetto.

Il regista Giuseppe Rossi

Giuseppe Rossi, con quale metodo scientifico e di ricerca ha affrontato quest’opera che racchiude uno straordinario viaggio a più voce nell’illustre cinematografia italiana ed europea?

La sfida di questo documentario era soprattutto raccontare 120 anni di Storia in poco meno di 90 minuti e senza che la narrazione sembrasse frammentata. Una sfida non da poco. Da un lato c’è stato un lavoro rigoroso sulle fonti con gli archivi della Titanus, materiali audiovisivi e fotografie inedite che abbiamo in parte restaurato, documenti e tanti libri. Dall’altro, però, ho sentito fin da subito che un racconto come questo non poteva limitarsi a una ricostruzione cronologica o accademica. Il cuore del documentario nasce dall’ascolto, dalle testimonianze dirette, dalla memoria viva di chi ha attraversato quel cinema e lo ha reso possibile. Volevo che lo spettatore potesse immergersi in quel mondo e sentirsi parte di esso. Ho cercato infine sempre di ricordarmi che la Titanus, la famiglia Lombardo e la storia del cinema italiano erano tre elementi interconnessi che non potevano essere separati.

Sarebbe arduo narrare l’epopea della Titanus, casa cinematografica che ha raccontato usi e costumi, vizi e virtù di una nazione. Una strada di riflessione potrebbe essere l’analisi dei film prodotti e dei registi con cui la famiglia Lombardo, Gustavo, Goffredo e ora Guido, ha realizzato grandi capolavori. Dai classici immortali firmati da Ubaldo Maria Del Colle al Neorealismo di De Santis alla commedia all’italiana di Comencini e Risi sino a giungere a Visconti per poi approdare ai giorni nostri.  Vi è un filo che unisce le tante pellicole che incoraggiarono la Titanus a scommettere su storie ed attori?

Sì, credo che il filo conduttore sia una straordinaria capacità di leggere il presente e, allo stesso tempo, di anticiparlo. Dalla stagione del muto con i primi studi cinematografici al rione Vomero a Napoli, passando per i film strappalacrime con Amedeo Nazzari, la commedia all’italiana di Dino Risi, i musicarelli, fino a Visconti, Dario Argento e Tornatore, la Titanus ha sempre scommesso su storie che parlassero profondamente dell’uomo e della società. La famiglia Lombardo ha avuto il coraggio di rischiare, di credere negli autori, negli attori e nei linguaggi nuovi, senza mai perdere di vista il pubblico. Ed erano soprattutto attenti al cambio generazionale, comprendevano che c’era bisogno che i giovani entrassero nel cinema per poter aggiungere idee più fresche al mercato. La linea editoriale della Titanus comprendeva tantissimi generi, dalla commedia all’horror al thriller, e questo gli permetteva di realizzare dei film che sarebbero potuti probabilmente andare molto bene al botteghino e anche film d’autore più sofisticati dagli incassi però più incerti.

Come ha scelto le testimonianze inserite nel documentario? Esso è ricco di ospiti illustri, attori, attrici, registi, produttrici ed assistenti personali che hanno reso grande la Titanus. Cosa ha consegnato, secondo lei, ogni testimonianza, nella sua diversità, alla produzione di pensiero ed alla linea del racconto?

La scelta delle testimonianze è avvenuta pensando al racconto come a un grande mosaico. Ogni voce, nella sua diversità, era fondamentale per restituire la complessità della Titanus. Ognuno doveva portare un punto di vista unico, e così è stato. C’è chi ha raccontato i metodi di lavoro, chi i rapporti umani, chi le intuizioni e le difficoltà produttive, chi invece ha parlato di generi specifici.

Quale elemento di costume, secondo lei, la Titanus ha consegnato al pubblico dei nostri giorni con la produzione delle serie televisive di massa e di notevole successo? Penso al successo di Orgoglio, un genere a metà tra il drammatico ed il sentimentale che richiama anche il Verismo…

Con serie come “Orgoglio”, la Titanus ha saputo riportare al centro il racconto popolare di qualità. Ha restituito al pubblico storie capaci di unire il drammatico e il sentimentale, con personaggi fortemente radicati in un contesto sociale e storico, ma allo stesso tempo universali. In un’epoca di serialità spesso omologata, questo tipo di racconto ha riaffermato l’identità culturale italiana, dimostrando che il pubblico ha ancora voglia di storie profonde, emotive e riconoscibili.

Giovane regista ma già affermato. Da quali modelli prende spunto per le sue lavorazioni?

I miei riferimenti sono molto eterogenei. Amo profondamente il cinema di Steven Spielberg, Tim Burton e Christopher Nolan per la loro capacità di coniugare spettacolo, immaginazione e profondità emotiva. Poi c’è Fellini che con il suo linguaggio meta-cinematografico ha sempre rappresentato per me una grande libertà dalle convenzioni classiche della regia. Sono cresciuto anche con il cinema d’animazione Disney e Warner Bros., che considero una grande scuola per la chiarezza narrativa e la costruzione dei personaggi, ma anche per i temi trattati che sono spesso più lezioni di vita per gli adulti che per i bambini. Ma le ispirazioni per i miei lavori non derivano solo dal cinema, ma anche dall’arte, dai classici della letteratura e anche dalla musica classica. Per “Titanus 1904” l’ispirazione maggiore per lo stile del film mi è arrivata proprio direttamente dalla figura di Goffredo Lombardo, un produttore illuminato, brillante, colto, raffinato, con un modo di fare e di vestire tutto suo.

Vi è, secondo lei, anche per la sua vasta esperienza nell’ambiente, qualche storia del mondo dello spettacolo che meriterebbe di essere raccontata con maggiore analisi ed approfondimento? Il genere del documentario potrebbe attirare i giovani e/o essere di supporto ai lavori di ricerca anche accademici in questi tempi in cui, talvolta, si ha la sensazione che a dominare sia la poca attenzione e la superficialità o, peggio ancora, il dare risalto alla futilità?

Assolutamente sì. Il mondo dello spettacolo italiano è ricchissimo di storie ancora poco raccontate o raccontate in modo superficiale. Il documentario, se realizzato con cura e visione, può essere uno strumento potentissimo, non solo per il pubblico giovane ma anche per la ricerca accademica. In un tempo dominato oggi spesso dalla velocità e dalla distrazione, il documentario può diventare una sorta di capsula del tempo per conservare informazioni da tramandare ai posteri. Mi piacerebbe che si parlasse di più del cinema di genere italiano, di maestri come Mario Bava, Sergio Martino, Antonio Margheriti, perché quel cinema, i loro “horror” e “thriller”, i loro film fantastici e gotici, film d’azione anche, hanno influenzato tanti registi in tutto il mondo, ma sono in pochi a parlarne.

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