Avevo appena concluso il mio viaggio tra le pagine del libro Sono esaurita quando, sul mio smartphone, è apparsa la terribile notizia: Sophie Kinsella ci ha lasciati. Un vuoto mi ha investita, quando un nostro idolo ci lascia è sempre così; lei è stata l’autrice che mi ha portato nel mondo dei romanzi rosa, quelli senza troppe pretese e divertenti, con storie d’amore appassionanti. Nel 2022, le era stato diagnosticato un glioblastoma, una forma aggressiva di cancro al cervello e si è sottoposta prontamente alle cure. Solo nel 2024, con un post su Instagram, l’autrice britannica ha condiviso la sua malattia con le sue lettrici e i suoi lettori. Lo scorso 10 dicembre, si è spenta poco prima di compiere 56 anni lasciando cinque figli e suo marito. La sua esperienza profonda e toccante rimane sulla carta, nel suo ultimo romanzo che attinge a piene mani dalla sua malattia, Cosa si prova. E cosa si prova non potremo mai saperlo davvero, ma possiamo sicuramente sapere quanto sia stata importante Sophie Kinsella nel panorama del romanzo rosa contemporaneo.
La chick lit e la Shopaholic series
Classe ’69, ha iniziato la sua carriera come giornalista finanziaria e poi si è dedicata alla narrativa pubblicando i suoi primi libri sotto il suo vero nome, Madeleine Townley Wickham. Ma è nel 2000, appena trentenne, che Madeleine raggiungerà la fama con lo pseudonimo di Sophie Kinsella e con il romanzo che la consacrerà tra le scrittrici più influenti del filone della chick lit. Parliamo di I love shopping, edito Mondadori, casa editrice italiana che l’accompagnerà in tutte le sue pubblicazioni. Seguiranno altri nove romanzi della saga con protagonista Becky Bloomwood, una giornalista finanziaria eccellente nel dispensare consigli sul risparmio ma con la passione irrefrenabile, quasi patologica, per lo shopping. È con Kinsella che si diffonde il termine shopaholic per indicare la dipendenza dallo shopping compulsivo (il titolo originale del libro è The Secret Dreamword of a Shopaholic). Insieme alle iconiche Bridget Jones e alle protagoniste di Sex and the city, Becky entra di diritto tra le figure femminili che hanno ispirato generazioni di giovani donne. Queste protagoniste non cercano un uomo da sposare e un amore straziante, non sono delle Mary Sue stereotipate. Al contrario, sono imperfette ma ambiziose, intelligenti e frivole allo stesso tempo, rappresentano le mille sfumature dell’essere donna e questo permette a chi legge di potersi identificarsi con esse.
I motivi del successo planetario della Kinsella
Sophie Kinsella ci ha insegnato che possiamo impazzire per borse e rossetti e amare allo stesso modo Dante, la fisica quantistica o la finanza (come nel suo caso). La frivolezza non è sinonimo di stupidità o inadeguatezza nel ricoprire determinati ruoli. Con I love shopping, il messaggio arriva con prepotenza influenzando significativamente questo filone anche grazie all’adattamento cinematografico diretto da P. J. Hogan e con protagonista l’incantevole Isla Fisher. Sophie Kinsella è riuscita, con il suo piglio ironico, a trattare temi attuali senza appesantire la trama. Diciamoci la verità, non è facile parlare di shopping compulsivo, uno dei mali del nostro secolo, senza cadere nella banalità e nella superficialità. Lei ha dato voce a un filone bistrattato, fin troppo sottovalutato, dandogli una sua luce. Oggi la chick lit è sempre in alto alle classifiche rivolgendosi a un pubblico principalmente femminile e mostra come l’ambizione non sia solo una prerogativa maschile. La penna della Kinsella e la sua Becky “shopaholica” sono state fondamentali per il successo pionieristico del genere; le sue storie parlano a un pubblico vasto e riescono a intrattenere mantenendo sempre uno sguardo riflessivo sulla contemporaneità. I numeri parlano per lei, ha venduto più di 50 milioni di copie in più di 60 paesi ed è stata tradotta in 40 lingue.
Sono esaurita: il burnout, il male dei nostri giorni
Sophie Kinsella non ha esplorato solo lo shopping compulsivo, ha scritto libri per ragazzi e ha anche affrontato il tema della malattia. E poi, non poteva esimersi dal raccontare un altro male che affligge tutti noi, soprattutto la generazione dei Millennials: il burnout lavorativo. Ne ha sofferto anche lei, ma chi oggigiorno non soffre di questa sindrome da stress lavorativo cronico? Se analizzassimo i ritmi frenetici che ci impone il lavoro, potremmo affermare con certezza che non si lavora per vivere, ma si vive per lavorare. Il lavoro ci risucchia e diventa l’unico scopo della nostra vita, come avviene alla protagonista di Sono esaurita, Sasha. Di solito, i titoli inglesi tradotti in italiano perdono il significato originale, ma la scelta di tradurre The Burnout con Sono esaurita è stata decisamente geniale. È un’espressione frequente, gettonatissima, forse anche abusata, ed è proprio per questo che, tra gli scaffali di una libreria, questo titolo cattura l’attenzione del lettore. Per me, è stato così, è stato come il richiamo di una sirena. Sono esaurita è stato pubblicato nel 2023, edito Mondadori. Sasha ha trentatré anni, lavora per un’app di viaggi nel settore marketing ed è sommersa da e-mail, da compiti da svolgere anche se non toccano a lei e di lavoro arretrato. Vive la sua vita in completa apatia finché non arriva l’ennesima e-mail da flaggare. Dopo un episodio di evidente sovraccarico emotivo, Sasha è invitata a prendersi un periodo di riposo. Tra riviste di yoga e consigli della guru salutista per fare i venti passi verso la rinascita, la giovane si ritrova a trascorrere le sue vacanze nel Devon al Rilston Hotel, dove aveva passato le sue estati da piccola. Il tempo non ha cambiato solo lei, ma anche l’hotel ormai fatiscente e quasi sul lastrico. Nonostante il freddo dei primi mesi dell’anno, non rinuncia alla spiaggia e al surf, luogo in cui conoscerà l’altro ospite del resort, Finn. L’autrice combina l’enemies to lovers con lo slow born costruendo una relazione intensa fatta di confessioni e di attese, perché il punto non è solo innamorarsi, ma stare bene con sé stessi. Il passato e il presente si intrecciano portando mistero e nostalgia alla narrazione donando quel pizzico di intrigo in più. Sophie Kinsella lancia un messaggio attraverso la metafora del surf, cavalcare l’onda è l’unico modo per stare in pace con sé stessi, «l’onda è tutto» (dice Terry, un personaggio del libro). Bisogna avere il coraggio di afferrare l’onda anche quando sembra troppo alta, perché non è mai troppo tardi per diventare ciò che avremmo voluto essere. E ci vuole coraggio anche a lasciar andare il lavoro quando è troppo asfissiante, prendere consapevolezza del doversi prendere del tempo per respirare. Sono esaurita è l’essenza della penna di Sophie Kinsella, leggera ma mai superficiale, intelligente e romantica in egual misura.
Non possiamo sapere quali altre protagoniste e storie d’amore ci avrebbe riservato in futuro, ma possiamo rincontrarla e prendere ispirazione dalle sue eroine della quotidianità leggendo i suoi libri ancora e ancora.

