Il sol dell’avvenire, un viaggio attraverso la nostra Storia per nuovi approdi

L'ultimo film di Nanni Moretti, a dispetto delle critiche negative, spinge alla riflessione con una vena di malinconia e un accorato pessimismo

Tempo di lettura 2 minuti

Ho visto il bellissimo film di Nanni Moretti, di natura schiettamente politica sulla società italiana dal dopoguerra in poi. Ho preferito andare a cinema senza leggere le critiche al film, prevalentemente negative e sbagliate. La storia principale è centrata su un regista che tra mille difficoltà vuole fare un film sui tragici episodi del 1956 quando l’esercito sovietico invase con i carri armati Budapest, ponendo fine agli aneliti di libertà del popolo ungherese. Il segretario di un circolo provinciale del PCI, il bravissimo Silvio Orlando, si trova nell’imbarazzante situazione di dover aspettare il giudizio del vertici del partito con in testa Togliatti per prendere posizione. Tira una brutta aria di ribellione allo stalinismo del PCI che tiene forte la presa sul partito di due milioni di iscritti. Se i comunisti sono russi che ci fanno in Italia due milioni di russi? Si domanda con finta ingenuità una comparsa.

Il regista del film strappa un manifesto di Stalin mentre arriva un circo ungherese in tournée al Quarticciolo, carico di risentimenti verso il PCUS per l’invasione ingiustificata del proprio paese. Che fare? Che dire? Noi siamo per la libertà dei popoli ma la repressione a volte è necessaria, afferma il leader maximo Palmiro Togliatti. L’Italia delle ambiguità politiche si manifesta in tutta la sua natura che caratterizzerà il periodo successivo. L’Italia che diventa un laboratorio politico che esporta nel mondo inverosimili modelli, dal compromesso storico, dalla terza via, al socialismo craxiano, al politico imprenditore,al terzo polo di oggi, sintesi ridanciana visto che i poli non esistono quasi più. Il prezzo che paghiamo è il dispendio di enormi energie su dibattiti e sintesi impossibili e surreali mentre si allontana il sogno di tanti di creare uno Stato moderno, al passo dei tempi.

Moretti ci parla anche della qualità del cinema e in una lunga scena di violenza gratuita prende atto che da tempo siamo immersi, circondati, contaminati da cinema di bassa qualità. E il cinema è cultura e letteratura! Alla sua maniera, il film poi sconfina in altri film, in altre storie più intime, nei due adolescenti che cercano il coraggio di amarsi, nella crisi di coppia tra il regista e sua moglie, Margherita Buy che nella finzione cinematografica è la produttrice del film, nella voglia di fare altri film sulle canzoni italiane o sul nuotatore di The Swimmer, uno dei capolavori del 1961 del cinema americano sulla dissoluzione del mito capitalistico.

Potrei concludere che Il sol dell’avvenire di Moretti è un film che fa riflettere tra una vena di malinconia e un accorato pessimismo, ed è già qualcosa visti i tempi. Credo, però, che sarebbe oltraggioso limitarmi a questo anche se dobbiamo riconoscere che non siamo più abituati a riflettere. Nelle tante storie che si dipanano nel film vi ho trovato la voglia, la necessità di continuare il nostro cammino, il nostro viaggio, portandoci dietro ma anche abbandonando il nostro passato. Un po’ come nell’Ulisse di Joyce il nostro vagare, pur senza una ragione precisa, andrà ad approdare a qualcosa che vale la pena. Grazie a questo viaggio nel mondo l’uomo costruisce se stesso, assorbendo le diversità e arricchendosi con esse.

Gerardo Coppola

È stato nella carriera direttiva prima e in quella dirigenziale poi di Banca d’Italia, occupandosi delle funzioni istituzionali in campo bancario e finanziario. Oggi è scrittore, saggista e giornalista e segue numerose iniziative a carattere divulgativo e comunicativo. Nel 2017 ha fondato il blog www.economiaefinazaverde.it

Previous Story

La lezione dimenticata e la didattica nell’università riformata

Next Story

Se la Fattoria di Orwell si allunga in un fumetto doc