Rocco tra Machado, Esenin, Kljuev

Importanti poeti stranieri del suo tempo sono stati accostati a Scotellaro, ma non tutti sono stati in grado di conseguire nelle loro poesie esiti epico-narrativi, nonostante sia stata presente in alcuni una interessante costruzione articolata in racconto e in personaggi

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Il poeta-sindaco Rocco Scotellaro

La centralità del rapporto con l’ambiente naturale della propria terra è presente anche in poeti particolarmente affini a Scotellaro e che, come suoi antesignani, sono stati portatori avant-lettre di quella dimensione oggi metaforicamente indicata con il sintagma Lucanie del mondo. Si pensi al poeta inglese John Clare, vissuto nella prima metà dell’Ottocento, appartenente al proletariato rurale, il cui amore per la natura gli ha fatto rappresentare gli stessi personaggi delle campagne che appaiono nelle opere di Scotellaro e allo spagnolo Antonio Machado, nativo dell’Andalusia, che elegge a propria patria la Castiglia e in una breve parte del sesto componimento del ciclo “Campos de Soria” dei Campos de Castilla del 1912, crea immagini allusive dell’aspro paesaggio castigliano, da lui chiamato «campi della terra mia», che ora leggiamo nella Poesia spagnola del Novecento, uscita nel 1985 per la Garzanti con la limpida traduzione di Oreste Macrì:

Là sulle alte terre
per dove traccia il Duero
la curva di balestra
intorno a Soria, tra colline plumbee
e macchie di querceti diradati,
vaga il mio cuore in sogno…

Già più volte richiamato dalla critica è Sergej Esenin, estensore nel 1919 del manifesto dell’immaginismo, che in un componimento del 1910, tratto dalla raccolta Radunica (1916), poi uscita nel 1954 per la Guanda nella Poesia russa del Novecento, tradotta da Angelo Maria Ripellino, si ispira con assolta immediatezza a quella alla natura, in cui la Russia contadina riconosceva le proprie radici, dove la terra, i colori della natura, gli alberi come l’acero costituiscono lo sfondo di una dimensione ciclica senza tempo:

Là dove il sole sorgendo innaffia
con acqua rossa le aiuole dei cavoli,
un minuscolo acero succhia
la verde poppa della madre.

Esenin è stato spesso associato a Scotellaro, che non sarebbe stato in grado, come il poeta russo, di conseguire nelle sue poesie esiti epico-narrativi; in altri termini, in diverse composizioni di Esenin è possibile trovare una costruzione narrativa, articolata in racconto e in personaggi, assente invece in Scotellaro, in cui i personaggi evocati non sembrano essere autonomi dall’io lirico, dal momento che la comunità contadina non ha “voce” propria, ma è solo rappresentata; diversamente in narrazioni di taglio autobiografico, dove appaiono quasi sempre figure parentali, per cui risulta sempre illuminante il libro di Franco Fortini, La poesia di Rocco Scotellaro, uscito nel 1974 per l’edizione Basilicata. Legato di amicizia a Esenin, l’altro bardo russo, Nikolaj Kljuev, tra i principali organizzatori di “Beltà”, gruppo dei poeti contadini (1915), e di “Mietitura”, pubblica, fin dal 1911, alcuni libri di poesia, da Scampanio di pini a Canti dell’izba, all’ultimo, L’izba e il campo (1928), con al centro il mondo rurale, che nel corso dei secoli ha accumulato miti, leggende e riti, riunendo cristianesimo e paganesimo, campagna e “madre terra”, divino e forzectonie: è la Russia agreste e patriarcale, simboleggiata dall’izba, la tipica casa in legno delle campagne, con il suo focolare, la sua vita laboriosa, impregnata di essenza spirituale. La natura, infatti, nella sua poesia appare in una veste religiosa e tutti coloro che vivono in comunione con essa, i contadini, costituiscono il popolo; pertanto, Kljuev trasforma la lingua potenzialmente letteraria dei suoi componimenti nella lingua della tradizione orale e riveste i canti popolari di forme letterarie, immettendovi anche una religiosità in lui ispirata a un sentimento autentico: «Nei giorni dorati di settembre / quasi sagrato si mostra il margine del bosco. / I pini pregano, bruciando l’incenso, / sulla tua piccola izba abbandonata».

3-continua

 

  1. Scotellaro, il poeta del mondo contadino
  2. Rocco e i suoi colleghi, tante Lucanie in versi
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