Parasonnie, il confine misterioso tra mente e corpo

Il sonno rappresenta un recupero fisiologico dell’organismo, ma non è tutto rose e fiori. Le spine compaiono quando si affolla di comportamenti insoliti, movimenti inconsulti, urla e percezioni anomale

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Il sonno rappresenta un recupero fisiologico dell’organismo, una stabilizzazione della memoria e può avere anche funzione di evitamento che allontana in maniera temporanea da personali tensioni emotive. Ma il sonno non è solo fiori e petali di rose. Le spine compaiono quando si affolla di comportamenti insoliti, come i movimenti inconsulti, le urla e le percezioni anomale. In tal caso si parla di “parasonnie”, classificate in base alle fasi del sonno in cui si manifestano:  NRem del sonno profondo o fase Rem, caratterizzato quest’ultimo da rapidi movimenti oculari. Quelle collegate alla fase NRem avvengono in genere nelle prime ore di sonno e includono il sonnambulismo, il terrore notturno, i risvegli confusionali con disorientamento durante il recupero dello stato di veglia. Possono manifestarsi in episodi brevi e sporadici oppure come eventi più frequenti che rendono il sonno una fase inquietante per se stessi e per chiunque assista. Tra le parasonnie della fase Rem  (Rapid Eye Movement)e le miste della transizione veglia-sonno si annoverano gli incubi, il sonniloquio di chi parla nel sonno, il bruxismo dei digrignatori seriali fino a limare i denti, l’enuresi notturna, le mioclonie ipniche, segnate da scosse e sobbalzi improvvisi, e in un capitolo a parte c’è la sindrome delle gambe senza riposo. In buona parte dei casi hanno un’evoluzione benigna, non associata ad altre patologie. L’origine è ereditaria familiare (alcuni studi suggeriscono un’alterazione del cromosoma 20) oppure legata a condizioni di stress, ansia, alterazione del ritmo sonno-veglia, agli abusi di alcol e droghe.

Nel sonnambulismo la persona ha lo sguardo assente di vetro, abbandona il letto e prende a vagare in casa, compie attività complesse come aprire porte e spostare oggetti, pur rimanendo in uno stato di pura incoscienza. Dell’attività notturna non ne avrà memoria. Un fenomeno inquietante eppure affascinante che colpisce il 5% della popolazione e, prima dell’avvento delle neuroscienze, veniva interpretato come uno stato di trance mistico. Molti studiosi ipotizzano che gli stadi intermedi tra sonno e veglia favoriscano processi creativi che generano immagini e narrazioni oniriche.

In quanto ad arte, tra i grandi sonnambuli della storia ci sono Jean Jacques Rousseau e Vincenzo Bellini che dedicò al disturbo “La sonnambula”, una delle sue opere più celebri. Il terrore notturno, classificato come DEM-5, è caratterizzato invece da episodi improvvisi di intensa paura e difficoltà a svegliarsi per cancellare le emozioni violente patite. Chi ne soffre urla, agita le braccia in maniera caotica: cerca di scappare dalla trappola del suo sonno. A differenza degli incubi, durante il terrore notturno il soggetto vive l’angoscia in uno stato d’incoscienza difficile da abbattere con il semplice risveglio.

Cosa accade nello stato di dissociazione funzionale delle parasonnie? La corteccia prefrontale – responsabile della logica e della memoria – rimane disattiva, mentre altre aree cerebrali, tra cui il talamo, il cingolato anteriore e il sistema limbico, si attivano come se dovessero affrontare uno stato di allerta reale. Le parasonnie interferiscono con la qualità del sonno ristoratore e questo effetto negativo compromette la vitalità quotidiana, oltre ai disagi psicologici connessi alla paura di addormentarsi e all’imbarazzo che si prova nelle relazioni sociali. La terapia è correlata alla tipologia e alla gravità del disturbo. Nella maggior parte dei casi si basa su strategie comportamentali e misure preventive che puntano sull’igiene del sonno e lo stile di vita. Studiare le parasonnie significa esplorare il confine misterioso tra mente e corpo, tra sonno e veglia. Ci insegnano che il sonno è un mondo segreto, vivo e complesso: continua a muoversi anche quando la coscienza dorme.

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