Ucraina, nuove impressioni di un paese in guerra (giugno-luglio 2026)

Viaggio nei territori della guerra per verificare i disagi e le speranze di un popolo che lotta da anni per la sua libertà: tante cose appaiono cambiate, alcune in meglio, altre invece ricordano il conflitto e le sue insidie quotidiane. Un palpitante racconto di Salvatore Del Gaudio, entrato nuovamente in territorio ucraino nei pressi di Berehove...

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Regione Transcarpatica 18.VI.2026: Ho da poco varcato il confine con l’Unione Europea e sono entrato, dopo i consueti controlli, in territorio ucraino nei pressi di Berehove[1].Con mia sorpresa ho notato, nel buio pesto della notte, che un nuovo asfalto brillante finalmente collega i due lati della frontiera, coprendo buche e avvallamenti di sorta. La sorpresa, però, dura poco. Il nuovo manto d’asfalto si interrompe dopo appena quattro o cinque chilometri; poi la strada torna quella di sempre. A parte l’illuminazione dei posti blocco, l’oscurità, rischiarata a tratti dal cielo stellato, inghiotte ogni cosa, mentre il fondo sconnesso continua a offrire spunti per gli improperi di automobilisti sbadati che danneggiano i propri mezzi di locomozione su quella strada provinciale che raggiunge, attraverso la piana di Mukačevo e la catena montuosa transcarpatica, la regione di Leopoli (L’viv).

 Mukačevo 19.VI. 2026: Stamane nella ridente e tranquilla Mukačevo, la cui vita procede apparentemente sorniona come sempre, tra i diversi tipi di rose che adornano la piazza della Ratuša (“municipio”), ho notato che le foto ritraenti i caduti della zona è considerevolmente aumentato. Ciò che mi ha maggiormente colpito, oltre alla loro età media, sensibilmente diminuita, è stato il volto di una donna soldato di circa trentotto anni, con i suoi profondi ed espressivi occhi neri. È la prima volta, dall’inizio della guerra, che in una cittadina di provincia appare, su questi manifesti commemorativi, il volto avvenente di una donna, caduta, come si diceva un tempo, per la patria.

Mentre il profumo delle rose e degli alberi in fiore, nel pieno rigoglio di inizio estate, mi inebriava la mente, riportandomi, nello stesso tempo, all’odore tipico dei cimiteri nostrani nei giorni di festa, un amico di origine russa si lamentava a telefono dell’attacco alla Lavra di Kyiv e dell’incendio della Chiesa della Dormizione. Poco dopo, i video dell’attacco massiccio ucraino alle raffinerie di Mosca, mi hanno riportato alla realtà. Per quanto la povera Ucraina cerchi di rispondere ai numerosi attacchi subiti nel corso di questi anni di guerra, per un attimo mi sono immedesimato nei moscoviti…Da studioso di lingue e culture slave, tutto ciò mi duole. Spero, davvero, che un deus ex machina decreti la fine di tutto questo!

20.VI.26: I Carpazi conservano sempre il loro fascino, in qualsiasi stagione dell’anno. Tuttavia, li prediligo in autunno, quando una sinfonia di colori fluttuanti li tinge di oro, rosso fuoco e verdognolo. Non sono da meno tra la tarda primavera e l’estate, quando la natura è nel pieno rigoglio e il verde dei boschi si accompagna alla fioritura.

Il viaggio procede liscio ma, ad uno dei consueti posti di blocco, per la prima volta mi hanno chiesto il cosiddetto “vijs’kovyj oblik”, ossia l’iscrizione al registro militare. Ovviamente ho risposto di non averlo in quanto cittadino straniero.

 Leopoli 20.VI.26: la vita qui continua come nulla fosse: strade e piazze affollate da una popolazione mediamente giovane; bambini che si divertono e si bagnano nelle fontane pubbliche; bar, locali e ristoranti stipati da turisti interni e, in certa misura, stranieri. La vita notturna, al chiarore lunare, trabocca di entusiasmo per i giovani e, forse, anche per i meno giovani.

La via Cracovia, oltre al passeggio serale, offre ristoranti caratteristici e cucina italiana. La città poco si differenzia da Cracovia, non tanto per i ben noti motivi storici, il comune passato e lo stile architettonico ma, soprattutto, per l’atmosfera felice e la voglia di vivere. L’unica differenza sta nel coprifuoco: tutti rientrano, come tante Cenerentole, entro mezzanotte!

L’ambiente è etnicamente più omogeneo rispetto a molte capitali dell’Europa occidentale nelle quali si è dimenticato il gusto di una tradizione più autentica e prevalentemente locale. Questi cambiamenti non avranno luogo finché l’Ucraina non entrerà a pieno titolo nell’Unione Europea.

L’unica nota dolente è che, di tanto in tanto, il traffico si arresta come per incanto. Tutti si alzano, osservano un minuto di silenzio e offrono l’estremo saluto a un corteo militare che accompagna e omaggia per l’ultima volta il feretro di un altro soldato caduto al fronte.

Kyiv 21.VI.26: Kyiv mi ha colto parzialmente al buio. La notte è trascorsa tranquilla, senza il suono delle solite sirene. Il verde dell’estate e l’apparente serenità del quartiere dove abito scandiscono, per ora, i ritmi pacati della gente. 

Kyiv 24.VI.26: Stasera, per la prima volta dal mio arrivo nella capitale, mentre la gente si gode la meritata passeggiata serale – dopo un’intensa e afosa giornata di lavoro – lungo le sponde del Dnipro, nello storico quartiere di Podil, un’improvvisa sirena prolungata squarcia la tranquillità del tardo tramonto estivo. Alle nove in punto, mentre io e altri passanti ci affrettiamo a trovare il primo rifugio disponibile – nello specifico si tratterà di un vecchio portone azzurrognolo e ad arco – il cielo si solca di nuvolette biancastre seguite da una scia, simile a quelle lasciate da un Boeing di linea, precedute da raffiche ed esplosioni in lontananza. Per un attimo si è temuto che si trattasse di missili balistici russi.

[1] In ungherese Beregszász. Cittadina di confine con forte presenza etnico-linguistica ungherese. Fu la capitale della contea di Bereg del Regno di Ungheria fino al 1919 e tra il 1938 e il 1944. Dal 1919 al 1938 fece parte della Cecoslovacchia, come il resto della Transcarpazia.

Abbattimento di droni

Černihiv 28.VI.26: Sono favorevolmente colpito dalla colossale ripavimentazione della strada – una via di mezzo tra una superstrada e una provinciale italiana – che collega Kyiv a Černihiv. Il manto stradale e per molti chilometri divenuto quasi vellutato; una vera e propria barriera protettiva delimita le due corsie della carreggiata che attraversa campi, villaggi e macchie boschive, dove la velocità deve essere drasticamente e, soprattutto, improvvisamente ridotta. Dall’alto dei loro nidi sistemati come delle grosse ceste stipate sugli alti pali della luce, spesso ancora in legno, fanno capolino le cicogne che imbeccano i loro piccoli.

Un rigoglioso mare di verde boschivo – non a caso questa regione fa parte della Polissia, il cui nome significa appunto “in mezzo ai boschi” – e il cielo azzurro chiaro, con qualche nuvola che passeggia inerme, creano lo sfondo ideale per un’estate appena iniziata.

Černihiv con le sue strade alberate, la Bella Piazza e le numerose chiese ortodosse dalle cupole dorate e scintillanti, molte delle quali risalgono al tempo della Rus’, [quando l’omonimo principato di Černihiv era uno dei più importanti dopo Kyiv], con la loro calma apparente fanno da cornice ideale per un viaggio in un mondo diverso da quello a cui è abituato l’occidentale medio.

Il venticello rende piacevole qualsiasi bevanda consumata all’aperto, ai tavolini dei numerosi caffè cittadini circondati da aiuole ben curate e roseti. Nonostante la tensione celata e il navigatore satellitare che impazzisce improvvisamente per effetto dell’interferenza dovuta ai radar antiaerei, Černihiv rimane tuttora un luogo ideale per una gita fuori porta di qualche giorno.

Černihiv: una strada del centro
Černihiv: scorcio sulla piazza Principale (“Krasna Plošča”)

Kyiv 03.VII.26: la differenza tra L’viv e Kyiv si avverte a pelle: è nell’aria. Frotte di passanti di ogni età con i consueti abiti domenicali affollano le vie del centro, i caffè tradizionali, con il tipico caffè leopolitiano (lviviano), dall’aroma più delicato e dolciastro rispetto a quello italiano e, in particolare, a quello napoletano, sono animati da una clientela assorta nei propri rituali, quasi sempre accompagnati dall’immancabile dessert.

La guerra, gli attacchi di droni, missili e quant’altro sembrano poco più che un ricordo sbiadito. Eppure, solo qualche giorno fa, tra giovedì 2 luglio e venerdì 3 luglio, la Russia ha sferrato uno degli attacchi più poderosi degli ultimi mesi. Per la prima volta dall’inizio della guerra (2022-2026), durante il mio ottavo breve soggiorno nel Paese, ho davvero temuto per il peggio…

Il segnale di pidvyšena bezpeka (“rischio elevato”) era risuonato poco prima delle otto di sera. I più non gli avevano dato peso troppo peso: sembrava la usuale sirena passeggera con qualche consuetudinaria scaramuccia nel cielo seguita dall’abbattimento di qualche drone e poche raffiche di piccolo calibro. Molti si erano intrattenuti nel vicino parco di Holosiivo, presso il quale si respirava una calma e una tranquillità insolite, richiamando alla mente la quiete prima delle grandi sparatorie dei film western.

Verso le undici di sera, allorché il servizio metropolitano si interrompe, si notava un lento ma incessante affluire di persone nelle stazioni della metropolitana, forse uno dei rifugi più sicuri della capitale, proprio come nei primi giorni di guerra. Dopo aver indugiato a lungo con il mio vecchio amico e collega dell’Istituto della lingua Ucraina (Accademia delle Scienze) sul da farsi, abbiamo deciso di rientrare a casa. Ciò nonostante, l’andirivieni di persone di ogni età, muniti di sedie, materassini, passeggini, bambini in fasce portati in braccio da premurosi genitori nel profondo del loro imperturbabile puro e beato sonno infantile, mi davano da pensare.

Ometto la descrizione dei consueti spari e abbattimenti di droni percepiti in lontananza; ciò fa oramai parte della vita di ogni giorno…

Mi ero da poco assopito, quando un boato terrificante, a metà tra il rombo di un tuono esploso nelle immediate vicinanze e il fragore di una notte del Capodanno napoletano, hanno fatto tremare il letto…Di sobbalzo mi sono precipitato nell’ingresso protetto dalla ben nota “regola delle due o tre pareti”. Dopo qualche tempo, ho provato a riaddormentarmi sul pavimento, ma l’eco dell’artiglieria pesante, probabilmente del sistema di difesa aerea ucraino, ha continuato – intervallato da silenzi tombali – a scandire quell’inferno che, per molti, non solo si è trasformato in uno spaccato della quotidianità ma ha finanche mietuto delle vittime civili in alcuni quartieri poco distanti dal mio.

OPINIONI RECENTI SULLA GUERRA: COSA NE PENSANO GLI UCRAINI (luglio 2026)

Premesso che non dispongo di statistiche e che, in tempo di guerra, anche queste difficilmente sarebbero obiettive, i pareri sono sensibilmente discordanti e si avverte un latente senso di disapprovazione nei confronti della classe dirigente e di come questa continui a gestire la guerra in corso. I pareri palesemente critici nei confronti dell’amministrazione Zelenskyj si colgono soprattutto tra il cosiddetto piccolo business ma anche tra gli impiegati pubblici, tra i quali insegnanti e finanche professori universitari. Questo senso di disapprovazione è più evidente, come è facile immaginare, nelle regioni a ridosso del fronte in particolare quelle centro-orientali e centro-settentrionali.

Non si digerisce il fatto che qualunque uomo possa essere fermato per strada in qualsiasi momento e inviato al fronte come recluta. Il fatto, poi, che tutti i cittadini di sesso maschile non possano lasciare il paese fino al compimento del sessantesimo anno di età, mentre una parte più abbiente e più influente della popolazione continua a godere di privilegi e, in qualche modo, riesce a viaggiare, spesso alla guida di enormi auto di lusso non è visto di buon occhio. Tra l’altro, è aumentato anche il numero di giovani donne alla guida di bolidi costosissimi, come Porsche, Audi e Mercedes.

Molti, soprattutto i cinquantenni, pensano che il presidente, malgrado i palesi sforzi che questi compie sul piano internazionale per invocare un sostegno continuo all’Ucraina, non sia credibile e adatto al ruolo di mediatore e, soprattutto, non abbia la caratura politica per trattare con soggetti quali Putin.

Intanto la linea del fronte resiste e non sembra essersi spostata di molto anche se le perdite sono ingenti da entrambe i lati. Uomini con protesi “moderne”, simili alla componentistica robotica di nuova generazione, in sostituzione degli arti inferiori e superiori sono diventati uno spettacolo dolente e comune nella metropolitana e nelle strade di Kyiv e di altre città principali.

Un recente colloquio con una giovane ufficiale donna, autrice di un libro per ragazzi sugli effetti della guerra, inizialmente entusiasta per una possibile riconquista dei territori perduti – in questo sarebbe consistita la agognata “vittoria” checche ne dicano i detrattori dell’Ucraina – appare oggi molto più cauta ed invoca una soluzione diplomatica.

In questa cornice gli ucraini di concerto con una società britannica hanno sviluppato un proprio prototipo di missile a media gittata, noto come flamingo, le cui caratteristiche sono facilmente reperibili in rete. Nel frattempo, le forze ucraine continuano a colpire alcune infrastrutture logistiche rilevanti all’interno del territorio russo e cercano di isolare il più possibile la penisola di Crimea. Sarà questo sufficiente a garantire una cosiddetta pace “giusta”?

 

Salvatore Del Gaudio

Professore associato Filologia e linguistica slava presso l'Università degli studi di Salerno, già professore presso le università di Kyiv Borys Hrinčenko e precedentemente Taras Ševčenko

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