I libri, la memoria e l’inarrestabile flusso del tempo

Il fascino arcano di una biblioteca di famiglia, giacimento inesplorato di profonde suggestioni intellettuali e affettive, nel racconto autobiografico di Luigi Contu, direttore dell'Ansa

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RQ ha già pubblicato una prima recensione al libro autobiografico di Luigi Contu, nell’imminenza dell’uscita. Pubblichiamo una nuova analisi di una giovane studiosa, che ha avvertito l’esigenza di scrivere una propria riflessione sull’interessante romanzo del direttore dell’Ansa, dopo l’incontro che l’autore ha avuto con i suoi lettori salernitani nel corso di una rassegna editoriale di inizio estate. Si tratta di una rilettura di un testo singolare per la sua struttura, che pone molti interrogativi e lancia utili messaggi sul tema della cultura, della memoria e delle stratificazioni culturali contemporanee. 

 

I libri raccontano storie ma, a volte, si possono raccontare pezzi di vita attraverso libri letti e posseduti: il romanzo d’esordio “I libri si sentono soli” di Luigi Contu, pubblicato nel 2022 edito “La Nave di Teseo”, è una saga familiare autobiografica che si racconta attraverso i libri accumulati nella biblioteca di famiglia per quattro generazioni. L’incontro al Salerno Letteratura Festival 2023 con Luigi Contu, direttore dell’Ansa e cronista parlamentare da oltre vent’anni, si è tenuto lo scorso 20 giugno al Museo Diocesano di Salerno dove ha dialogato e condiviso questa sua prima esperienza da scrittore con il pubblico. «Non ho mai pensato di scrivere un libro, ho letto i libri dei miei colleghi e non mi sono quasi mai piaciuti, per me il romanzo è una cosa sacra. Poi, mi è capitata questa avventura. Dopo alcuni anni dalla morte di mio padre, per cause di forze maggiori, ho dovuto fare un trasloco cercando di trasportare e salvaguardare più di 14 mila libri che il mio bisnonno, mio nonno e mio padre avevano accumulato. […] Ho preso questa cosa come un’incombenza, un fastidio, all’inizio», confessa. Senza aspettarselo, si è ritrovato coinvolto nella catalogazione dei libri, a sfogliarli e a leggerli creando delle schede: «Io non ho inventato nulla, questo libro si è costruito da solo poiché io ho scritto quel che succedeva». Appartenente a una famiglia di giornalisti e politici, ha raccontato di come si sia ritrovato immerso nella storia d’Italia grazie al ritrovamento di carte, verbali, quaderni appartenuti ai Contu prima di lui e nella letteratura tra libri del futurista Marinetti, di Paul Valery e altri. Durante l’incontro, parte dall’inizio di questa avventura, da quel foglietto con i segni rossi lasciatogli dal padre prima che morisse nella quale aveva dato le disposizioni per conservare la biblioteca. Lo ha anche perso, dice con rammarico, per poi ritrovarlo in uno scatolo insieme alle maglie di calcio: «Speravo che in quelle pagine ci fosse qualcosa per me, un messaggio. Con mio padre avevo un rapporto molto intenso soprattutto quando sono diventato adulto, anche se era un rapporto molto professionale. Era molto legato ai nostri interessi e poco ai nostri affetti. Dopo la sua morte, vedendo tutti i suoi libri, il lavoro che ha fatto e quello che mi ha lasciato…mi ha molto avvicinato, mi ha fatto scoprire una persona che, attraverso la poesia e la letteratura, ha espresso anche dei sentimenti», e forse anche questo è stato il vero ultimo messaggio paterno. Traslocare e sistemare la biblioteca è stato un modo anche per avvicinarsi di più ai figli; ognuno di loro ha contribuito in qualche modo ad arricchire questa avventura libraria. Ludovica, la prima, lo ha aiutato con la poesia inedita di Ungaretti, una stesura poetica; Francesco ha potuto usare i due quaderni rinvenuti del fratello del nonno di Luigi Contu per la sua tesi sul fascismo; infine, Ignazio ha fatto sì che il padre recuperasse il celebre film di Nolan “Interstellar” per fargli comprendere la teoria della relatività di Einstein, interesse nato dal volumetto divulgativo tradotto dal nonno Rafaele pubblicato per Hoepli. Lo scrittore, dopo aver raccontato della Sardegna terra dei suoi avi, dei suoi figli e della vita del nonno di cui ha sempre saputo poco, ha confessato di aver preso le distanze da quest’ultimo a causa della sua aderenza al Fascismo: «Mi sono domandato come mai una persona che si emozionava per un verso di Ungaretti, o di Valery o una formula di Einstein, non si sia resa conto di quello che stava succedendo in Italia con le leggi razziali». Poi, ha aggiunto: «In qualche modo mi ha fatto piacere scoprire che mio nonno, pur essendo un intellettuale di regime, non abbia firmato il manifesto degli intellettuali fascisti; non ha firmato nemmeno quello degli antifascisti. In questa non firma, ci ho visto la sua indipendenza rispetto a quanto stava succedendo». Con questo libro, Luigi Contu si è messo a nudo e con non poche preoccupazioni, ha ammesso di aver avuto paura all’inizio, ma che sia stato il suo amico Mario Calabrese a convincerlo. Ha raccontato della rete che si è creata grazie alla sua storia; anche altri hanno ricambiato scrivendogli e ripercorrendo quegli anni da lui menzionati così da avere uno scambio reciproco. La stesura e il trasloco della biblioteca sono stati la sua bolla, lo hanno protetto dalla pandemia che ha isolato sempre di più le persone. E se da un lato si è lasciato andare ai ricordi parlando della cassapanca della nonna, «la cassapanca è l’amore di mia nonna. Lì trovo quello che lei mi ha dato, lei per me è stata fondamentale, è la prima che mi ha letto qualcosa. Ogni volta che leggo un libro sento la voce di mia nonna», dall’altro ha parlato del progetto futuro che ha in serbo per “I libri si sentono soli”; sarà un’opera teatrale: «Fin da ragazzo, ho amato il teatro, mia madre mi ci portava da piccolo. Quando è uscito il libro, un attore di Trieste mi ha chiesto di fare una presentazione in cui io leggevo delle parti e lui riproduceva la scena teatrale. Ci è piaciuto e abbiamo pensato di fare di più scrivendo tre scene». Nell’attesa di vedere la prima, non resta che leggere il libro per non farlo sentire solo!

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