Giornalismo e storia, se il racconto del passato diventa vivo

Tra le pagine del libro di Tartaglia, realizzato anche grazie al prestigioso archivio fotografico dell'Ansa, c'è il mondo dell'informazione e il suo rapporto con l'Italia repubblicana. Immagini e parole si intrecciano per ripercorrere, assieme al lettore, gli argomenti salienti delle memorie della nostra nazione e dei principali eventi inte azionali. E allora, forse, riprendendo le parole con cui Luigi Contu, direttore dell’Ansa chiude la sua prefazione, è bene ricordare che i lettori, sommersi come non mai da una mole incredibile di informazione, hanno «il diritto di essere informati in modo sempre più responsabile, etico e professionale. È questo che rende oggi più che mai insostituibile il ruolo del giornalista»

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La storia dell’Italia repubblicana e dei principali eventi internazionali raccontata dal giornalismo. In un mondo oramai sempre più digitale, con una progressiva e inesorabile crisi della carta stampata e del ruolo di giornalista, Giancarlo Tartaglia – segretario generale della Fondazione “Paolo Murialdi” ed ex direttore della Fnsi – fa tuffare il lettore nella storia; lo fa in un volume che raccoglie le cronache giornalistiche degli eventi che hanno, volenti o nolenti, contribuito a creare la nostra identità di nazione.

Il libro Storia illustrata del giornalismo italiano, edito da Pacini editore, è una miniera preziosa di fotografie grazie alla collaborazione con l’Ansa, che ha reso disponibile il suo immenso patrimonio iconografico di oltre 13 milioni di immagini. Così, in 208 pagine dense di informazioni, 138 immagini riassumono iconograficamente e valorizzano le storie raccontate. C’è un condensato di storia in queste pagine: ci sono gli anni della ricostruzione; l’attentato a Togliatti che scuote l’Italia e la vittoria al Tour de France di Bartali che acquietò gli animi in un momento particolarmente delicato per la nostra nazione, a conferma del legame indissolubile degli italiani con lo sport; c’è il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica; c’è il terrorismo, il rapimento Moro, gli attentati a Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, la P2; c’è il Mondiale del 1982. Ci sono gli equilibri della nazione che cambiano e che ci portano ai giorni d’oggi e le novità che riguardano il mondo dell’editoria e del giornalismo.

Il volume potrebbe agilmente affiancare la canonica programmazione didattica delle scuole superiori, con cui spesso si narrano le principali vicende della nostra storia senza appassionare i giovani. Questi scritti, invece, trasudano entusiasmo, quello di chi ha raccontato in diretta i fatti che sono diventati notizia e poi, dopo il giusto tempo, sono entrati nei libri di storia. Il racconto è vivo, consente di sfogliare le pagine del passato, e mostra in maniera inequivocabile che la storia si crea giorno dopo giorno: si forma davanti ai nostri occhi anche grazie al lavoro dei giornalisti che mettono assieme i tasselli della cronaca che poi diventa memoria collettiva. D’altronde, riprendendo una celebre frase attribuita a Umberto Eco, non si è sempre detto che il giornalista è lo storico del presente? Un’affermazione che richiede attenzione e implica scrupolosità, preparazione, verifica delle fonti; insomma implica l’esistenza di un’etica della professione ben lontana dal vuoto termine, sempre sbandierato e assai spesso male applicato.

Il libro esce in occasione dei 60 anni dell’Ordine dei giornalisti e l’autore, riprendendo le parole di Tiziano Terzani, non manca di ricordare che il giornalismo «è un atteggiamento verso la vita, che muove dalla curiosità e finisce col diventare servizio pubblico: è missione».

Non mancano gli spunti sulle nuove frontiere dell’informazione: nell’introduzione Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei giornalisti, si chiede: «Cosa sarebbe successo se informazioni, inchieste e approfondimenti su questi capitoli della nostra storia fossero passati al vaglio del regolamento di un’azienda privata di nome Meta? Se l’appetibilità e la viralità di queste informazioni, inchieste e approfondimenti fosse stata classificata dagli algoritmi di Google in nome della loro profittabilità pubblicitaria?».

E allora, forse, riprendendo le parole con cui Luigi Contu, direttore dell’Ansa chiude la sua prefazione, è bene ricordare che i lettori, sommersi come non mai da una mole incredibile di informazione, hanno «il diritto di essere informati in modo sempre più responsabile, etico e professionale. È questo che rende oggi più che mai insostituibile il ruolo del giornalista».

Barbara Ruggiero

Coordinatore del magazine, giornalista professionista, è laureata in Comunicazione. È stata redattrice del Quotidiano del Sud di Salerno e, tra le altre esperienze, ha operato nell’ufficio comunicazione e rapporti con l’informazione dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Già docente di progetti mirati a portare il giornalismo nelle scuole, è stata anche componente e segretaria del Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Campania.

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