La Qualità, malgrado ogni impossibile definizione!

Il libro di Robert M. Pirsig ha il fascino della purezza. Seduce per la domanda complessa cui si tenta di dare una risposta pur sapendo che essa non rientra nelle possibilità di una scrittura

Tempo di lettura 4 minuti

Alcune cose sono meglio di altre, cioè hanno più Qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la Qualità astraendo dalle cose che la possiedono, paff, le parole ti sfuggono. Ma se nessuno sa cos’è, ai fini pratici non esiste per niente. Invece, esiste eccome. Su cos’altro sono basati i voti, se no? Perché mai la gente pagherebbe una fortuna per certe cose, e ne getterebbe altre nella spazzatura… Ma in cosa consiste il “meglio”?… Così continuiamo a girarci intorno e ad arrovellarci senza mai trovare un punto d’appoggio. Cosa diavolo è la Qualità? Che cosa è?… “Penso che una cosa come la Qualità esista, ma appena si cerca di definirla sfugge. Robert M. Pirsig, Sulla qualità, Adelphi, pag. 176.

Di quest’autore abbiamo imparato ad apprezzare, si era nei primi anni ottanta del secolo scorso, il suo primo libro che diventò un best seller mondiale. Negli Stati Uniti uscì nel 1974. Il libro è Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, un titolo che in qualche modo riecheggiava Lo Zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel. Erano anni dove le dottrine orientali esercitavano un grande fascino e spingevano migliaia di giovani di tutto il mondo a compiere veri e propri viaggi iniziatici, se non a raggiungere l’India o i paesi dove si studiavano e praticavano quelle discipline così severe e illuminanti. Lo stesso Pirsig si recherà in oriente e non ne uscirà senza contraccolpi. Lo salveranno la sua curiosità, le sue ossessioni filosofiche, e perché no, la sua incredibile tenacia che gli permetterà di formulare quella “metafisica” della Qualità già presente come riflessione nel suo primo libro on the road, ma che si evidenzierà maggiormente nel più “morale” dei suoi libri che è Lila (1991).

Come ci racconta Wendy K. Pirsig, seconda moglie dell’autore, nonché prefatrice di questa partecipata riflessione, lo scopo di questo libro, che esce sei anni dopo la morte di Bob nel 2017, è di offrire una piccola selezione di scritti sul tema “qualità” che è centrale di tutta la sua opera. Un concetto ricorrente nei suoi lavori pubblicati ma che a volte è messo in secondo piano dalle pregevoli descrizioni dei viaggi in motocicletta nel West americano, dalla manutenzione dei motori, da una malattia mentale e dal rapporto padre-figlio. Un’antologia, in breve, che per la prima volta raduna lettere, conferenze, testi in forma di saggio, aforismi, appunti personali nei quali s’illustra una compiuta riflessione intorno a una parola “chiave” che difficilmente si lascia comporre in un qualcosa di definito; come se la Qualità avesse una sua natura evanescente, un equilibrio talmente instabile che equivarrebbe a comprendere la perfetta unità dell’essere e del divenire. Quel concetto dell’Uno così caro ai greci che, trasposto, somiglierebbe sia nello zen sia nel buddismo o nel taoismo a quella dimensione preintellettuale di superamento del dualismo soggetto-oggetto. Insomma, qualcosa che potrebbe farci apparire un atteggiamento piuttosto che una risoluzione di un concetto che di per sé non si risolve se non nell’attimo di un evento. Quello di Pirsig, quindi, è un vero e proprio tentativo di costruzione metafisica. Un porsi di fronte all’esistenza con un’andatura di attesa, di libertà, di consapevolezza, e come conseguenza l’agire, ma nel modo più giusto possibile: l’idea del bene come archetipo fondamentale e utile di un comportamento da assumere di fronte a ciò che si dà come stabile solo in apparenza.

La Qualità, allora, è di due tipi: dinamica e statica. Potremmo riassumerla come l’eterno conflitto presocratico di ciò che è immobile e ciò che si muove. Pirsig propende per il movimento, ma leggiamo uno dei suoi appunti: La qualità dinamica non è invisibile o intangibile. La qualità dinamica è una continua esperienza sensoriale. Ma le distinzioni del vedere e del toccare non vi sono fatte. Ovviamente, è solo per comodità di spiegazione che le due qualità sono separate, richiedendo pertanto dimensioni temporali differenti. In realtà, dobbiamo immaginare la Qualità come qualcosa anche (o forse, soprattutto) di contrastante, o di assimilabile a una divinità, a un cammino. La Qualità, scrive Pirsig è il Buddha. La Qualità è la realtà scientifica. La Qualità è il fine dell’arte. Non ci resta che calare questi concetti in una situazione pratica, terra terra, e cosa c’è di più semplice, riprende Pirsig, che la riparazione di una vecchia motocicletta? La riflessione di Pirsig ha sempre uno sviluppo esistenziale. Un calarsi nelle attività della vita pratica in una simbiosi con le cose che non ha nessuna matrice concettuale, se non l’aspirazione che tutti gli esseri vivano in pace: in alto fino ai cieli, e in basso fino agli abissi. Il libro, questa raccolta di meditazioni, valutazioni, attese, ha il fascino della purezza. Seduce per la domanda complessa cui si tenta di dare una risposta pur sapendo che essa non rientra nelle possibilità di una scrittura. Ammalia, per la caparbietà di un invito (sotteso) a essere virtuosi, a essere in sintonia con il mondo, a esercitare la Qualità come scopo nella vita, edotti dal fatto che ognuno sappia che cosa essa sia e come essa si manifesti. E che solo il perseguimento della Qualità sia il movimento essenziale che può dare all’uomo quel perfetto equilibrio di soddisfazione e di prosperità.

Mi si permetta di chiudere con un aneddoto personale questa recensione a un libro che se non altro ha il merito di proporre un’interrogazione importante quanto necessaria. Il mio maestro, quello che ho ritenuto tale per la mia iniziazione alla pittura, mi parlava sempre della qualità dei dipinti. M’invitava a toccare la superficie della tela, l’ispessimento del colore, o le impalpabili velature. Insomma, la pelle del dipinto. Questo avveniva quando avevamo la possibilità di un restauro, ma anche quando visitavamo un museo. Mi diceva di chiudere gli occhi e di toccare. – Ovviamente, si faceva attenzione a non essere scoperti, o a non far suonare l’allarme. – Poi emetteva come un sibilo in un atteggiamento estatico: senti? Senti la qualità? All’inizio non capivo, ma mi lasciavo trasportare, muovere, manovrare, dislocare. Sentivo una sensazione di contatto, di legame, forse di benessere. Sono passati tanti anni. Non so ancora che cosa sia la qualità, ma sono sicuro di essere vicino alla sua comprensione. Molto vicino. Il che può significare anche di esserne separato da una distanza immensa.

[Robert M. Pirsig, Sulla qualità, Adelphi, pag. 176]

Previous Story

Balducci, quando di naturale sembra esserci proprio nulla

Next Story

Piumini, uno straordinario narratore di magie e altri sortilegi