Ecco perché le lobby e le pubbliche relazioni vanno regolamentate

L'alone che circonda chi fa attività di lobbying è da sempre considerato grigio. Anche per questo chi fa attività di public relation vuole mostrarsi candido come un giglio. Ma è davvero così?

Tempo di lettura 3 minuti

L’articolo da me scritto la settimana scorsa ha provocato qualche puntualizzazione e distinguo; tra questi un amico ha tenuto a dirmi -parafrasando “Ombre Rosse”- che “l’unica Lobby buona è una Lobby morta” e un collega ha definito che Lobbying e R.P. sono due attività totalmente diverse: insomma… non mi sembrava di aver mai detto il contrario, però vediamo se riesco a precisare meglio.

Lobbying e R. P. sono due concetti distinti anche se -per onestà intellettuale- non possiamo negare che in alcuni casi si sovrappongono; capisco la necessità dei distinguo, però visto che l’alone che circonda le lobby è ritenuto grigio dai più, chi fa solo R.P. cerca sempre di mostrarsi candido come un giglio… ma neanche questo è sempre vero.

Allora, tenendo da parte le Lobby Gruppi di Pressione che, come detto altrove, sono un mondo a parte di Tabacco, Petrolio e Finanza, e quindi quasi mai a favore del genere umano, cerchiamo di precisare meglio la funzione delle Lobby Indipendenti: esse fanno un’attività mirata a influenzare i processi decisionali di organizzazioni pubbliche, come governi, legislatori, autorità o enti normativi. L’obiettivo principale del lobbying è spesso quello di promuovere gli interessi di un gruppo specifico, come un’azienda, un’associazione di categoria o un’organizzazione non profit. I lobbisti poi, sono soprattutto un supporto indispensabile per i parlamentari di nuova nomina e anche per quelli sfaticati che vanno a prendersi solo lo stipendio e i benefit per cui di tanto in tanto devono pur scrivere o presentare qualcosa, almeno per dimostrare di essere ancora in vita.

In molte Nazioni le Lobby sono regolamentate per garantire una certa trasparenza, per cui devono registrarsi e fornire rapporti pubblici su attività e spese. Io spero che prima o poi accada anche in Italia… come spero accada anche per le R.P. le quali pur essendo impegnate in strumenti e canali di comunicazione, come comunicati stampa, conferenze stampa, comunicazioni sui social media, eventi pubblici, campagne di sensibilizzazione e molto altro, in molte Nazioni non sono soggette –come in Italia– a regolamentazioni riguardanti la trasparenza, perciò vengono riflesse in quell’alone grigio.

Ma molte associazioni e gruppi di persone di area democratica continuano a vedere le Lobby come il peggiore dei mali… eppure non possono non sapere che molte campagne sociali di successo in ambito U.E. sono stare realizzate proprio per merito delle Lobby-Public Affairs; qualche esempio?

1. Campagna per il controllo del tabacco: Numerose organizzazioni non profit, agenzie governative e gruppi di interesse pubblico hanno lavorato insieme alle Lobby-Public Affairs per promuovere politiche di controllo del tabacco. Queste campagne hanno portato a normative più severe sull’etichettatura dei prodotti del tabacco, divieti pubblicitari, tasse aggiuntive sul tabacco e restrizioni sulla vendita di prodotti del tabacco a minori.

2. Campagna per la salvaguardia dell’ambiente: Organizzazioni ambientaliste hanno sostenuto campagne di Public Affairs per promuovere leggi e politiche che proteggono l’ambiente. Ad esempio, la campagna per l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico è stata una campagna globale di successo per sensibilizzare sull’importanza della riduzione delle emissioni di gas serra e ottenere l’adesione dei Paesi all’accordo.

3. Campagna per i diritti LGBTQ+: Diverse organizzazioni hanno condotto campagne di Public Affairs per promuovere i diritti delle persone LGBTQ+. Queste campagne hanno contribuito a cambiare leggi e politiche relative al matrimonio tra persone dello stesso sesso, alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e all’uguaglianza dei diritti.

4. Campagna per la sicurezza stradale: Organizzazioni di pubblica sicurezza e gruppi di interesse hanno lavorato per sensibilizzare sulla sicurezza stradale e promuovere politiche e leggi che riducono gli incidenti stradali. Queste campagne hanno incluso iniziative come la promozione dell’uso delle cinture di sicurezza, l’adozione di limiti di velocità e la lotta contro la guida in stato di ebbrezza.

5. Campagna per la salute pubblica: Le organizzazioni di pubblica salute hanno condotto campagne di Public Affairs per combattere epidemie o promuovere pratiche sanitarie responsabili. Ad esempio, le campagne di sensibilizzazione sulla vaccinazione possono contribuire a incrementare le coperture vaccinali nella popolazione e ridurre la diffusione di malattie infettive.

6. Campagna per l’uguaglianza di genere: Movimenti per i diritti delle donne hanno sostenuto campagne di Public Affairs per combattere la discriminazione di genere e promuovere l’uguaglianza di opportunità nelle sfere politiche, sociali ed economiche.

Questi sono solo alcuni esempi di campagne di Public Affairs di successo che hanno avuto un impatto significativo sulle politiche e le leggi, migliorando la società in diversi settori. Tali campagne dimostrano come una strategia di comunicazione mirata e una mobilitazione efficace delle parti interessate possano influenzare positivamente il processo decisionale e creare cambiamenti significativi nella società.

Facciamocene una ragione, le Lobby vanno regolamentate, come le P.R, perché esse operano a prescindere da idealismi astratti: è il caso che i politici ragionino con pragmatismo e realismo.

Carlo De Sio

Ho fatto il pubblicitario quando il marketing serviva a vendere prodotti e non identità.
Laureato in Scienze Politiche ed Economiche, con un Master in Psicologia Sociale e Pubbliche Relazioni, ho trascorso oltre quarant'anni tra aziende, strategie e campagne di comunicazione. Poi ho scoperto che è molto più divertente analizzare le storie che raccontarle per mestiere.
Oggi scrivo di politica, economia, intelligenza artificiale, geopolitica e di tutto ciò che riesce a passare per buon senso senza esserlo.
Dipingo anche immagini digitali. È il mio modo per ricordarmi che la creatività esiste ancora e non ha bisogno di un algoritmo che la autorizzi.
Non appartengo a tifoserie, non vendo certezze e diffido delle verità confezionate. Non scrivo per convincere nessuno. Scrivo per complicare la vita alle idee troppo semplici.
Se, alla fine di un articolo, vi ritrovate con una domanda in più e una certezza in meno, allora il tempo che ci ho perso è stato speso bene.

Previous Story

Gruppi di pressione & Public Affairs

Next Story

Il sovraturismo dei social