Si sono appena conclusi i lavori delle giurie del 42° Concorso Letterario “Città di Cava de’Tirreni” (Salerno), quest’anno per la prima volta gemellato per la Narrativa Inedita con il concorso di narrativa inedita breve Juana Manuela Gorriti di Salta (Argentina), gemellaggio che sicuramente accresce il già consolidato pedigree dell’iniziativa promossa dall’Associazione Culturale L’Iride e costituisce un ottimo lancio per Salta, alla sua prima edizione: l’opera vincitrice del concorso di narrativa inedita di Salta viene tradotta e pubblicata, a cura de L’Iride, dalla casa editrice Officine Pindariche e, viceversa, l’opera vincitrice della sezione inediti di Cava de’ Tirreni viene tradotta e pubblicata dalla casa editrice salteña Juana Manuela. Una entusiasmante promozione a doppio senso di marcia della letteratura in due paesi lontani geograficamente ma accomunati da una stessa matrice culturale, quella latina, e per uno strano segno del destino l’autrice dell’opera vincitrice a Salta è una giovane scrittrice argentina dall’italianissimo nome, Claudia Vitale, il cui romanzo La ruggine del gelsomino vedrà la luce in italiano entro l’anno, e tra le tematiche dei 95 romanzi in concorso a Cava l’America Latina è il territorio più gettonato.
L’osservatorio
del Città di Cava
Numerosi sono i legami e gli intrecci emersi tra le centinaia di libri che io, membro delle giurie sia di Salta che di Cava, costruttrice di ponti tra il Vecchio e il Nuovo Mondo, ho riscontrato e su cui mi voglio soffermare.
Tra i 95 romanzi presentati alla sezione di narrativa edita di Cava ben 13 si svolgono o fanno riferimento a realtà latinoamericane, a volte con storie di viaggi, emigrazioni e ritorni (Le spigolatrici di Ernesta De Masi, Tu che non parli di Graziella Bonansea, Le ali del colibrì di Marilena Pradal, Ora più che mai di Rosi Brescia, A ciascuno il suo diavolo di Gennaro Maria Guaccio, Le notti senza sonno di Luigi Ferretto), altre con riferimenti alla cultura, alla storia o all’ambiente calcistico con l’immancabile Maradona (La sapiente di Gianluca Corrado, Il pallone di scorta di Giuseppe Ilario, Coppie miste di Rolando Lambiase, Punizione a due in area di Giuseppe Farese). Alcuni poi sono totalmente ambientati in quella America Latina che va dal confine tra Stati Uniti e Messico all’ultimo lembo della Terra del Fuoco: il romanzo di fantapolitica Il Mistero dell’Isola di Pasqua di Marco di Caprio, Ricordo un viaggio. Incontri in El Salvador di Sebastiano Santoro, il romanzo storico con suspense Un uomo in Argentina di Roberto Maggiani.
Luci puntate
su mondi lontani
Nell’ovvia impossibilità di affrontare tutti i temi e i generi, come si vede svariati, mi soffermerò sui tre che si svolgono totalmente nella nuestra america mestiza – meticcia, come la chiamò José Martí per distinguerla dall’America anglofona fondata, sin dalla conquista, dall’apartheid verso i nativi e non solo verso i neri afrodiscendenti!!! – che ben rappresentano tre temi di indubbio interesse, e tutti di buon livello letterario: l’America precolombiana, la storia e la cultura contemporanea di un paese centroamericano in perenne fibrillazione, lo strano intreccio in Argentina dove si trovarono a convivere ebrei fuggiti e sfuggiti alla shoah e criminali nazisti lì rifugiatisi.
Non asettiche recensioni, le mie, ma emozioni e suggestioni provocate in me, lettrice ‘avvertita’ e studiosa appassionata del mondo latinoamericano, da questi libri, insieme alla felice rivelazione di quanto quel mondo sia presente nella cultura e nell’immaginario degli italiani.
Il Mistero dell’Isola di Pasqua è un felice cocktail di generi e tematiche: misteri precolombiani intrecciati alla guerra fredda e alle terre rare che acquistano un’aura magicorealista: il re indigeno chiede aiuto ai russi, il governatore cileno agli Stati Uniti, in mezzo quattro archeologi e l’improbabile tentativo di abbattere l’imperialismo portando finalmente a compimento quelle guerre d’indipendenza mai realizzatesi né nel campo sociale, né nel politico, né nel campo economico. Microcosmo in cui si concentrano gli appetiti, le ambizioni, i poteri forti, la nostalgia di un mondo diverso, le illusioni e i sogni, il tutto in una prosa secca che procede per antitesi nette senza sottrarsi a evocazioni poetiche né a dati referenziali. Una gran bella sfida, per me totalmente riuscita.
Romanzi
e storia vera
Molto diverso nella forma ma con un sostrato comune – la volontà di andare oltre le apparenze e la storia ufficiale – è Ricordo un viaggio. Incontri in El Salvador di Sebastiano Santoro, che narra un viaggio di formazione dello stesso autore e di Chino, ragazzino cresciuto dalla nonna in povertà e libertà, coinvolto in una rissa, affiliato alla Mara Salvatrucha (organizzazione transnazionale nata con l’intento di autodifesa degli immigrati salvadoregni negli Stati Uniti) e finito in carcere. Ma è anche un viaggio nella storia, nella cultura e nelle arti, ufficiali e non, nella lingua, nei flussi migratori in entrata e in uscita – insospettabile presenza italiana in El Salvador, con la storia dei fratelli Massi e la loro scuola di aviazione –, nella poesia e nella poesia ‘civile’ che ha dovuto annoverare l’omicidio, tra gli altri, del suo grande poeta Roque Dalton. A mo’ di conclusione, poi, l’autore ripercorre la sua propria storia, gli studi universitari e la sua ‘scoperta’ dell’America, un amore inconcluso, e infine il viaggio…Un viaggio che ognuno di noi vorrà compiere, anche solo seduto alla scrivania e inseguendo i sogni e le curiosità di Sebastiano.
Scenari Anni 70
Altro viaggio imperdibile è quello nell’Argentina degli anni 70, un’Argentina più che mai interetnica e inclusiva ma anche territorio in cui si svolgono giochi e interessi sovranazionali. Ricordiamo alcuni eventi fondamentali per capire appieno la portata del bel romanzo di Maggiani, secondo premio di narrativa edita del Premio Letterario Città di Cava de’ Tirreni.
Negli anni ‘30 e ‘40 del ‘900 moltissimi ebrei dall’Europa sono fuggiti in America del Sud, principalmente Argentina, Uruguay e Cile: tra questi, alcuni nomi di ebrei italiani ci sono noti, come Vera Vigevani, fondatrice delle Madres de Plaza de Mayo, la famiglia Terracini rifugiatasi a Tucumán (Lore, Alessandro ecc.), Arrigo Levi, cresciuto a Buenos Aires e poi tornato come giornalista durante la dittatura ecc. ecc.
Rifugio di nazifascisti
Altro lato della medaglia della ospitalità argentina è rappresentato dai circa 5.000 criminali nazifascisti che trovarono rifugio in Argentina, comprese figure importanti come Adolf Eichmann e Josef Mengele (cfr. La via dei topi, romanzo storico scritto da Emilio Barbarani, console italiano in Argentina negli anni 1973-74). Già nel 2014 Abel Basti, nel libro Tras lo pasos di Hitler (Sulle tracce di Hitler, Eden, 2015), aveva ipotizzato, e in parte documentato, un’altra verità sulla morte di Hitler, avvenuta in Paraguay nel 1971, dopo aver vissuto sotto falso nome a Bariloche, in Argentina. Ancora oggi, questo ‘fantasma’ ritorna, insieme alla leggenda (???) del tesoro nazista…
Sorprese dagli archivi
Nel marzo 2025 l’Argentina ha aperto gli archivi sui nazisti rifugiati nel Paese dopo la guerra per un impegno assunto dal capo dello Stato Milei in occasione di un incontro, a Buenos Aires, con alcuni rappresentanti del Centro Simon Wiesenthal, il che conferma il ruolo fondamentale di Israele nell’economia argentina.
Per capire l’importanza e attualità del tema, e restringendo per comodità lo sguardo all’elemento italiano, possiamo mettere a confronto Tante voci, una storia. Italiani ebrei in argentina 1938-1948 di Eleonora Maria Smolensky e Vera Vigevani Jarach (Il Mulino, 1998) e La patria di riserva. L’emigrazione fascista in Argentina di Federica Bertagna (Donzelli 2006), ma illuminante è Ser judío en los años 70, di Daniel Goldman e Hernán Dobry (Siglo XXI, 2014) che mette in luce la matrice nazifascista della repressione degli anni ’70 e ‘80. Lettura necessaria è anche quella di romanzi, come La scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez (Neri Pozza 2018) da cui è stato tratto il film diretto da Kirill Serebrennikov (2025), e ora il bel romanzo di Maggiani: la costruzione di un microcosmo – un paese della provincia di Cordoba, nella pampa a nord di Buenos Aires, dove effettivamente fu scoperta una rete di appoggio ai nazisti in fuga attraverso le ratlines, le vie di fuga organizzate alla fine della Seconda Guerra Mondiale con la complicità del Vaticano, della Spagna franchista e dei governi dei paesi di accoglienza – in cui si consuma una storia – una tragedia e un enorme inganno – che si è ripetuta contemporaneamente in centinaia – migliaia – di casi.
Quel paradosso
di vittime e carnefici
Elemento che rende questo libro particolarmente interessante è aver messo di fronte la rifugiata ebrea e il nazista fuggiasco, rendendo palese quella situazione paradossale dell’Argentina che ha accolto vittime e carnefici, in un gioco in cui l’aspetto umano sembra poter superare tutte le contrapposizioni e odi, ma poi inevitabilmente si scontra con la Storia.
Infatti Roberto Maggiani in Un uomo in Argentina affronta questa storia dai forti risvolti storici, politici, etici: ad alcuni nomi certi – Adolf Eichmann e Josef Mengele, ad esempio – si affiancano nomi altisonanti sui quali però non c’è certezza, di cui si dà conto nelle Note al testo finali che scindono dati e nomi referenziali da quelli frutto della creazione romanzesca.
E lo fa con grande attenzione a fatti documentati e ai vuoti che la Storia ufficiale, spesso intenzionalmente, ha lasciato nel suo cammino, ma anche con grande capacità di ordire una trama che nasce dalla quotidianità e va ampliandosi fino ad includere la Storia argentina e mondiale.
Le attese del lettore
Tutti questi elementi sono maneggiati con maestria da Roberto Maggiani intrecciando vita pubblica e privata, seminando nel testo indizi, ricordi, tracce, quasi un poliziesco ma con un finale che non riesce a dare risposte, può solo insinuarle: in un paese del Nord dell’Argentina l’ebrea tedesca Ania, badante dell’ottantenne tedesco Adrián, ricostruisce nel tempo il puzzle del passato di Adrián e di alcuni suoi amici e insospettabili abitanti del paese, riscoprendone la matrice nazista. Il finale aperto e inquietante è suggellato dalla presenza di Hitler nel flashback del capitolo finale, “Germania, 29 aprile 1945 ore 00:15”.
Un romanzo storico che risponde pienamente all’orizzonte d’attesa del lettore, da leggere con la leggerezza e la curiosità legate al mondo romanzesco e con la esigenza di verifica e di approfondimento della storiografia.
Misteri di una morte
A questo si può accostare un altro bel romanzo, Le notti senza sonno di un commissario di bordo di Luigi Ferretto, un giallo che prende le mosse dallo speronamento dell’Andrea Doria (1956) in cui muoiono i coniugi Marsano. Ma è una morte ammantata di mistero e di indizi contraddittori per cui il commissario di bordo, grazie anche a una serie di coincidenze favorevoli, scopre un fiume di attività e di rapporti, facilitati o ostacolati da interferenze anche internazionali. Indagando sul passato di partigiano di Marsano e su un militare tedesco, poi fuggito in Argentina, che lo salvò perché aveva una relazione con la figlia, mette in luce una volta ancora pagine dolorose della lotta partigiana e soprattutto una fitta rete di relazioni ancora in piedi tra nazisti, fascisti, terroristi e contrabbandieri, tra l’Argentina e l’Italia.
Il Premio “Città di Cava de’ Tirreni” si è dimostrato, quindi, uno scenario in cui si sono presentati testi di ottimo livello che aprono, tra l’altro, una finestra ad ampio spettro su quel mondo così vicino, così lontano….

