Undici effetti benefici per chi beve acqua

L'Italia è il secondo Paese dell'Unione europea per consumo di acqua potabile, due volte di più della media europea. Nonostante ciò, in vaste aree, il suo utilizzo pro-capite resta sotto gli standard previsti dall’Oms. Un motivo in più per ribadirne i benefici

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Essendo un ricercatore animato da una insaziabile curiosità, non ho mai snobbato per principio ricerche e considerazioni ritenute eretiche dalla cosiddetta “Scienza ufficiale” che, in alcuni casi, arriva a sottacere o a negare l’esistenza di fenomeni solo perché non riesce a capirli. Di riflesso, fin dagli esordi della mia carriera di medico mi sono domandato come mai, in non pochi casi, pratiche mediche sono supportate da così poca documentazione. È il caso, ad esempio dell’Idropinoterapia, cioè la benemerita “cura con le acque”, praticata, con tangibili benefici, da innumerevole persone, a monte di una letteratura scientifica davvero scarsa.

Perché questa situazione? Verosimilmente perché intervengono nella cura con le acque fattori e fenomeni che non trovano ancora credito nella “Scienza ufficiale” e, quindi, spazio in blasonate riviste scientifiche. Una situazione che, con la legge 323 del 2000, privando le cure termali di adeguata copertura finanziaria, ha portato ad un netto ridimensionamento dell’Idropinoterapia penalizzando così il termalismo e, soprattutto l’idrologia medica (o medicina termale) una branca della medicina che, nonostante i suoi inequivocabili successi, oggi si direbbe snobbata dal mondo medico.

Ma parliamo dell’acqua.

Perché ci sia tanta acqua sul nostro pianeta (la Terra è ricoperta per i due terzi di acqua) è stato per molto tempo un mistero (si ipotizzava che fosse stata portata dalle comete) finché nel 2005 uno studio guidato da un gruppo di ricercatori dell’Università delle Hawaii pubblicato su Science con il titolo “Evidence for primordial water in Earth’s deep mantle” dimostrò che l’acqua, inglobata in piccolissime “tasche” di vetro, era presente già nella polvere che costituiva il disco protoplanetario che circondava il Sole prima che si formassero i pianeti. Nel corso del tempo, questa polvere ricca di acqua si aggregò lentamente per formare il nostro pianeta. Anche se una buona parte dell’acqua sarebbe stata successivamente persa per evaporazione a causa del calore generato dal processo di formazione della Terra, ne sopravvisse comunque una quantità sufficiente per dar vita al “mondo d’acqua” che è diventato quello che ora conosciamo.

L’antica medicina cinese affida all’acqua

uno sperimentato potere di guarigione

Questa pervasività dell’acqua si è riverberata sugli esseri viventi (il 75% del corpo di un neonato umano è fatto di acqua) anche determinando la nascita di medicine che, credo, non debbano essere demonizzate (come spesso viene fatto sui media) solo perché non seguono i paradigmi della Scienza Ufficiale. Mi riferisco alla plurimillenaria medicina cinese che affida all’acqua e all’iterazione di questa con l’acqua del nostro corpo il processo di guarigione; mi riferisco alla medicina omeopatica che sul concetto di “memoria dell’acqua” bypassa la Legge di Avogadro sulla quale si basa la Chimica e, quindi le scienze farmaceutiche.

L’acqua, lungi dall’essere una banale molecola di idrogeno ed ossigeno presenta tutta una serie di singolarità che cominciano ad essere studiate anche da prestigiose strutture di ricerca come l’Enea di Frascati dove, appena qualche mese fa, si è documentata una particolarità dell’acqua intuita, nel 1892, da Wilhelm Röngten, lo scopritore dei raggi X, il quale suggerì che l’acqua fosse formata di una miscela di due fluidi con caratteristiche fisiche differenti. Si tratta sempre di molecole di H2O che però si differenziano per il fatto di interagire le une con le altre in maniera organizzata oppure di fluttuare liberamente ed individualmente. Questa ipotesi fu rigettata dalla comunità scientifica sulla base delle conoscenze della termodinamica, la scienza principe del periodo, per la quale molecole che obbediscono alle stesse leggi della termodinamica non possono appartenere a fasi diverse o mostrare comportamenti diversi. Si convenne così di considerare l’acqua come un aggregato di molecole che stanno insieme grazie a legami molto speciali, noti come legami a Idrogeno o H-bonds, che hanno la caratteristica di essere estremamente più deboli dei legami chimici che formano la singola molecola di H2O e sopravvivono per un tempo brevissimo legando due molecole di H2O per poi riformarsi coinvolgendo un’altra coppia di molecole. In questo modo si giustifica l’esistenza di raggruppamenti di molecole su scale macroscopiche, in altre parole, si giustificano la coesione dell’acqua liquida e l’esistenza del ghiaccio. Recentemente, tramite l’utilizzo di potenti computer e di sofisticati software, si è cercato di simulare questa inspiegabile comportamento dell’acqua, soprattutto il comportamento dell’acqua nei sistemi viventi, la cosiddetta “acqua biologica”. Ma i risultati sono stati ancora scarsi. L’unica cosa che appare certa è che sono proprio le singolarità dell’acqua biologica (e dell’iterazione di questa con l’acqua) a dare vita ai percorsi terapeutici dell’Idropinoterapia che si rivelano particolarmente efficaci per curare patologie croniche, cronico-degenerative o recidivanti; malattie otorinolaringoiatriche e delle vie respiratorie; malattie cardiovascolari, soprattutto i postumi di flebopatie di tipo cronico o insufficienze venose; malattie ginecologiche; malattie dell’apparato urinario, specialmente la calcolosi delle vie urinarie; malattie gastroenteriche, come la dispepsia gastroenterica o biliare e la sindrome dell’intestino irritabile con stipsi; malattie reumatiche quali l’osteoartrosi o i reumatismi extra-articolari; malattie dermatologiche, soprattutto la psoriasi e la dermatite seborroica ricorrente.

Ma parliamo dell’abitudine a bere acqua.

Come è noto, gli italiani sono i più grandi consumatori al mondo di acqua minerale in bottiglia, con 200 litri pro capite consumati all’anno contro una media europea di 118 litri. L’abitudine degli Italiani a bere acqua minerale, nonostante i rubinetti del nostro Paese, quasi dovunque, eroghino una ottima acqua potabile, è nata sostanzialmente verso la fine degli anni 70, secondo le indagini di mercato, per attestare il raggiungimento di uno status sociale e culturale (i maggiori consumatori di acqua minerale erano persone in possesso di laurea). Progressivamente l’abitudine a bere acqua minerale si è estesa a settori meno scolarizzati della società italiana mentre si diffondeva in tutti i settori l’abitudine a bere acqua di rubinetto. E oggi l’Italia è il 2° Paese dell’Unione europea per consumo di acqua potabile, due volte di più della media europea. Nonostante ciò, in vaste aree del nostro Paese, il consumo pro-capite di acqua resta sotto gli standard previsti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un motivo in più per insistere con alcuni consigli.

Bere a piccoli sorsi e senza aspettare

di avere sete: l’idratazione è importante

Intanto, bisognerebbe bere a piccoli sorsi, possibilmente nell’arco della giornata senza eccedere durante i pasti principali; ciò consente una migliore idratazione e facilita la digestione. È importante ricordarsi di bere senza aspettare di avvertire la sete: si tratta infatti di uno stimolo che è già di per sé sintomo di disidratazione. Tuttavia, è importante fare una specifica: quando parliamo di idratazione, consideriamo l’acqua, non l’alcol. Bere alcolici, infatti, priva il corpo dei liquidi, poiché agisce come un diuretico. Inoltre l’alcol, essendo un vasodilatatore, provoca una maggiore sudorazione, per espellere il calore prodotto dalla quantità e dalla gradazione alcolica della bevanda assunta.

Ma perché è così importante bere acqua? L’Organizzazione mondiale della sanità ha realizzato a tal proposito un decalogo:
Intanto perché “lubrifica” le articolazioni e i muscoli. Circa il 70-75% dei muscoli è costituito da acqua, che permette loro di svolgere le proprie attività motorie. In particolare, alcuni studi effettuati su sportivi professionisti dimostrano come il livello di idratazione sia direttamente proporzionale alla performance stessa;

Chi beve previene danni ai reni

perde peso e migliora le prestazioni

  1. previene la secchezza orale. La saliva è composta per il 98% di acqua, e svolge un ruolo fondamentale nella deglutizione e lubrificazione della cavità orale. La “bocca secca” può causare difficoltà nella deglutizione dei cibi, può influire nell’articolazione delle parole e aumentare il rischio di carie. Se ci si idrata adeguatamente si può amalgamare meglio il cibo e quindi facilitare la deglutizione;
  2. migliora la salute della pelle. Bere tanta acqua consente di mantenere i tessuti della pelle più elastici e dà un aspetto più tonico e luminoso. Col tempo, però, l’elasticità viene meno: bevendo un giusto quantitativo di acqua, si può ridurre la comparsa di queste problematiche;
  3. regola la temperatura corporea. L’acqua è in grado di regolare la temperatura del nostro corpo: se fa troppo caldo, evapora, raffreddando il corpo ed evitando che si surriscaldi. La disidratazione aumenta l’accumulo di calore e le persone non riescono quindi a tollerare lo stress termico;
  4. fa bene alla vista. Essendo l’occhio composto da tessuti come la cornea e il vitreo, fatti per più del 90% di acqua, bere permette (anche) di mantenere sano l’occhio;
  5. aiuta la digestione. Per funzionare, l’intestino necessita di acqua: quando manca, si va incontro a problemi digestivi e stitichezza. Un corretto apporto idrico rende le feci più morbide e in questo modo aumenta la velocità di transito intestinale;
    mantiene buona la pressione sanguigna. Bere poca acqua rischia di ridurre il volume di sangue e causare abbassamenti di pressione;
  6. elimina i rifiuti corporei. Oltre che nell’espulsione delle feci, l’acqua è fondamentale nei processi di sudorazione e rimozione di urina. Aiuta quindi a eliminare le sostanze di scarto tramite differenti vie;
  7. aiuta a respirare meglio. L’acqua permette di fluidificare il muco che riveste le vie aeree e i polmoni: in questo modo si respira meglio. La disidratazione, invece, può farlo addensare, cosa che rende più suscettibili a malattie, allergie e altri problemi respiratori;
  8. previene danni ai reni. Una quantità insufficiente di acqua può causare calcoli renali e altri problemi, dato che i reni filtrano i liquidi nel corpo. È opportuno bere per diluire i prodotti di scarto, evitando sovraccarichi renali;
  9. trasporta le sostanze nutritive nel corpo. I nutrienti assunti con l’alimentazione vengono scomposti nel sistema digestivo. Alcuni nutrienti sono idrosolubili, ovvero solubili in acqua. Senz’acqua, questi nutrienti non potrebbero passare al sangue e al sistema circolatorio, dove, insieme all’ossigeno, vengono distribuiti in tutto il corpo;
  10. aumenta le prestazioni fisiche. Durante l’esercizio fisico, la disidratazione può portare ad una diminuzione delle prestazioni atletiche e rischi maggiori di infortuni;
  11. aiuta a perdere peso (non grassi). Se consumata a seguito di dolci, alcol o prodotti salati, l’acqua permette di far eliminare a sua volta l’acqua trattenuta da questi ultimi. Berla prima dei pasti, inoltre, può prevenire l’ingestione eccessiva di cibo conferendo un senso di sazietà.

 

Giulio Tarro

Nato a Messina il 9-7-38 laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Univ. di Napoli nel 1962. Già prof. di Virologia Oncologica dell’Univ. di Napoli, primario emerito dell’Osp. D. Cotugno, è stato figlio scientifico di A. Sabin. Hanno studiato l’associazione dei virus con alcuni tumori dell’uomo presso l’Univ. di Cincinnati, Ohio. Ha scoperto il “male oscuro di Napoli”, isolando il virus respiratorio sinciziale nei bambini affetti da bronchiolite. Pres. della Fondazione de Beaumont Bonelli per le ricerche sul cancro.

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