Immaginando una biblioteca ideale, sullo stesso scaffale di Versi a Dio – l’antologia di poesia religiosa pubblicata da Crocetti nel 2024 e impreziosita da una Lettera ai poeti di Papa Francesco – troverebbe perfettamente posto anche Maria di Aldo Nove, raccolta poetica ora ripubblicata dallo stesso editore (pp. 48, € 9,00) dopo la sua prima uscita nel catalogo Einaudi nel 2007. La poesia sembra qui avere inizio fin dagli apparati paratestuali del libro, sconfinando nella prosa della nota introduttiva: la «e» di «escatologia» è caduta, scrive l’autore di Woobinda, che vuole però restituirci con Maria una «litania» che si traduca in un atto d’amore per chiedere scusa alla propria nonna e che risuoni come campane a festa in un mondo le cui campane suonano sempre a morto.
I versi sono interamente dedicati a Maria madre di Dio, hanno principio quando «lei era una bambina che qualunque collina / avrebbe voluto avere come sole», per seguirla poi fino al dolore della crocifissione del figlio e alla gioia della sua resurrezione. La lingua poetica di Nove si struttura in componimenti formati da sette strofe di quartine: qui la prevalenza della rima baciata, quasi filastrocchegiante, sembra alludere all’età infantile del figlio, posta però in una tensione dialettica con la forza del trascendente, rievocata nel verso attraverso numerosi enjambement e quindi racchiusa e sospesa nel breve attimo in cui il lettore interrompa il fiato. Interrogazione del sacro ed innocenza vanno di pari passo: «Madre di dio che in te dio è diventato / bambino, madre di tutto il creato: / madre del bimbo che in te si è incarnato, / madre dell’infinito generato». Non è però, questo, l’unico binomio su cui si sostanzia il linguaggio poetico della raccolta. La trascendenza del mistero dell’incarnazione è seguita dalla materialità concreta dei gesti quotidiani della madre: «Dio ti succhiava il seno ed eri madre / amorosa indifesa di dio padre / e di lui figlia e solo una bambina / tu gli hai donato la prima mattina // umana di bambino tra le braccia». Ancora, il sacro è costantemente messo alla prova del potere: «Il sogno del potere. Avere tra / le mani ciò che è stato e che sarà. / Accumulare tutto: avidità / di dare il proprio nome all’aldiquà. // Madre di dio ma già schiava di Augusto».
Le tensioni infine però si sciolgono. L’io lirico fa la propria comparsa nei versi, si appella ad una «Madre del Crocifisso e della strada / che va dal tabaccaio a Primaticcio», trasponendo la figura mariale nei propri giorni affinché possa implorare, poeta povero cristo, un abbraccio: «Madre, prima che taccia / la sera madre abbracciami».
Aldo Nove, Maria, Crocetti Editore, 2026

