Sparks, un album che ti scava dentro

Omaggi alle radici ma anche all'America e al sound brasiliano nelle tracce del nuovo disco di Ludovica Burtone

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Ludovica Burtone

Altra grande protagonista del jazz contemporaneo è la maestosa Ludovica Burtone. Una violinista, compositrice e arrangiatrice dal talento assordante. L’artista, udinese di nascita, dell’essere musicista possiede (quali indiscutibili segni distintivi) sia la sorprendente ‘stylistic versatility’ che, in particolar modo, la spiccata sensibilità artistica.

Il suo album ‘Sparks’, perché è di questo che parleremo, è stato registrato al ‘Big Orange Sheep’ di Brooklyn e pubblicato dall’etichetta ovviamente statunitense ‘Outside in Music’. Nella nuova opera discografica di Ludovica Burtone [già disponibile su tutte le piattaforme digitali e negli stores anche in copia fisica], la virtuosa violinista che è anche leader del progetto, viene coadiuvata da undici raffinati artisti. Un eccellente insieme di musicisti, quindi, formato da: Fung Chern Hwei (violino), Leonor Falcon Pasquali (viola), Mariel Roberts (violoncello), Marta Sanchez (pianoforte), Matt Aronoff (contrabbasso) e Nathan Elmann-Bell (batteria). A questo prestigioso parterre si aggiungono cinque prestigiose guests stars: Sami Stevens (voce nel brano Altrove), Melissa Aldana (sax tenore nel pezzo Awakening), Leandro Pellegrino (chitarra in Sinha), Roberto Giaquinto (batteria nella traccia Incontri) e Rogerio Boccato (percussioni in Sinha).

Trasferitasi a New York, bagaglio di formazione classica e particolarmente grazie ad un biennio in violino, conseguito presso il conservatorio ‘Jacopo Tomadini’ di Udine e un diploma post-laurea ottenuto al ‘Liceu’ di Barcellona, la vita in America le offre la svolta: Ludovica, a Boston, si diploma in ‘Composizione Jazz’ (Berklee College of Music). In seguito, grazie alla sua esperienza acquisita proprio negli States, inanella prestigiose collaborazioni con musicisti, gruppi e varie formazioni di levatura mondiale: collabora con il mitico Ron Carter, Jon Batiste, Susana Baca, Camila Meza, Arijit Singh, Dream Theater, O Kwarteto Collective, Michael Leonhart Jazz Orchestra, Tredici Bacci, Vanisha Gould & The Storyteller, Gary Bartz, Kenny Garrett, Chitãozinho & Xororó, Miguel Atwood Ferguson, solo per menzionarne alcune.

Nell’arco della sua lodevole carriera brilla su alcuni palchi fra i più importanti in ambito internazionale, ad esempio: ‘Carnegie Hall’, ‘Lincoln Center’, ‘Radio City Music Hall’, ‘Boston Symphony Hall’, ‘Boston Opera House’, ‘The Jazz Standard’, ‘Mezzrow Jazz Club’, ‘Cafè Carlyle’, ‘National Sawdust’, ‘Dizzy’s Club Coca-Cola’, ‘David Geffen Hall’ e tantissimi altri ancora. Vincitrice della ‘Café Royal Foundation Grant’, è stata impegnata nella stesura di un libro di arrangiamenti per archi e per musica brasiliana.  Si è impegnata a una raccolta pedagogica di duetti per due violini (docente e studente) di canzoni popolari provenienti da svariate regioni italiane. Quindi un forte interesse per la ricerca, in generale, di sound provenienti dalle varie culture.

L’album che proponiamo di Ludovica Bortone vede una track list di sei brani: cinque sono frutto della composizione dell’artista udinese mentre ‘Sinha’, secondo brano dell’album, è una composizione che vuol rappresentare un chiaro omaggio a due immensi artisti brasiliani: Chico Buarque e João Bosco. Un brano stupendamente arrangiato con molta eleganza dalla violinista.

«L’album è un mix di emozioni e storie che spaziano dalla solitudine alla scoperta di una nuova comunità. Attraverso la mia musica voglio trasmettere un messaggio di inclusione e connessione» – dice.

La band composta da sette elementi più la leader si esprime in una performance sopraffina e dunque, capace di entrare in empatia con il pubblico e che regala emozioni attraverso un’intensità espressiva capace di ammaliare alla prima nota.

La copertina dell’album Sparks

‘Sparks’ è un disco che pur rientrando nel contemporary jazz, si distingue per l’impronta marcatamente cameristica. L’album si rifà a quella che viene definita ‘la profonda ricerca di sé stesso’ ispirandosi a quella ricerca che ti scava dentro … mostrando il progressivo processo evolutivo avviato dalla musicista che, con queste parole, racconta le origini del suo album: «Il mio progetto musicale che ha portato alla registrazione di ‘Sparks’ è un viaggio personale che esplora le mie radici, la mia esperienza come emigrante negli Usa e la mia evoluzione come musicista. Il titolo è la traduzione in inglese del termine friulano ‘falischis’ – che significa ‘scintille’ in italiano – ed era anche il soprannome dato alla mia famiglia nel paese d’origine di mia madre, Buttrio, in provincia di Udine. Con queste composizioni voglio onorare il mio passato e le persone che sono diventate la mia nuova famiglia. Sparks è un percorso musicale che unisce diverse tradizioni, con il quartetto d’archi come protagonista. Ho cercato di fondere le mie più recenti esperienze in ambito jazz, world e di improvvisazione con le tradizioni musicali del mio passato, creando un sound personale, cameristico, definito ‘chamber jazz’. L’album è un mix di emozioni e storie che spaziano dalla solitudine alla scoperta di una nuova comunità. Attraverso la mia musica voglio trasmettere un messaggio di inclusione e connessione».

Oltre ai cinque brani, frutto del suo estro compositivo, c’è un tributo al sound brasiliano con il brano Sinha: come si inserisce nella sua compilation?

«La musica brasiliana ha avuto un notevole impatto nella mia crescita musicale. Mi capita spesso di organizzare dei concerti in trio o quartetto con repertorio totalmente brasiliano. Inizialmente avevo arrangiato Sinha solo per quartetto d’archi, per il mio progetto ‘O Kwarteto’, di cui sono co-fondatrice e arrangiatrice assieme a Delaney Stokli. Questo è ensemble che si dedica all’arrangiamento e presentazione di musica brasiliana non solitamente suonata da questa formazione (due violini, viola, violoncello), quindi parliamo di choro, samba, forró eccetera».

Progetti per il futuro? Ha in mente concerti?

«Concerti a NYC per presentare l’album … poi tour in Grecia e Italia quest’estate con ‘O Kwarteto’ e con ‘Sparks. In pentola bolle anche un nuovo album … musiche ispirate a storie di donne e migranti a NYC».

La scelta di trasferirsi negli Stati Uniti è stata un’esigenza esplorativa di nuove sonorità? In Italia è difficile produrre determinati generi musicali?

«Sono certa che in Italia ci siano molte realtà interessanti. Inizialmente avevo cercato di muovermi in Italia, e in Europa, ma infine Il mio percorso mi ha portata prima a Boston poi a New York, grazie a una borsa di studio che mi ha dato la possibilità di trasferirmi. Questo è uno dei motivi che mi hanno indotto ad andare oltre oceano.»

 

 

Antonino Ianniello

Nasce con una spiccata passione per la musica. Si laurea in lettere moderne indirizzando la scrittura verso il giornalismo, percorre in maniera sempre più approfonditamente e competente le strade della critica musicale, pubblicando numerosi articoli su jazzisti contemporanei e prediligendo, spesso, giovani talenti emergenti. Ama seguire il jazz, blues e fusion e contaminazioni.

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