Enzo Ragone, tracce di sangue e di inchiostro nella pagina bianca

Una poesia fatta di navigazioni, sogni, sangue, intimità, che si distendono come attese sotto l'imperio del tempo che passa. L'autore, che è inviato della Rai, ha pubblicato Poesie dell'amore migratore, con prefazione di Achille Bonito Oliva e disegni di Enzo Cucchi (Avagliano, 2006). E, nella Collana Biblioteca della Poesia Italia Contemporanea, compare con l'opera La Pietra di Sarajevo (2013). Nel 2018 ha ricevuto la menzione speciale per la poesia del Premio Internazionale "Alfonso Gatto". Per la saggistica, con Antonio Bottiglieri, ha curato il volume Intervista sulla televisione di Furio Colombo, con prefazione di Umberto Eco (Pironti, 1988)

Tempo di lettura 2 minuti

Enzo Ragone è giornalista e inviato Rai. Tra il 1989 e il 1991 ha raccontato in diversi reportage per il settimanale del Tg3 «Voltapagina» il dissolvimento dell’ex Unione Sovietica.
Per oltre 10 anni si è occupato di temi legati ai Balcani e alle minoranze linguistiche per le rubriche «Estovest» e «Levante» del Tgr Rai 3.
Ha raccontato in numerosi reportage da Sarajevo e Belgrado la difficile ricostruzione post bellica nell’ex Jugoslavia.
Con Antonio Bottiglieri ha curato il volume Intervista sulla televisione di Furio Colombo, con prefazione di Umberto Eco (Pironti, 1988).
A metà degli anni Ottanta ha fondato con Maria Rosaria Mari la società di comunicazione “Movidea”.
È autore di Poesie dell’amore migratore, con prefazione di Achille Bonito Oliva e disegni di Enzo Cucchi (Avagliano, 2006).
Nella Collana Biblioteca della Poesia Italia Contemporanea ha già pubblicato La Pietra di Sarajevo (2013).
Nel 2018 ha ricevuto la menzione speciale per la poesia del Premio Internazionale “Alfonso Gatto”.
Dal 2019 è coordinatore scientifico della Fondazione Culturale “Alfonso Gatto”.

 

Solo la scrittura

è capace

di aspirare

dal quotidiano

il sublime

che giace al fondo

del niente.

È come se l’anima

si distaccasse dal corpo

portando via tutta la carne,

lasciandosi dietro

scie di sangue e di inchiostro,

tracce

che solo la pagina bianca

è pronta ad accogliere.

(da Poesie dell’amore migratore, editore Avagliano)

 

La pietra di Sarajevo

Solo tu sei la pietra

che nelle vene materne

così uguali alle ferite del mondo

ha accolto la differenza

tra le parole dell’ultima sura

e le prime verità

dettate da un dio lontano.

Solo tu sei la pietra

che nessuno ha mai pensato di usare

per costruire muri

tra un tempio e l’altro.

Solo tu sei la stessa carne

di quattro anime diverse.

Solo tu eri la materia identica

di tutte le tombe

prima che questa guerra

trasformasse per sempre

il nostro modo di morire.

Solo tu hai un cuore così forte

per sopportare tanto dolore

e raccontare al mondo

che non ha occhi per guardare

di che colore è il sangue degli invisibili.

(da La Pietra di Sarajevo, editore Pironti)

 

* * *

 

I tuoi sono occhi del destino.

Sono occhi che hanno visto

forme sconosciute staccarsi dalla terra

e vagare nei cieli vicini.

Sono gli stessi occhi

che hanno spiato le cavità dell’anima

e hanno atteso pazienti la fine del mio delirio.

Questi sono occhi

che hanno guardato più del dovuto

fino a diventare i miei stessi occhi.

(da La Pietra di Sarajevo, editore Pironti)

 

* * *

 

Dovremmo navigare

per sempre e vivere

un giorno in più

senza mai toccare terra.

Dovremmo perdere l’equilibrio

ad ogni passo per smarrirci

nel cammino di vite

fuori dal tempo

di giorni uguali.

Dovrei nuotare

con la forza delle tue braccia

nelle profondità nascoste

sotto la superficie

dei mari lontani

fino a sentire lo sfinimento

dei miei muscoli toccare

nel tuo corpo l’abisso.

(da Forme di attesa, editore Pironti)

 

* * *

 

I corpi erano in gioco

come le parole scritte

e tutte

le parole ascoltate.

Il nudo era odore

succhiato alla carne

dolcemente.

Odore che evaporava

dai muri della nostra stanza

lasciando tracce bagnate

di felicità sulle labbra

ad ogni bacio.

Il nudo era pensiero

che si svelava

sottraendo parole

alla verità degli occhi.

E nessuno tra noi

capiva perché

il tempo che passava

non si allontanava mai

dal tempo che è ancora qui

ad aspettarci.

(da Forme di attesa, editore Pironti)

 

 

 

Previous Story

Zuccato, fra le foglie ci sono i rami e nei rami c’è l’aria, il sangue verde

Next Story

Grattacaso, le nuvole e la fedele imperfezione che non dura