4 / Il soldato stregone, un’inedita traduzione della commedia di Kotljarevs’kyj

La quarta parte dell'opera del 1819. La storia sviluppa un tema ricorrente nella tradizione di questo genere letterario: quello della moglie insidiata durante l’assenza del marito da un notabile locale dai modi gretti e, a tratti, saccenti. La vicenda si conclude con il trionfo dei valori tradizionali, profondamente radicati nella società rurale ucraina dell’epoca, quali la fedeltà coniugale e la devozione verso il marito.

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KOTLJAREVS?KYJ, Ivan

(4-segue)

SCENA VII

Gli stessi e Tetjana entra con una pagnotta bianca e un coltello e poggia tutto sul tavolo.

Soldato. Ottimo questo pane!… Se solo ci fosse anche un bicchierino di vodka!…
Myxajlo. Ehi, donna! Non ne hai nemmeno un goccio?
Tetjana (con stizza). Sei proprio strano! Dove la dovrei prendere io la horilka?![1]
Soldato (con allegria). Oste, mi sei diventato simpatico. Se desideri, offrirò un po’ di vodka sia a te che a me.
Myxajlo. E come sarebbe possibile?
Soldato (prende entrambi per mano). Vi confesso (con aria misteriosa) che io sono un koldun.
Tetjana. Che cos’è un koldun?
Soldato. È uno stregone, un mago, cioè quella persona che fa ciò che vuole, quello che voglio, lo faccio; ciò che desidero, compare.

Myxajlo e Tetjana lasciano la presa e arretrano spaventati.

Soldato (ride). Perché vi siete spaventati? Non vi farò del male: non mi è concesso, posso solo fare del bene.
Tetjana. Ma come… sei fuori di te?
Myxajlo. Forse hai a che fare con qualche spirito delle paludi?
Soldato (ride). Che vi importa? Non vedrete né sentirete nulla che possa impaurirvi o nuocervi.
Myxajlo. E con questo, donna? Io non temo nulla (strizza l’occhio per far capire che non crede al soldato).
Tetjana. Quanto a me. Se non ho paura di lui (indica il soldato), il resto mi è indifferente.

Soldato. Bene. (assumendo un’aria seria) Dimmi un po’, padrone, come ti chiami?

Myxajlo (inquieto). Io?… Mi chiamo Myxajlo Čuprun.
Soldato (alla donna). E tu come ti chiami?
Tetjana. Ma l’hai appena udito? Tetjana Čuprunka.

(Il soldato estrae una bacchetta, la agita sopra la testa e fa ogni sorta di gesti in aria.) Ora ascoltate! (Canta).[2]

Sappi dunque, Čuprun mio,
che gran mago sono io.
Con i diavoli so trattare,
e Satana far trotterellare.

Mi sta davanti rispettoso,
come un cucciolo affettuoso.
Quel che voglio nascerà:
tutto qui comparirà!

Cibo, vino e allegria,
pronti in nostra compagnia.

Chiudete l’occhio destro, orsù,
e dite forte: «Schnaps!» via su!

Myxajlo e Tetjana (insieme). Schnaps![3]

Soldato. Va bene così. Padrona, vai pure in quell’angolo, lì troverai una bottiglia con eccellente liquore fatto in casa. Prendila senza indugio, portala e appoggiala sul tavolo, poi servi un bicchierino. E qui che faremo vedere chi siamo.

Tetjana. Ho paura finanche a muovermi dal posto!
Myxajlo. Paura di che, sciocca? In fin dei conti siamo a casa nostra!
Soldato. Vai, padroncina, non temere, vai!

Tetjana (si avvicina timorosa verso il posto indicato, trova il suo liquore e lancia un grido, come se si fosse spaventata). Oh!
Myxajlo. Che ti prende? Che hai visto di strano?
Tetjana. Oh, marito mio! Realmente una bottiglietta di horilka!… Ma è vero oppure si tratta di quello che è meglio non nominare in casa?…

Soldato. Smettila di dire sciocchezze! Orsù, servila qui in fretta! L’assaggeremo senza paura.

Tetjana porta la horilka, la poggia sul tavolo e gli porge un bicchierino.

Soldato (versa il liquore). Salute a voi, padrone e padrona! (Beve e ne versa al padrone).

Myxajlo. Moglie! Mi sento trepidante. Non so: berla o non berla?
Tetjana. Per me, fai come ti senti. Il militare l’ha bevuta e non ha battuto ciglio.
Myxajlo (prende il bicchierino). È davvero gustosa?
Soldato. Un eccellente liquorino domestico! Dio benedica chi l’ha preparato.

Myxajlo vuole bere. La moglie lo trattiene.

Tetjana. Fatti prima il segno della croce.
Myxajlo (rivolto al soldato). Si può fare il segno della croce?
Soldato. Non solo si può, ma si deve fare.

Myxajlo (si fa il segno della croce e beve; poi mostra sorpresa e soddisfazione). Ah!…
Soldato. Com’è?
Myxajlo. In vita mia non ho mai bevuto nulla di così forte. Versane ancora!

Soldato. Aspetta, prima la offro alla padrona (versa).

Tetjana. Io non bevo horilka, tantopiù se magica!
Myxajlo. Assaggiala almeno un po’, per vedere che sapore ha!
Tetjana. Ho veramente paura. Forse è una di quelle che appena bevi, allora…

Soldato. Bevi, su, non aver paura! È invero una vodka eccellente!

Tetjana ne assaggia un sorso, si acciglia, rabbrividisce e la ripone sul tavolo.

Soldato. E allora servicene ancora, padroncina!
Tetjana (visibilmente infastidita). Allora non avete capito niente! Ma guarda, li devo anche servire…Bevete da soli se volete!

Soldato. Ma vedi che presuntuosa! (a parte). Diverrai più accondiscendente. (Beve e poi la porge al padrone di casa).

Myxajlo (già un po’ alticcio). Soldato! Il tuo fucile spara ancora?
Soldato. Sempliciotto! E a cosa serve a un soldato il fucile, se è difettoso? E poi che te ne importa?
Myxajlo. Perché anch’io so sparare con precisione!

Soldato. Ma dove vuoi sparare!? (versa e gli dà da bere). Su, dai, prova a sparare con questo fucile.
Myxajlo. Insomma, mi viene voglia di fare un colpo sia con questo che con quello! (beve)

Soldato. Permetti. (Versa e beve). Ora lo carico io. (Estrae una cartuccia dalla sacca e carica il fucile).

Myxajlo. Moglie, trova un pezzetto di carbone o gesso.
Tetjana. Ma che diavolo di gioco vi siete inventati! Finirete per romperete le finestre, bucare i muri o le porte!
Soldato. Non ti preoccupare, andrà tutto bene. Dai qua il carbone.

Tetjana prende un pezzo di carbone e lo porge al marito.

Myxajlo. E dove tracciamo il bersaglio?
Soldato. Lo so io. (Appoggia il fucile sul tavolo, prende il carbone da Myxajlo, si avvicina al forno e sul portello segna un punto e un cerchio).

Tetjana (avvicinandosi al tavolo). Oh, che disgrazia! Fyntyk morirà invano e io, senza volerlo, sarò cagione della sua morte. E ora che si può fare? (Rimane pensierosa per un istante. In quel frangente Myxajlo, accanto al soldato, osserva il bersaglio…Tetjana lubrifica in tutta fretta la pietra focaia con il grasso della candela e ripone il fucile al suo posto).

Myxajlo. Va bene così. (Si avvicina al tavolo e prende il fucile)

Soldato. Bene! Mettiti qui. Mira bene.
Myxajlo. Inutile che mi dai istruzioni (prende la mira, poi abbassa il fucile). Il mio defunto padre, da piccolo, mi ha insegnato a sparare, e io, a volte, colpivo i pollastri in volo.

Soldato. Che tiratore provetto! Ora mettiamo alla prova la tua eccezionale abilità.

Tetjana (al soldato). Dio solo sa cosa vi siete messi in testa: sparare di notte in casa! Se non spara al terzo colpo, allorabasta così.

Myxajlo. Al terzo tentativo? Io con un colpo solo faccio tremare tutto, finanche le stoviglie voleranno dalla mensola!

Soldato. Ascolta, padrone. Io dirò: uno, due, tre! Al “tre” spara subito!

Myxajlo. Intesi. (Mira).

Soldato. Uno… due… tre!…

Myxajlo (preme il grilletto, nessun colpo). Che significa?

Tetjana ride. Il soldato scoppia in una fragorosa risata.

Soldato. Riprova e mira bene. Lascia che sia tua moglie a dire: uno, due, tre!

Myxajlo. Sta bene, moglie dì: uno, due, tre! (Si posiziona per la mira).

Tetjana. Uno… due… tre!

Myxajlo preme il grilletto, di nuovo cilecca. Risate a crepapelle.

Myxajlo (infuriato). Ma sù moscovita, vai al diavolo! È di nuovo una delle tue! Perché hai stregato il fucile?

Soldato. Ma che dici! Che bisogno avrei di incantare il fucile? Dai un po’ qua, aggiungo un po’ di polvere nel bacinetto[4]e, forse, poi sparerà.

Tetjana (al marito). Non sparare! Lascia perdere! Vedi, il moscovita è inaffidabile. Potrebbe esplodere il fucile e ferire o uccidere qualcuno di noi.

Myxajlo. Non voglio, non voglio! Non sparerò. Il signor moscovita si prende gioco di noi (si siede) … Per di più ho una fame terribile.

Soldato. Ah, se adesso la padrona di casa ci servisse dei lavrenički, quei fagottini, sai, quei triangolini ripieni…

Myxajlo (ride). Lavrenički! Che lingua attaccata avete voi moskali[5]! Da quanto tempo vi aggirate tra noi, e ancora non riesci a pronunziare: va-re-ny-ky!

Soldato. Be’, dei vareniki…Ma che dici! Čuprun, pensi per davvero così male di noi moskali? Io, se voglio, posso parlare alla maniera dei xoxol [ucraino] non peggio di te.[6]

Myxajlo (con calma) Сhe meraviglia? Allora ci puoi cantare qualcosa alla nostra maniera?

Soldato. E perché no? Apri bene le orecchie.

Myxajlo. Ascolto, ascolto. Ascolta anche tu, Tetjana!

Soldato (canta):

Oh, c’era e non c’è più, al mulino se n’è andato,
povera testolina mia, sola in casa s’è lasciato.
Fanciulla mia, sei come una madre per me!
O mia bella Perejaslivka [di Perejaslav] adorata,
dammi la cena, rondinella amata! (2)

Myxajlo e Tetjana sghignazzano a lungo. Anche il soldato ride osservandoli.

Soldato. Cosa c’è di così ridicolo? Ho, forse, cantato male?
Myxajlo e Tetjana (insieme). Bello, bello, non c’è che dire!

Myxajlo. Che fenomeno! (Ride).
Tetjana. Si sente proprio che sei bravo! (Ride).
Myxajlo. Dove hai imparato così bene? È una meraviglia, non si riesce a distinguere dalla nostra parlata! (Ride).

Soldato. Orsù, ucrainaccio mio, canta un po’ tu almeno una canzone russa! Dai, canta! Eh, fratello, ti sei fermato?

Myxajlo. La vostra? E quale? Forse “sokolika” (il falchetto) o “kukušečka” (il cucolino)?… Oppure “lapuška” (la diletta) o “kumuška (la comarella)? Forse “rukavyčka” (il guantino) o “pidpojasočka” (la cinturina)? Ma vattene con le tue canzoni!… A dire il vero, qualcosa da imparare c’è!… Donna, canta tu quella canzone che il russo cantava, ma alla nostra maniera. (Al soldato.) Siediti e ascolta come canta lei.

Tetjana. Va bene, marito, canterò. (Canta)

Oh, c’era e ora non c’è, al mulino se ne andata;
Povera testolina mia, a casa non è restata. (2)

Ragazza mia, tu sei come una madre per me!
Quanto dovrà ancora il mio cuore soffrire senza di te (2)

Ragazza mia, o Perejaslivka mia,
Dammi la cena, rondinella mia. (2)

Non ho acceso il fuoco, né cucinato;
Per l’acqua sono andata, i secchi ho fracassato. (2)

Quando tornai a casa, il forno cadde giù;
Per poco mia madre non mi picchiò più. (2)

Myxajlo. E allora, che te ne pare?

Soldato. E che c’è da dire! Siete davvero dei cantanti nati. Da noi si dice: “gli ucraini non sono buoni a nulla, ma hanno una gran bella voce”.

Myxajlo. Non sono buoni a nulla? No, soldato, è il vostro proverbio che oggi non serve più a nulla. Ti dico solo questo. Ora non è più come una volta, la scintilla dell’ingegno si è accesa. Dai un’occhiata a una capitale e poi all’altra, passa per il senato, fatti un giro per i ministri e poi dicci se siamo buoni a qualcosa oppure no!…

Soldato. Non c’è da obiettare che oggi tra i vostri ci siano molti uomini meritevoli, dotati e di prim’ordine financhenell’esercito, ma il proverbio resta quello, capisci…

Myxajlo. Proverbio? Quando è così, anche noi ne abbiamo, e non pochi sul conto dei moscoviti. Per esempio: “fa’ amicizia con il moscovita, ma nascondi un sasso sotto la veste.” Da dove deriva, indovinalo da solo visto che sei un uomo intelligente.

Tetjana. Basta litigare. Ora che sia un moskal’ o uno di noi è la stessa cosa: siamo tutti figli dello stesso padre, dello zar bianco. La differenza è solo che alcuni sono più irruenti e gli altri pacifici… Marito, è già tardi, сhe ne dici di andare a dormire?
Myxajlo. Ma si fa fatica a prender sonno quando si ha fame.

Soldato. Sì, a stomaco vuoto si dorme male…

Myxajlo. Se almeno tu, Tetjana, ci cantassi qualcosa. Magari si calmerebbe lo stomaco.

Soldato. Davvero, canta, Tanjuša, qualsiasi cosa.

Tetjana. Forse in moscovita quella che mi ha insegnato una donna del Don.

Soldato. Su, forza, canta quella russa; sicuramente la canterai bene come io canto la vostra.

Myxajlo. Ascolta e poi ci dirai se ti piace.

Soldato. E come inizia questa canzone?

Tetjana. Fa male al cuore

Soldato. Oh! Anch’io la conosco — comincia, padrona, e io ti accompagnerò.

Fa male al cuore non avere un’amica, 

È noioso, triste restar da sola. 

Chi condividerà con me un momento piacevole? 

Chi mi regalerà una lacrima nel dolore? 

E il fiorellino sboccia solo grazie alla pioggia, 

così il cuore vive solo di occupazioni. 

Dove posso trovare un amico caro al mio cuore? 

A chi posso aprire la mia anima? 

Ah, io amo… ma non oso dirlo ancor,
senza una speranza temo questo amor.

Anche senza parole l’amore parlerà:
il mio cuore il vero amante proverà.

E senza parole l’amore mi si può dimostrare, 

il cuore sa come mettere alla prova l’amato; 

Amerò il mio amico in silenzio e con dolcezza, 

Condividerò in silenzio con lui gioia e noia. 

Myxajlo. E che è? Una bella canzone, forse?

Soldato. Hai ragione ma anche tua moglie canta magnificamente.

Tetjana. Non esagerare, ho cantato più o meno come tu “Myl’nycja” (“la saponiera”).

Myxajlo. Comunque sia ho fame.

Soldato. Vuoi, padrona, che ti tolga d’impaccio e dia da mangiare a tuo marito, a te e a me?

Myxajlo. Dai, dai! E come lo faresti?

Soldato. In che modo? Sai, sono un mago! Se lo voglio, darò un ordine, ed ecco che il cibo apparirà sulla tavola.

Tetjana. Che gli venga un colpo! Magari ci spaventeremo e Dio solo sa da dove salterà fuori il cibo. (Al marito). E ora anche tu… ti sei messo in testa di mangiare come un bambino piccolo! (A entrambi). Andate a dormire, e io mi alzerò presto e vi preparerò la colazione.

Myxajlo. Ma dove diavolo è la colazione?!… Ho una fame tale che mi si contorce lo stomaco.

Soldato. Lascia fare, padrona, in un attimo sarà pronto da mangiare! (Estrae la bacchetta per pulire il fucile, la agita in ogni dove, poi fa mettere Myxajlo e Tetjana uno accanto all’altra). State fermi, non muovetevi, chiudete entrambi gli occhi e ripetete ad alta voce le parole che vi dirò: «Berden’, Berden’, Ladoga mia!»

I padroni ripetono con lui e spalancano gli occhi.

Soldato. Ora vi annuncio che il pollo arrosto e la salsiccia sono nascosti nella vostra dispensa. Vai, padrone, trovali e portali qui.

Myxajlo. E dove è che sono nascosti? Adesso è notte fonda, come la troverai?

Soldato. È tutto lì sotto… Come si chiama quel posto? Di’, padrona, cosa c’è lì dentro?

Tetjana. Abbiamo ben poco lì dentro! Beh… una cassa?

Soldato. No.

Tetjana. Un tino, un trogolo, una madia per il bucato, pentole, un ciotolone, un vassoio da tavola, brocche lisce, un cestino di vimini, un paniere, una madia per impastare, un setaccio fine e un setaccio?

Soldato. No, no!

Tetjana. Non c’è nient’altro.

Myxajlo. E la cassapanca?

Soldato. Sì, sì! Nella cassapanca o sotto la cassapanca. Fai presto, padrone, prendi il cibo e portalo qui.

Myxajlo (si gratta la testa con riluttanza). Ma non sarà spaventoso?

Soldato. E perché dovrebbe essere spaventoso? Vai con coraggio, non aver paura!

Myxajlo. Moglie, accendi il moccolo. (Tetjana accende il mozzicone di candela e lo porge al marito che si allontana). E bada soldato al servizio di chi comanda, se mi spavento, non infuriarti!

Soldato. Vai, muoviti! E non ti mangiare tutta la salsiccia da solo!

Myxajlo esce facendo delle strane smorfie.

Note

[1]Designazione propriamente ucraina per la vodka; connessa al verbo hority ‘bruciare’. Nel teatro di matrice ucraina compare come elemento della cultura popolare.

[2] Per una maggiore efficacia ritmica e presa sul potenziale lettore e uditore, le rime di questa e successive canzoni sono state parzialmente modificate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. La nostra versione segue qui in nota:

Sappiate, Čuprun,
che io sono uno stregone,
governo i diavoli
e lo stesso satana
obbedisce a me come un cagnolino.
Ciò che ordino qui nasce:
bere, mangiare e divertirsi
cominceremo subito.
Chiudete l’occhio destro
e dite forte: šnaps!

[3] “Schnaps” è un prestito dal tedesco colloquiale ed indica una bevanda ad elevata gradazione alcolica. Nel testo acquavite, horilka, vodka sono usati, a seconda della sfumatura semantico-stilistica, sinonimicamente. La scelta improvvisa di questa parola da parte del soldato è probabilmente legata all’effetto magi-comico della situazione.

[4] Il bacinetto (o scodellino) del fucile è quella vaschetta situata nel meccanismo di sparo delle armi ad avancarica a pietra focaia.

[5] Per un effetto più immediato, abbiamo lasciato moskal’ invece di tradurlo, come in precedenza, come “moscovita e/o soldato russo”. Nel XIX secolo questa parola poteva designare un soldato dell’esercito imperiale russo, una persona proveniente dalla Russia e, per estensione, un russo. Generalmente si esprimeva in lingua russa.

[6] Xoxol è una designazione che i russi usano nei confronti degli ucraini per via del ciuffo che i cosacchi portavano sul capo. A seconda dell’epoca e dei contesti d’uso, questa parola può assumere diverse sfumature semantiche che vanno dal semplice tono ironico a un atteggiamento dispregiativo. Nel testo “parlare in xoxlacki” (rus. po-xoxlacki govorit’).

(4-continua)

 

Salvatore Del Gaudio

Professore associato Filologia e linguistica slava presso l'Università degli studi di Salerno, già professore presso le università di Kyiv Borys Hrinčenko e precedentemente Taras Ševčenko

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