2 / Il soldato stregone, un’inedita traduzione della commedia di Kotljarevs’kyj

La seconda parte dell'opera del 1819. La storia sviluppa un tema ricorrente nella tradizione di questo genere letterario: quello della moglie insidiata durante l’assenza del marito da un notabile locale dai modi gretti e, a tratti, saccenti. La vicenda si conclude con il trionfo dei valori tradizionali, profondamente radicati nella società rurale ucraina dell’epoca, quali la fedeltà coniugale e la devozione verso il marito.

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KOTLJAREVS?KYJ, Ivan

(segue)

SCENA II

Gli stessi personaggi e il soldato.

Soldato (mezzo ubriaco, entra in casa gridando). Salute, padrone. Sono tuo ospite. Dammi un cantuccio dove stare, un pollo per cena e se ci sono dei vareniki?[1]

Tetjana. Il padrone non è in casa.

Soldato. Fa lo stesso. E chi è quello con te?

Tetjana (timidamente). Questo?… Questo…è un funzionario governativo!… (tra sé). Che cosa gli devo dire?… È un mio parente.

Soldato. Non importa… (tra sé). La donna mente… voglio dire, se è tuo parente, come mai è così in soggezione?

Fyntyk. Chi, io?… No, cioè… (timidamente). Io… io sono un parente di città, cioè di questa padrona di casa. E a te… a voi, cioè, che importa?

Soldato. Che me ne importa? Ma sai almeno chi sono io? (Fa finta di arrabbiarsi. Canta).

Mi chiamano Lixoj,
sono un soldato niente male,
e di coraggio ne ho a palate.
Se serve, te lo provo subito,
ti faccio a pezzi,
te, scribacchino.

Su, fermo, non muoverti!
Attenti! Raddrizzati!
Mostrati più allegro!
Se no son guai,
buffone di carta,
e subito ti faccio rigar dritto.

(A Tetjana. La prende per la spalla e la conduce verso Fyntyk).

E tu mettiti in riga!
Avete la stessa stoffa,
siete proprio due eroi.
Or vi interrogherò:

dovete dirmi
tutta la pura verità
.

(A Fyntyk). Allora, chi sei? Rispondi!

Fyntyk (cantando impaurito).

Onoratissimo militare,
una risposta sincera ti do:
uno scrivano di polizia son.

Soldato. E allora perché sei qui, furfante?

Fyntyk (timidamente).

In tutta sincerità, te lo dico senza malizia,
sono passato dalla vicina con amicizia,
per scambiare due parole in allegria,
come fanno gli amici in buona compagnia.

Soldato (a Tetjana). E tu che canterai?

Tetjana. Ecco ascolta! (Canta).

Oh, militare, oh militare, non sta a te domandare,
non son donna tale
tutto da raccontare.
Eh, nemmeno io so perché ti devo sopportare!
Lasciami in pace, non venirmi a disturbare,
subdolo moscovita, smettila d’importunare!

Io son la padrona e tu soltanto un vagabondo,
perché fai il bravaccio e giri il mondo?
Guardati bene, te lo dico fino in fondo,
che dal diavolo potresti finire in un secondo!
Eh, nemmeno io lo so…

Ti sei introdotto come un ladro nell’altrui dimora,

Sei qui solo, non ti conviene fare il prepotente ora.
Eh, nemmeno io so perché te lo consento!
Lasciami in pace, non infastidirmi oltre,
astuto moscovita!

Soldato (calmatosi, sorride allegramente). Va bene, va bene, padroncina, hai ragione. Paese che vai, usanze che trovi.

Tetjana. Appunto, non impicciarti! Noi non sappiamo che uomo sei. Vediamo che indossi un’uniforme da soldato, e per questo ti rispettiamo. Del resto, non vi fanno militari per opprimere la gente nel vostro stesso paese, ma per…

Soldato. Per difendere voi bifolchi dai nemici… E voi dovete rispettarci senza negarci nulla.

Tetjana. Noi bifolchi? E tu invece saresti un gran signore? Anche tu eri uno di noi, prima che ti rasassero la testa e ti sistemassero l’uniforme sulle spalle. Se non fossi una donna, forse sarei stato un soldato migliore di te. (Ride).

Soldato (allegramente). Bene! Che femmina arguta!… Tu, signorino, invece, perché non ti arruoli nell’esercito? Non ti vergogni alla tua età, con la tua salute, e magari anche con il tuo cervello, a imbrattarti giorno e notte d’inchiostro, rosicchiare penne d’oca e masticare carta? Dimmi un po’, che ci guadagni come scrivano? Si dice infatti che, anche servendo tutta la vita, gente come voi non raggiungerà mai un posto altolocato.

Fyntyk. E perché no? È vero, senza i dovuti esami[2] non si è promossi al grado di assessore di collegio[3], cioè al rango di primo maggiore[4]; ma si può ottenere questo grado per meriti.

Soldato. Per merito?… Sì, e in che può distinguersi uno scrivano?… In fin dei conti sei solo un semplice segretario, punto!  Anche noi, fratello, nel reggimento abbiamo la cancelleria e gli scrivani – forse non sono del vostro livello, ma le differenze non sono mai indicate da nessuna parte.

Fyntyk. Tu ragioni da soldato e consideri un merito il fatto di perdere un braccio, una gamba

o la testa. Eppure, una carriera civile irreprensibile, l’impegno zelante e diligente nell’adempimento del proprio dovere — non sono forse anch’essi un merito?

Soldato. No, si tratta di dovere e obbligo per i funzionari, non di merito… Ma il servizio militare, checché se ne dica, è un servizio glorioso. Beh, se il vostro servizio statale è così famoso, allora perché vi chiamano sotto diaconi?[5]

Fyntyk. Ciò deriva da antiche tradizioni; ma, da noi, nell’apparato burocratico, ci sono tante persone di rango, che ricoprono cariche e titoli statali.

Soldato. E si sa, come potrebbe essere altrimenti? Ma credo che la maggior parte di loro siano quelli che abbiano prestato dapprima servizio nell’esercito e che, dopo il congedo, siano passati all’amministrazione statale. Questi rispettabili signori se lo meritano poiché hanno dedicato tutta la loro vita al servizio diretto dello zar, e non per conquistarsi un titolo come fai tu.

Tetjana. Allora, ti sei messo d’accordo? Ecco: non bisogna mettersi troppe cose in testa e pensare di essere i migliori!

Fyntyk. Che dite! Nel 1812, durante l’invasione della Russia di Bonaparte, avrei voluto arruolarmi nella milizia, ma mio padre e mia madre…Macché! – Fecero un tale baccano che per poco non si accecarono con tutte quelle lacrime.

Soldato. Che genitori benevoli!… Basta così! Di’ un po’, signorino, perché sei qui e hai lasciato il tuo posto?

Fyntyk. Sono giunto in questo villaggio, a casa, per vedere mia madre e ho due mesi di licenza, mentre vengo a trovare la qui presente padrona per ingannare la noia.

Soldato. Guardati, però, dal non lasciarti prendere troppo da contorte tresche per la noia. Vedi, quelli della vostra risma sono come semi di ortica.[6] La vostra coscienza è corretta al vetriolo. Ma la sventura non tarderà!

Tetjana. Non t’affannare, signor soldato! So bene dove volete parare. Mettetevi il cuore in pace[7], poco importa che mio marito sia lontano da casa per il terzo mese!

Soldato. Io, a dire il vero, non penso a nulla di male…Ebbene sia, padrona, non hai niente per cena o almeno qualcosa da mettere sotto i denti? (Sbadiglia, vorrebbe dormire).

Tetjana. Non c’è proprio niente. Vivo da sola e non mi curo di approntare vivande: per una sola anima basta poco.

Soldato. Orsù, almeno una ciotola d’ardente liquore![8] (Sbadiglia di nuovo).

Tetjana. Acquavite? Via da me! Non ricordo neppure quando vi sia stata l’ultima volta in casa mia.

Soldato. (Sbadiglia) Allora dov’è che posso coricarmi? Sono stanco, e per giunta con i postumi della sbornia, sto morendo di sonno.

Tetjana. Là dietro al forno, se vuoi, non c’è altro posto.

Soldato. Va bene! (Sbadigliando, si toglie la giberna e il falcione, li appende alla parete sotto la quale aveva già posto il fucile). Addio, brava gente! Che Dio sia con voi! (In disparte). Vi terrò d’occhio! (Si ritira dietro le quinte, vicino al forno).

 

SCENA III

Gli stessi, senza il soldato.

Fyntyk. Che muoia di fame, quello spregevole giocatore d’azzardo!

Tetjana. A me invece fa pena. Ma, purché non faccia il prepotente, che vada pure a dormire senza mangiare. Da noi con le buone maniere si ottiene tutto, mentre con le urla e gli insulti un bel nulla.

Fyntyk. Ma questo è proprio il primo modo di fare di un moscovita, intimorire la padrona di casa, insultare il padrone e fare un baccano tale che non sai più dove nasconderti… E noi, invece, quando e come ceneremo?

Tetjana. Aspettate che il moscovita si addormenti per bene. Ho della salsiccia fritta, del pollo arrosto e una bottiglietta di zapikanka.[9] Il cibo è nella dispensa, sotto la botte, mentre il liquore è lì (indicandolo) nell’angolino… Oh! Ascoltate: già ronfa…

Fyntyk. Però poi rimarrai sola con lui.

Tetjana. E a voi che vi importa? Mi verranno a trovare le ragazze, e voi nel frattempo resterete qui. Dirò che vi ho pregato di restare di proposito, per non rimanere sola con quel russo.

Fyntyk. E se cominciassimo a cenare e il moscovita si dovesse svegliare?

Tetjana.  Allora lo inviteremmo. Bisogna assecondare chi è in collera; con le buone maniere si acquieta chi è adirato più che con la disputa.

Fyntyk. Giusto… Sst! / Taci… ho sentito bussare!

Tetjana. Sarà il vento. (Presta attenzione. Dietro le quinte si sentono voci confuse e qualcuno che chiama i buoi. Tetjana ascolta vicino alla finestra. Fyntyk appare spaventato).

Tetjana (sgomenta). Sono perduta! Mio marito è tornato dal viaggio!

Fyntyk (disperato). E io adesso, cioè, che faccio? Dove sparisco?

Tetjana. Presto, infilatevi sotto la mensola del forno! Vi coprirò con il paravento, e quando tutti si saranno addormentati, vi farò uscire fuori.

Fyntyk si nasconde sotto il forno. Tetjana lo copre con il paravento e va incontro al marito.

 

Note

[1] Ucr. Varenyky. Sorta di ravioli ucraini, molto diffusi in tutta l’area slava orientale. In originale la parola è volutamente storpiata in assonanza con lavrenik ‘monaco della Lavra’.

[2] Ai fini della promozione al rango di «assessore di collegio», coloro i quali non fossero stati in possesso di una licenza liceale o di una laurea avrebbero dovuto sostenere esami di diritto, lingua russa, almeno una lingua straniera, storia – in particolare quella russa –, geografia, fondamenti di matematica, fisica e logica.

[3] La burocrazia civile dell’Impero Russo era rigorosamente regolata dalla Tabella dei Ranghi (introdotta da Pietro I nel 1722 e rimasta in vigore fino al 1917). I funzionari dello Stato erano suddivisi in 14 classi (o gradi), dai vertici del governo fino ai comuni ruoli impiegatizi. Nel caso specifico si tratta dell’ottava classe. Il rango di “assessore di collegio” era cruciale poiché conferiva la nobiltà personale e, per gran parte dell’Ottocento, l’accesso alla nobiltà ereditaria.

[4] Corrispondente grado dell’esercito, secondo la già menzionata tabella.

[5] Il corrispondente russo pod’jačyj, lett. pod d’jaka ‘sotto il diacono’, appartenevano alla quattordicesima classe. Negli anni ‘20 del XVIII sec. la denominazione fu sostituita da quella di kanceljarist o kopist, ma fino al XIX sec. l’appellativo pod’jačyj continuò a essere in uso.

[6] Si tratta di una espressione dispregiativa rivolta ai burocrati, funzionari corrotti, impiegati statali e legulei in genere della Russia prerivoluzionaria.

[7] L’unità fraseologica ucraina (modo di dire) è Vybyjte xvist ob tyn, lett. “Picchiate la coda contro lo steccato”. Solitamente si riferisce a un corteggiamento vano, anche a seguito di un rifiuto.

[8] Abbiamo reso l’ucraino horilka e il russo regionale garelka / harelka con “ardente liquore” in questo caso poiché rende al meglio il significato etimologico del lessema. In alternativa abbiamo usato il sinonimo molto diffuso nell’Ottocento acquavite (Ucr. okovyta).

[9] Trattasi di un liquore speziato cotto al forno.

 

(continua)

Salvatore Del Gaudio

Professore associato Filologia e linguistica slava presso l'Università degli studi di Salerno, già professore presso le università di Kyiv Borys Hrinčenko e precedentemente Taras Ševčenko

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