Un medico in archivio

Discorsi intorno al Chronicon Salernitanum e alla società costituita da individui malevoli, appassionati, impauriti, rodomonti che conduce al mutismo in cui cova la repressione dell’oltraggio.

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In archivio, si entra con tante domande. L’uomo che osservo ha una bellissima tuta rossa che fa brillare gli occhi. Acquista sicurezza che sprigiona dal passo deciso. Al responsabile di sala, si presenta facendo cadere qualunque dubbio intorno a lui. Come un velo che scivola senza stupore. È un medico molto bello e apre le braccia con un sorriso. “Senza legami” ci tiene a sottolineare e conferma il pensiero irresistibile di tutti. Le mie due amiche ricercatrici, Barbara e Claudina, sono libere e indipendenti e osservo il dottore sedersi dietro Laura. Io mi abbandono a speranze di amori in archivio mai visti e fisso con insistenza le amiche che palesemente mi ignorano. Nessuna delle due accetta la sfida e le mie visioni ritornano sui miei Ostrogoti, ma con la matita tra le labbra immagino…  L’alto corso di fiumi che scorrono felici quando giungono al mare mentre Barbara e Claudina mi salutano con le braccia sollevate. E tra cascate sottomarine splendono e ricamano il contorno delle coste e dolci altopiani dal tappeto di erbe, ecco che il dottore corre scalzo fino alle due ricercatrici che cucinano alghe con metodi antichi. Mi chiedo perché le mie fantasie siano sempre molto precise… Immagino che si prendano per mano per trascorrere la vita insieme e poi mi blocco.

Il dottore ha individuato un professore di storia medioevale che passa di corsa nel corridoio e che porta un gigantesco volume. Gli chiede informazioni molto interessanti sul Chronicon Salernitanum e io comincio ad ascoltare con il mento poggiato sulla mano destra.

Da dove proviene il Chronicon Salernitanum?

Non è sicuro che l’anonimo autore provenga dal monastero di San Benedetto, opera risalente all’inizio dell’ultimo quarto del X secolo e che narra a modo suo la storia dei Longobardi nell’Italia meridionale dagli esordi di Arechi (758) al trentunesimo anno del principe di Salerno Pandolfo I (974).

La difficile ricerca del medico è sulla fisionomia dell’autore. È un lavoro molto complesso sulle analogie con più tarde e più mature letterature maggiori e sul ruolo dell’Anonimo fra i luoghi comuni. Il grande storico Massimo Oldoni scrisse in uno splendido volume: fra struttura dell’opera e troppo angusti schemi cronistici del Medioevo, fermi a chronicon mundi, storiografie cluniacensi o cistercensi e tradizioni benedettino-cassinesi dove la storiografia dell’Italia meridionale e longobarda è destinata ad impantanarsi senza scampo, priva com’è del programma mitico-etnologico di Paolo Diacono o di quello politico-ideologico di Amato di Montecassino. […]  anche l’anonimo autore del Chronicon Salernitanum, semplice discendente di avi non illustri, è preso in mezzo nel mucchio dei ruoli fabbricatigli addosso e, ancor oggi, incontra qualche difficoltà ad essere accettato secondo la sua limpida ma davvero complessa identità: uno scrittore di provincia che, attraverso il meccanismo della narrazione, salda tradizioni indigene, oralità popolari e aspirazioni intellettuali con il desiderio di ricreare dall’interno il quadro d’un mondo piccolo e parlante nel più ampio orizzonte della storia tutta giocata fra miseri e potenti, fra sopraffattori e sopraffatti; un modo di dire ciò che si è per quel che si può, riassumendo di volta in volta protagonisti, fatti, eventi misteriosi. L’Anonimo è un paziente meditatore del non-senso delle cose utopicamente rivissuto negli eterni valori dell’uomo, alla base dei quali c’è il dramma tra il bene e il male e, nel quotidiano, una profonda tolleranza.

Il professore con i libri tra le braccia finalmente riesce ad allontanarsi. Il medico ha gli occhi carichi di domande e abbasso lo sguardo: non vorrei essere intercettata pure io. Facendo finta di niente, con la matita indico la mia amica Claudina e il dottore comprende all’istante. Si avvicina al banco della ricercatrice e chiede se può farle una domanda. Io mi sento felice quando vedo il sorriso di Claudina.

Ringrazio l’Anonimo, un personaggio di cui si sa quasi nulla. Scrive Massimo Oldoni: Così accanto all’indubbia fisionomia monastica, alla sua discendenza da Radoaldo e Rodolfo, la sua profonda partecipazione alla vita cittadina ed agli eventi della Longobardia meridionale gli consentono di utilizzare un vasto parco d’informazioni e di notizie raccolte in giro che – prima connotazione, l’oralità – formano la grande struttura della partecipazione orale nel Chronicon da cui muove quell’ingannevole senso del favoloso che, erroneamente la critica ha attribuito all’autore stesso.

Stasera racconterò a mio marito della previsione di un amore in archivio, metterò in evidenza lo scudo delle certezze del medico e le affinità che sostituiscono la prudenza.

Mi alzo per assaporare qualche barlume di romantici discorsi, ma rimango delusa. La conversazione non lascia il Chronicon e la società costituita da individui malevoli, appassionati, impauriti, rodomonti che conduce al mutismo in cui cova la repressione dell’oltraggio. Il medico racconta di Nannigone e la sua donna violata dal principe Sicardo e Claudina replica con il guerriero che finge di giocare ad tabulam per non vedere né sentire il passaggio della moglie condotta seminuda per l’accampamento.

Un costante prevalere di patimenti (ferite, malattie, accidenti fisici) e i protagonisti non guariscono mai. Ritorno al mio posto e giocherello con la matita. Il ricercatore esperto di Archeologia classica mi fa cenno di un caffè e io mi rialzo di nuovo. Ogni volta che mi incontra, l’archeologo mi racconta degli scavi e dell’emozione di straordinari rinvenimenti. Dieci minuti per ogni elemento caratteristico dei tempi: il naos, il pronao, le colonne. Il naos (che in greco significa cella) custodiva esclusivamente la statua del dio a cui il tempio è dedicato si presenta oscuro, a stento rischiarato da bracieri o lampade votive a olio, il che conferisce al luogo un’atmosfera di solenne sacralità.

Osservo di nuovo i due seduti a parlare del Chronicon. Forse le candele modificherebbero l’atmosfera.

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