Ho già visitato la mostra la settimana scorsa. Ho avuto la possibilità di ottenere risultati preliminari di una ricerca in corso sulla Democrazia Cristiana e sulla percezione italiana della stessa. Una percezione influenzata dal percorso espositivo della mostra. Un articolato itinerario storico attraverso un imponente patrimonio di fotografie d’epoca, documenti originali, carte d’archivio e preziose testimonianze, accuratamente selezionati per ricostruire la parabola della Democrazia Cristiana, dalle sue origini fino al 1994. L’ampiezza e la varietà dei materiali esposti consentono di ripercorrere oltre cinquant’anni di storia italiana, restituendo con rigore documentario il ruolo centrale che il partito ha svolto nelle vicende politiche, istituzionali e sociali della Repubblica.
Oggi ha luogo un convegno carico di emozione di pensatori politici salernitani e la mia attenzione si focalizza su di loro. Nell’ambito della mostra nazionale DC Storia di un Paese. Mostra fotografica: cinquant’anni di vita della Dc (1942-1994), si è svolto giovedì 9 luglio il convegno “La Democrazia Cristiana a Salerno e Provincia”. L’iniziativa, inserita nel programma celebrativo dell’ottantesimo anniversario della fondazione del partito, ha registrato una partecipazione ampia e qualificata, a testimonianza della persistente rilevanza del dibattito attorno alla vicenda democristiana. La sala è gremita.
Il grande successo di pubblico del convegno è un chiaro segnale della energia geopolitica ancora viva della Democrazia Cristiana. Un’influenza decisiva e duratura degli assetti italiani che è ancora oggetto di interpretazioni. La mostra itinerante DC Storia di un Paese fa tappa all’Archivio di Stato di Salerno, dove è rimasta aperta fino al 17 luglio scorso.
Nel corso dell’incontro, autorevoli esponenti del mondo accademico, delle istituzioni e della vita pubblica hanno ricostruito il percorso della Democrazia Cristiana, evidenziandone il ruolo determinante nella ricostruzione dell’Italia repubblicana, nel consolidamento dell’ordinamento democratico e nella formazione della classe dirigente, con particolare riferimento alla realtà salernitana.
Mi colpisce la loro esperienza, il loro giudizio sui fatti, le corrispondenze che permettono di decifrare gli orientamenti e le ragioni delle scelte dei principali protagonisti della scena politica italiana. Ci si rende conto, per esempio, che la memoria storica deve compiere uno sforzo verso l’astrazione, che diventi un tentativo di trasformare la realtà concreta in una riflessione più ampia.
Giuseppe Acocella, professore emerito di Filosofia del diritto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e componente del Comitato scientifico DC80 ha sottolineato l’importanza della DC nella società, andando a costituire strutture e organismi incentrati sui principi della cooperazione e dell’assunzione di responsabilità.
Vittorio Salemme, prendendo le mosse dal suo volume Democristiani a Salerno, ha delineato il profilo storico e politico del partito nel territorio provinciale, inserendolo nel più ampio quadro delle trasformazioni che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra.
Il professore Aniello Salzano, ex sindaco di Salerno, ha ripercorso l’evoluzione di questo partito nobile che ha fatto la storia d’Italia. L’intervento dell’onorevole Alfonso Andria Presidente Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello trasmette sostanza ai racconti del pensiero democristiano, nel segno del legame con il territorio e nell’offerta di ascolto.
Il convegno raggiunge il suo apice quando si osserva l’emozione di questi democristiani: ritratti di uomini che mediavano, narrazioni di epiche battaglie politiche.
Salerno e la sua Provincia trovò un indiscutibile spazio, ma ciò avvenne soprattutto nella profonda capacità di interpretare le istanze delle comunità locali, valorizzando il rapporto tra rappresentanza politica e ascolto del territorio.
Paolo Del Mese e Tino Iannuzzi hanno posto in rilievo il ruolo strategico dell’organizzazione partitica e delle sezioni territoriali quali autentiche fucine di partecipazione democratica e di formazione della classe dirigente.
Le conclusioni sono state affidate all’onorevole Ortensio Zecchino, già Ministro dell’Università e della Ricerca e presidente del Comitato DC80, il quale ha offerto una lucida riflessione sulle dinamiche che condussero al definitivo tramonto della Democrazia Cristiana. Le sue parole di grande importanza sono state: “Occorre mettere nella giusta luce ciò che la DC ha rappresentato nella storia del Paese per cinquant’anni”. Pur ribadendo l’impossibilità di una riproposizione della Democrazia Cristiana quale soggetto politico, Zecchino ha richiamato la necessità di preservarne il patrimonio ideale e valoriale. In tale prospettiva, la memoria si configura non come mero esercizio commemorativo, ma quale imprescindibile strumento di comprensione della storia politica italiana.
La sezione dedicata al territorio salernitano, curata dal direttore dell’Archivio di Stato, Salvatore Amato, impreziosisce il percorso espositivo con un cospicuo corpus di documenti, fotografie e testimonianze incentrati sulla presenza e sull’attività della Democrazia Cristiana a Salerno e nella sua provincia.
Il convegno è finito, ma permane ancora tanto coinvolgimento nelle sale dell’Archivio. Percorro di nuovo l’esposizione e alla vista di un mondo che, sono trascorsi cinquant’anni, sembra ormai rivelare i suoi limiti e i suoi errori, provo una commozione che cerca un metodo, fondandosi sull’osservazione delle affinità elettive. È come l’ultimo capitolo del capolavoro di Miguel de Cervantes: le pagine dedicate alla morte di Don Chisciotte. Una “buona morte” non di un uomo qualunque tornato a essere Alonso Quijano, ma il protagonista di mille avventure, il cavaliere eroe della realtà e dell’immaginazione. Un caleidoscopio di sfumature attraverso un eroe amato ancora adesso.

