Russia-Ucraina, i motivi ideologici del conflitto

I due paesi sono la stessa cosa, due facce di una stessa medaglia? Questo punto di vista storico-culturale, talvolta esteso finanche alla lingua, fa tuttora parte della communis opinio di larga parte della popolazione russa e, prima dell’inizio del conflitto bellico in atto, era ampiamente condivisa nelle società occidentali. In parte tale convinzione è ancora sottesamente o palesemente sostenuta dalle frange più radicali della società italiana. Ecco conferme e smentite di questa tesi da un'analisi storica del problema

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Mentre la guerra in Ucraina, soprattutto nelle regioni centro-orientali, continua a divampare, le armi occidentali richieste stentano ad arrivare e i soldati ucraini di diverse età, spossati dalla stanchezza psicologica e dai mancati ricambi, continuano eroicamente a perire al fronte, risuona la stessa domanda: ossia se l’Ucraina e la Russia siano, in fondo, la stessa cosa, come due facce di una stessa medaglia. Questo punto di vista storico-culturale, talvolta esteso finanche alla lingua, fa tuttora parte della communis opinio di larga parte della popolazione russa e, prima dell’inizio del conflitto bellico in atto, era ampiamente condivisa nelle società occidentali. In parte tale convinzione è ancora sottesamente o palesemente sostenuta dalle frange più radicali della società italiana.

Il revisionismo

e la guerra a Kiev

Il revisionismo storico o, più sovente, pseudo-storico, di epoca post-sovietica ha seguito percorsi diversi nelle numerose ex repubbliche, talora esaltando la dignità e unicità etnico-nazionale di un popolo e una repubblica, talvolta rinforzando vetuste ideologie sovietiche e presovietiche. Mentre in Ucraina si è tentato di tutto pur di dimostrare una origine storico-culturale e linguistica completamente autonoma dalla Russia, negando, in alcuni casi, qualsivoglia legame storico-culturale ed etno-linguistico con la seconda, nella Federazione Russa, invece, si sono esacerbati alcuni postulati e cliché storico-culturali di epoche passate che affondano le proprie radici nella creazione di una identità statale e imperiale russa che inizia ai tempi di Ivan IV (“il terribile”) e si consolida tra i regni di Pietro I (detto, in parte della storiografia russa, “il grande”) e Caterina II nel corso del ‘700.

Vladimir Putin e l’unità

storica dei due popoli

Nel noto discorso di Vladimir Putin “sull’Unità storica dei russi e ucraini” del 12 luglio 2021 e nelle orazioni successive che hanno anticipato l’invasione armata dell’Ucraina, oltre a una serie di premesse e affermazioni atte a giustificare l’imminente aggressione della pacifica Ucraina, non poteva essere omesso il tradizionale riferimento al fatto che Russia e Ucraina (o, almeno una parte considerevole dei territori dell’attuale Ucraina) siano appartenuti a una unica eredità storico-culturale e linguistica e formino un tutt’uno con la Russia[1] storica.

Le argomentazioni storico-politiche di Putin e della sua élite politica possono trarre in inganno l’ascoltatore o il lettore medio con una conoscenza non approfondita del complesso quadro storico-culturale e linguistico che hanno portato alla formazione dell’attuale Ucraina e Russia e, si potrebbe aggiungere, Bielorussia. Una disamina attenta dei tasselli storico-culturali che compongono l’intricato mosaico slavo orientale deve perseguire l’obiettivo ultimo di evidenziare e non celare o, peggio, amalgamare le fasi storiche comuni e quelle distinte che hanno portato a una presa di coscienza etnolinguistica e nazionale di una entità statale autonoma denominata Ucraina.

Al fine di comprendere meglio le complesse relazioni intercorse tra l’Ucraina storica e la Russia, è necessario considerare una serie di nodi cruciali. Per brevità espositiva, ci limitiamo a riportare solo alcuni fatti a sostegno di quanto appena esposto, riservandoci una disamina più ampia in altra sede.

Quell’unità sovrana

del lontano medioevo

Innanzitutto, corrisponde a verità che sia l’Ucraina che la Russia, al pari di altri paesi afferenti alla stessa area geografica, un tempo appartennero a quell’entità sovrana medioevale nota come Rus’ di Kyjiv[2]. Dunque, una parte dei territori appartenuti a tale principato sono da considerarsi, ognuno con caratteristiche proprie e, talvolta, specifiche, culturalmente gli eredi della Rus’. Un parallelo potrebbe essere tracciato con il mondo mediterraneo-occidentale in cui diverse nazioni si considerano eredi culturali della latinitas, fermo restando i successivi e diversi percorsi storico-culturali e politico-nazionali.

Altra questione sostanziale riguarda l’interpretazione della comune eredità dell’antica Rus’ – sovente identificata in numerose pubblicazioni di un passato ancora recente, anche storiche, tout court con la Russia. In realtà il lascito culturale di questa entità medioevale che, come ricordato in precedenza, comprendeva anche popolazioni di altre stirpi e paesi non facenti parte né della Ucraina né della Russia odierne, dopo la disfatta e la distruzione di Kyjiv ad opera dei tataro-mongoli (data orientativa 1240), venne continuato in due poli geograficamente e, in certa misura, culturalmente distanti: la Galizia a occidente (oggi regione di L’viv) e la nascente Moscovia a oriente.

La Confederazione

polacco-lituana

Successivamente, già dal XIV secolo e fino al XVIII sec. inoltrato, vasti territori dell’Ucraina moderna vennero inglobati nella sfera politico-militare e culturale della Confederazione polacco-lituana, rafforzando, dunque, i legami con la cultura europea, intesa qui in senso tradizionale.

Altra questione annosa e cruciale riguarda la diversa interpretazione attribuita al trattato di Perejaslav del 1654 con il quale l’emergente Cosaccato ucraino – (identificato come precursore effettivo della successiva individualità e libertà ucraine, una sorta di entità statale ucraina ante litteram con centro nevralgico sugli isolotti di Zaporižžja (in russo: Zaporož’e), lungo il corso inferiore del Dnipro / Dnepr) – si unì alla Moscovia per contrastare più efficacemente l’ingerenza politico-militare polacca. In mancanza di un documento scritto, probabilmente perduto, i russi considerano tale trattato come un atto di sottomissione all’autocrate moscovita che giustificherebbe la successiva annessione di una parte considerevole dei territori ucraini a sinistra del fiume Dnipro. Per gli ucraini, al contrario, si tratterebbe di una alleanza quasi paritetica con gli zar moscoviti. Certamente, se si considerano le ragioni che portarono al profilarsi del Cosaccato ucraino e lo statuto semi-democratico e, talvolta, anarchico di quest’ultimo, stupirebbe la volontà del loro capo Bohdan Chmel’nyc’kyj di rinunziare a ogni forma di libertà per sottoporsi deliberatamente a un’entità autocratica quale quella della Moscovia.

L’assimilazione

dell’impero russo

La politica di assimilazione linguistico-culturale e militare da parte del neocostituito impero russo si rafforzò a partire dal XVIII sec., in particolare dalla seconda metà. Caterina II abolì il cosaccato (1764) e ampi territori, un tempo ancora soggetti alla corona polacca, vennero inglobati nell’impero. Sul finire del secolo decimottavo e i primi decenni dell’Ottocento seguì la graduale espansione politico-militare russa su vasti territori stepposi dell’Ucraina sud-orientale – definita dalla storiografia russa come “Nuova Russia” (Novo Rossija) – e nei quali vivevano coloni ucraini spostatisi dalle regioni centrali dal XVI sec., come dimostrano i dialetti ucraini sud-orientali parlati nelle regioni maggiormente contese e martoriate dai bombardamenti russi: Xarkiv, Donec’k, Luhans’k (Donbas) e della già menzionata Zaporižžja (con la pericolosa centrale nucleare!). Quindi, se da un lato è vero, che nei maggiori centri urbani domina la lingua russa e altresì vero che nelle zone provinciali e rurali dominano le parlate a base ucraina.

Sebbene gli aspetti degni di discussione che si sovrappongono sarebbero innumerevoli, gli spunti di riflessione riportati fin qui sono sufficienti per una prima riflessione sulla presunta identità comune e continuità storica tra Russia e Ucraina.

 

[1] Si badi che sul piano etimologico e terminologico si gioca sulla parziale identità storico-semantica tra Rus’ e Russia propriamente detta che, in realtà, rappresentano due entità statali lontane nel tempo e politicamente distinte.

[2] Nella versione ufficiale di impronta anglo-americana Kyiv.

Salvatore Del Gaudio

Professore associato Filologia e linguistica slava presso l'Università degli studi di Salerno, già professore presso le università di Kyiv Borys Hrinčenko e precedentemente Taras Ševčenko

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