Lakota Blues, l’ultimo capolavoro di un indio napoletano

Antonio Onorato presenta il suo disco: un mix di chitarre elettriche crunch e distorte, ma anche l’immancabile breath guitar, che rimanda ai suoni ancestrali ed etnici del flauto dei pellerossa in omaggio agli indiani d'America

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Antonio Onorato, ormai da decenni famosissimo compositore e chitarrista partenopeo, nonché icona rappresentativa del jazz napoletano e punto di riferimento del jazz italiano, ha presentato, a Napoli, al Complesso Monumentale di ‘Santa Maria La Nova’, il suo ultimo lavoro: ‘Lakota Blues’.

Si tratta di un album che il famoso chitarrista, pupillo dell’immenso Pino Daniele, ha voluto dedicare a coloro che sente fratelli di sangue e quindi con una forte appartenenza: i nativi americani dei Lakota, a cui il compositore napoletano è da sempre legato, sin dal suo battesimo con un nome Lakota. Nel suo ultimo lavoro, infatti, tantissimi sono i riferimenti alla comunità dei cosiddetti ‘Indiani d’America’. A loro, ha voluto dedicare la cover del lavoro. Una bellissima copertina rossa (la bandiera dei Lakota) con un cerchio al centro e tutto intorno, come raggi solari, sottili e tipiche capanne dei nativi. Insomma, la bandiera rossa dei Lakota rappresenta il simbolo della nuova fatica discografica del chitarrista-genio partenopeo.

Il lavoro è stato registrato e missato al ‘Midi Groove Studios’ di Giorgio Savarese, ‘musician-programmer’ che per i diversi musicisti dell’area napoletana, viene conosciuto col nome ‘Savarez’. Il lavoro discografico è stato prodotto per l’etichetta ‘Guitar Angel Music’ ed il disco-inno ‘Lakota Blues’ è stato realizzato solo ed esclusivamente dal chitarrista napoletano e da Savarez. Onorato, nel lavoro di cui si parla, ha utilizzato una Gibson Flying, una Hamer Guitar Americana e l’inseparabile ‘Breath Guitar’. Il jazzista napoletano, con origini rock-blues, si è occupato anche delle percussion samplers (campionatori di percussioni). Giorgio Savarese si è occupato delle tastiere, effetti, basso e batteria. Onorato, nel lavoro, ha usato sempre lo stesso fraseggio – quello che lo contraddistingue, ormai da tempo – anche nell’uso della chitarra distorta o a fiato  in ‘Lemon Leaves’ Antonio usa molto bene il fraseggio con la scala lidia, che in napoletano significherebbe ‘A fronn ‘e limone’.

Questo stupendo album rappresenta il trentesimo lavoro dell’‘indio napoletano’ ed è un progetto che l’autore aveva già pronto ‘nel cassetto’. Il disco, come detto, si fa ascoltare con grande entusiasmo e trasmette enormi emozioni. Quando poi si tratta di scoprire un nuovo album di Antonio Onorato, sai già che ti stai accingendo all’ascolto di un lavoro pregevole, da conservare ed acquistare ‘a scatola chiusa’. Tutto questo si registra per la folta schiera degli estimatori del sound ‘onoratiano’. La sua musica incanta di continuo.

Le sonorità di Onorato, proveniente sì dal rock-blues ed ispiratosi moltissimo a Jimi Hendrix ed Eric Clapton, sono sempre state apprezzate per la capacità di miscelare generi rock, blues e jazz e che spesso e volentieri si fondono con le atmosfere dei canti nativi americani. Per Antonio, che non disdegna anche la musica classica, c’è da dire, non si tratta della prima volta che propone suoni primordiali, riportandoli in vita con suoni ancestrali e etnici soprattutto grazie alla sua Yamaha G10, meglio nota come ‘breath guitar’ (chitarra a fiato): strumento che – in pratica – appartiene solo a lui, essendo l’unico musicista al mondo ad usarla in maniera professionale e con scopi che conosciamo: trasmettere l’anima che è in lui, l’anima nativa.

Onorato parla del suo nuovo album: «’Lakota Blues’ è un mix di chitarre elettriche crunch e distorte, ma anche l’immancabile breath guitar, che rimanda ai suoni ancestrali ed etnici del flauto dei pellerossa». Il suono crunch con una chitarra elettrica è un suono tipicamente usato nel blues o nelle chitarre ritmiche nel rock e hard rock. Il suono crunch viene usato molto spesso in questi generi perchè è di grande utilità. È un suono distorto, ma è una distorsione più simile all’overdrive, ovvero, la distorsione naturale di quando alzi al massimo il volume dell’amplificazione. Inoltre, anche come overdrive è comunque una distorsione solitamente molto lieve. Si tratta di una distorsione che non si troverà mai nell’heavy metal a parte qualche eccezione artistica.

Onorato continua: «Questo disco viene fuori dalla mia grande passione per il blues e per i Lakota, un grande popolo che fa parte delle tribù americane delle grandi pianure, ma al tempo stesso è un ritorno alle origini perché sono cresciuto musicalmente ascoltando rock e blues. I miei miti, quando ho iniziato a suonare, erano Jimi Hendrix ed Eric Clapton e proprio a quest’ultimo ho dedicato un brano (‘For Eric Clapton’). Credo che Clapton sia il più grande chitarrista di blues e rock di tutti i tempi».

Il lavoro ultimo di Antonio Onorato ci offre diverse sensazioni: quello rasserenante tipico degli ambianti dei nativi d’America a brani che vedono letteralmente piangere la chitarra: credo in quel caso stia suonando la sua Hamer Americana. In pratica l’album è assai ricco di sonorità blues e jazz che si mischiano con gli odori dei nativi. Le chitarre elettriche crunch e distorte rimandano ai suoni etnici (specialmente la breath guitar) ed in qualche brano si sente anche la sua passione per Carlos Santana, altro artista che Onorato stima tantissimo. Il suo fraseggio appare nettamente fluido per quasi tutto il disco. Ci appare triste in ‘Sad Blues’, in ‘Guitar Crying’, dove ti entra dentro un meraviglioso sound che ti fanno ascoltare chitarre che si contorcono, piangendo per un dolore dato da chissà quale storia. Anche questa è una caratteristica di un qualcosa che è diventato un genere (la categoria onoratiana). Queste arie rock che Onorato ha sempre avuto dentro di sé e che ripropone, anche se con un solo brano, in tutti i suoi dischi.

Che Onorato sia ad un ulteriore punto di svolta? In verità non lo sappiamo ancora ma nell’universo musicale, nel quale l’indio pare avere il senso del tutto, ogni cosa può accadere, anche che possa riuscire a tracciare ed a dirigersi verso un percorso ‘jazz-rock-onoratian’ che prende sempre di più il volo. La vita ha in serbo sempre qualche sorpresa ed Onorato, con il supporto della sua nuova compagna di vita, che non esita a chiamare ‘mia moglie’ ha determinato un punto preciso del percorso sulla terra. La sua compagna rappresenta il nuovo cambiamento di Antonio,  ‘his real life change’.

 

Antonino Ianniello

Nasce con una spiccata passione per la musica. Si laurea in lettere moderne indirizzando la scrittura verso il giornalismo, percorre in maniera sempre più approfonditamente e competente le strade della critica musicale, pubblicando numerosi articoli su jazzisti contemporanei e prediligendo, spesso, giovani talenti emergenti. Ama seguire il jazz, blues e fusion e contaminazioni.

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