Rischi e tentazioni della parola e del pensiero, tornano in libreria tre “classici” di Bàino

Del poeta e prosatore, tra i fondatori della rivista “Baldus”, spazio di riflessione e di dibattito sulla critica letteraria e sulla poesia contemporanea, tornano in libreria tre suoi libri: Pinocchio (Moviole) (1995-98), moviola alla maniera cinematografica in versi (e in poesia in prosa) riscritta sul modello collodiano – e Le anatre di ghiaccio, raccolta di prose brevissime e di frammenti aforistici; alle quali si aggiunge una nuova uscita, effumazioni & nebbie (fumettoidi), racconto per vignette e – di nuovo – col corredo verbale di aforismi a fare da testo a fronte delle immagini

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Il poeta e scrittore Mariano Bàino

“Nella scrittura creativa non scrivi solo con la testa, ma anche col cuore, col diaframma, con le viscere, con il sesso. Ai piedi non devi arrivare. Non per quello che hai pensato, ma perché ti servono per respirare. Quando scrivi, se non respiri con i piedi, rischi di morire. Nei piedi il filtro alla sghembitudine del mondo”.

Chi legge Mariano Bàino – poeta e prosatore, tra i fondatori della rivista “Baldus”, spazio di riflessione e di dibattito sulla critica letteraria e sulla poesia contemporanea – può correre inconsapevolmente il rischio (oppure scegliere di abbandonarsi alla tentazione) di volere, per forza, incasellare la sua scrittura in un movimento (si tratti di avanguardie, di gruppi e di ‘scuole’); e di rimandarla ad uno specifico genere stilistico-espressivo – dall’aforisma al nonsense, dalla poesia neodialettale alla prosa poetica breve o alla più lunga narrazione romanzesca di ‘colori’ diversi – riconducibile a forme già canonicamente accettate nella tradizione letteraria. Rischio e tentazione che si acuiscono maggiormente quando, nello stesso anno, tornano in libreria tre suoi libri: due ristampe –  Pinocchio (Moviole) (1995-98), moviola alla maniera cinematografica in versi (e in poesia in prosa) riscritta sul modello collodiano – e Le anatre di ghiaccio, raccolta di prose brevissime e di frammenti aforistici; alle quali si aggiunge una nuova uscita, effumazioni & nebbie (fumettoidi), racconto per vignette e – di nuovo – col corredo verbale di aforismi a fare da testo a fronte delle immagini.

Pinocchio (Moviole) (1995-98)

 Difficile – e, perciò, interessante – è, ad esempio, trovare lo scaffale di collocazione (anche in virtù della veste grafica che l’editore Aragno sceglie per il volume, un ‘orizzontale’ poco più grande di un tascabile) per questo nuovo “capotico” pinocchio: “fuggitore” protagonista all’inizio della sua nuova avventura che si muove per “moviole” e per ‘quadri’ (la doppia pagina del volume orizzontale bene si presta, di solito, ai cataloghi d’arte o agli album fotografici) nei quali si incornicia – fisicamente s’incista e letterariamente s’ “intua” – la riconoscibilissima scrittura di Bàino.

 

La strada di pinocchio

tra le case

taglia, s’inoltra

nei vicoli incrociando

quartieri, s’inerpica in salita,

rampa

sugli azzurrognoli contorni della city

come in rollanti corridoi di Josef K.

 

surriscaldato legno di pinokkio, pianta

stremata, fruscula nel vento

strapazzone

 

su terrazze condominiali, cieli o terre

di nessuno, a balzi lunghi

da fare i vermi

 

biancheria per aria,

inasciugata

in aria, dove alte

gru sorvegliano

 

cancellerie parcheggi assi

pedonali, in cima a un monte

d’immondizia oveggia

un uovo

 

dove a una natura sempre sloggiante profuga con strada tra le gambe & girante di bordo a far fagotto senza affrontare ma bruciando il pagliericcio lungi da piedi sul collo & battitori & capicaccia si alludeva & a luoghi attraversati a rischio dei garretti mentre appresso del venduto sillabario si narra & del teatro dei burattini

 Continuum narrativo messo su foglio alla maniera dello stream of consciousness – a tratti nella misura di un prosimetro riveduto e corretto, oppure di prosa poetica, oppure di poesia frammentaria in strofe di lunghezza varia, oppure di distici ordinati in paragrafi – scandito dalla lingua dell’autore che bandisce il punto di chiusura, innesta e prende in prestito da altri idiomi, utilizza lettere e simboli da codici diversi di comunicazione, mantiene rigorosamente in minuscolo il nome del protagonista “pinocchio” per tutto il racconto. A ragione osserva Giancarlo Alfano, nella nota introduttiva al libro, che “la questione non è solo di temi e motivi narrativi, ma anche di soluzioni espressive. Così, dal punto di vista della costruzione del racconto, il narratore, che nel testo viene definito “neocollodico”, si presenta anche come narratore “colloidale”, capace di agglutinare momenti e scene diverse, operando salti e creando suture mobili che aprono la vicenda di Pinocchio (come sottolinea il commentatore interno al testo) le cui riflessioni si leggono nei tratti in prosa”.

Invece, nella “Noterella” di chiusa Bàino chiama in causa la “memoria emotiva” (da metodo Stanislavskij) così coinvolgendo il personaggio-protagonista in una nuova vicenda condivisa e addossandogli i suoi impulsi e il suo “grifo” personale. L’intentio operis – che combacia con quella auctoris – è dunque la creazione di un nuovo testo “palincestuoso”, capace di produrre “vissuto e qualità ulteriori rispetto a quelli manifestati nel testo archetipo”.

 

Le anatre di ghiaccio

Una prosa non deve preoccuparsi di essere la più semplice possibile. E se attira l’attenzione su di sé la attira sul mondo che descrive.

Antologia di forme brevi (quasi esclusivamente in prosa) potrebbe, invece, definirsi Le anatre di ghiaccio che – uscito per la prima volta nel 2004 con l’ancora del Mediterraneo – torna adesso nella collana “Talee” di Argolibri. Suggerimento di lettura che viene già dal sottotitolo: “(aforismi, microracconti, asterischi saggistici, rêveries, terata, usw di un libro in crescita e decrescita)”.

Ma, ancora una volta, il rischio della semplificazione – anche andando contro l’indicazione di chi scrive il sottotitolo – si palesa sfogliando le otto sezioni di questo “zibaldino” (si parva licet e lungi da una valutazione riduttiva del lavoro di Bàino) per il quale, invece, vale la chiave di lettura suggerita da Gino Ruozzi: “un prolungato commento al mondo, fatto in forma di glosse, asterischi, appunti”. E, sempre pensando al sottotitolo, è significativamente indicativa la definizione di “libro in crescita e decrescita”.

In tal senso, scrive Massimiliano Manganelli, prefatore del volume: “Con la sua evidente costruzione paratattica dei materiali disposti sotto l’occhio del lettore, l’architettura del libro non ha letteralmente né capo né coda, perché vi si può accedere da qualsiasi punto, ogni lettore è chiamato implicitamente a costruire il proprio percorso all’interno del testo. Questa orizzontalità si incrocia con la stratificata densità verticale propria del microracconto e dell’aforisma che trova sovente nel gioco di parole la massima concretizzazione”. In aggiunta la ‘funzione’, linguistico-tematica, di commento alla quotidianità – il covid e la Nutella, whatsapp e il latinorum – che si articola attraverso il parlato quotidiano così come pure per il tramite di una fittissima rete di citazioni (dal mondo classico alla contemporaneità, tra letteratura, filosofia e scienza) che poggia sullo scorrere carsico, per ciascun pensiero, del tradizionale calembour.

Le anatre… che hanno ispirato metafore per illustrare modi di scrivere…Da questo punto di vista, qualche significato potrebbero averlo quelle piovute dal cielo a Worcester (Usa), nel 1935. (Già, una pioggia di anatre ghiacciate…Una violenta tromba d’aria dovette spingere uno stormo a grandi altezze, causandone il congelamento. Poi un forte vento potrebbe averle trasportate sopra Worcester).

 

effumazioni & nebbie (fumettoidi)

      effumazioni & nebbie (fumettoidi) è l’ultimo titolo in ordine cronologico e, dei tre, la novità editoriale nella bibliografia di Bàino. Quattordici tavole per quattordici vignette, dichiaratamente ammiccando alla lunghezza testuale del sonetto. Anche in questo caso la veste editoriale – il formato quadrato tascabile – ha una sua vocazione ben precisa: come per l’“orizzontale” anche questa misura di stampa, infatti, rimanda subito all’idea di libri illustrati; la nuvola o la didascalia all’immagine è (quasi sempre) allocata nella pagina a fronte del disegno, perché abbia maggior risalto o per rivendicarne una ossimorica complementare autonomia.

Un fumettoide “fabbricato ad arte” e “modificato maliziosamente” lo definisce Bàino aggiungendo, come possibile traccia di lettura, altre “ragioni” (e non giustificazioni). In una prospettiva filosofica, “un po’ alla Rorty”, la piena consapevolezza di una instabile “asseribilità” delle tesi sostenute, pur riconoscendone “la validità contingente”. Per la duplicità verbovisiva, l’autore parla di frames replicanti “un che di insignificante, di poco o nulla rilevante, come nugellae”, come di un superamento della filosofia stessa, sempre però oscillante tra contingency e irony. Tertium comparationis, un “non sublime fumettistico” che non ha alcuna pretesa di definitive definizioni:

C’è solo ‘un quanto di erotia’, per dirla con Gadda, che si letteralizza, e una vita quotidiana presa o sorpresa dai dirty comics d’antan e ripresa o risorpresa con l’ausilio dell’oggidiana IA. Piccoli manufatti, mi si lasci definirli così, in cui i personaggi ridescrivono sé stessi o tendono a farlo. Piccole metamorfosi. Chi sta scrivendo, prima del momento induttivo, prima di mettere in contatto grammatica del fumetto e linguaggi di filosofi, sperava ma non era certo che prendessero a esistere soggetti come questi. Anche se non si scorgono avventure da Superman il situazionista.

    Quale potrebbe essere, perciò, il main stream teorico che si può seguire – senza pretesa alcuna di dover necessariamente cercare una spiegazione o una giustificazione – sfogliando le pagine illustrate di questo volumetto? Di certo, è utile l’indicazione di Andrea Cortellessa che rimanda al “postmodenismo critico”, senza mai però prendersi troppo sul serio (e, soprattutto, senza dover per forza spiegare cosa significhi “serio” in un contesto del genere). “Quello di cui si può stare certi”, aggiunge Cortellessa, “con un estro come quello di Bàino, è lo spasso al quale siamo invitati”. Ed anche su quest’ultima dichiarazione non si può che convenire (di nuovo ribadendo che nemmeno per la parola “spasso” occorre cercare un significato, se messa in relazione all’originalissimo contesto a cornice della scrittura e del pensiero di Mariano Bàino).

 

Mariano Bàino, Pinocchio (Moviole) (1995-98), Torino, 2025

Mariano Bàino, Le anatre di giaccio, Ancona, Argolibri, 2025

Mariano Bàino, effumazioni & nebbie (fumettoidi), Napoli, ad est dell’equatore, 2025

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