L’insostenibile plasticità dell’essere, la ricerca pittorica incontra Kundera

L'artista Serena Tozzi ha rielaborato in chiave visiva i nuclei concettuali del famoso romanzo dello scrittore ceco e ha sviluppato una ricerca centrata sul corpo come luogo di identità, memoria e contraddizione. Le sue opere in mostra all'Università di Salerno

Tempo di lettura 1 minuto

«L’insostenibile plasticità dell’essere»: una mostra che nasce dal dialogo tra la ricerca pittorica dell’artista partenopea Serena Tozzi e il romanzo «L’insostenibile leggerezza dell’essere» di Milan Kundera. Tozzi rielabora i nuclei concettuali del romanzo in chiave visiva e sviluppa una ricerca centrata sul corpo come luogo di identità, memoria e contraddizione. Un momento decisivo per la definizione del suo linguaggio è rappresentato dalla sua esperienza negli Stati Uniti, dove inizia a strutturare quelli che diventeranno i due pilastri della sua poetica: il corpo nudo e la riflessione sulla plasticità nel mondo contemporaneo.

Fin dall’infanzia l’artista ha coltivato un rapporto profondo con la Barbie: amava giocarci e ne conserva ancora oggi una vasta collezione. Questo legame personale diventa il punto di partenza per assumere la bambola come figura paradigmatica attraverso cui interrogare la costruzione culturale dell’identità femminile contemporanea. La Barbie emerge così come dispositivo culturale e contenitore di aspettative collettive, una «mistica della femminilità» (Betty Friedan, 1963) resa giocattolo. In questa prospettiva, Tozzi accosta speranza e disincanto in una pittura contemporanea, insieme pop e surrealista.

Il percorso espositivo – che è stato in mostra presso la Biblioteca umanistica Caianiello dell’Università di Salerno – si articola in tre momenti che intendono condurre il visitatore a una riflessione sull’identità contemporanea, il corpo e la costruzione simbolica e culturale della femminilità. Ulteriori approfondimenti, dedicati alla storia della Barbie e al rapporto con la storia dell’arte, in dialogo con riferimenti bibliografici, arricchiscono il percorso, offrendo un confronto tra immaginario e rappresentazione artistica. Le opere esposte, prevalentemente di piccolo formato, sono affiancate da QR code che invitano lo spettatore a rispondere in maniera anonima a una serie di domande, contribuendo ad ampliare la riflessione collettiva sui temi affrontati.

L’esposizione è stata curata dal professor Hernán Rodríguez Vargas e dalla studentessa Anna Vasso, in collaborazione con Mina Pagano, bibliotecaria presso l’Ufficio servizi bibliotecnici dell’Università degli Studi di Salerno.

La mostra è realizzata con il sostegno del GenderLab, dell’Osservatorio interdipartimentale per gli Studi di Genere e le Pari Opportunità, del Centro Bibliotecario d’Ateneo e dell’Università degli Studi di Salerno.

 

Previous Story

Ilaria Pilar Patassini, l’eleganza di una voce in ascolto

Next Story

L’haute couture torna sul grande schermo con “Il Diavolo veste Prada 2”