Immaginare il medioevo: il mio Cassiodoro

Il percorso dall'archivio alla biblioteca e il racconto fantastico sull’antico segretario dei sovrani Goti, sul fondatore di un monastero che ebbe un successo temporaneo.

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Dall’archivio qualche volta mi sposto. Con i tacchi arrivo fino in biblioteca, un distanza geografica minima, ma ricca di suggestioni. Qualche volta occorre una differente prospettiva nella pluralità e nella varietà dei libri presenti. Una ragnatela di volumi che permette di raggiungere un nuovo livello di ricerca perché il punto di partenza giunge a un nuovo insediamento e non resta che proseguire. La biblioteca ha tante finestre aperte sul paesaggio primaverile e io mi sento bene in questa pluralità di fonti.

Oggi la strada mi conduce a fantasticare sull’antico segretario dei sovrani Goti, sul fondatore di un monastero che ebbe un successo temporaneo. Ho un’immagine precisa di Cassiodoro, il ricco e colto senatore romano ed ex ministro del re goto Teodorico. ​Tra le personalità più eminenti e colte dell’aristocrazia latina di età ostrogotica, Cassiodoro appartenente a un’influente famiglia d’origine siriana, svolge numerosi incarichi politici fino a diventare segretario di Teodorico. ​Come esponente di quella parte del mondo latino che collaborò con i barbari, perseguì una politica di avvicinamento e fusione tra l’elemento romano e quello gotico. Successivamente, nel 540, si ritira a vita monastica nelle sue terre di Calabria, nel monastero di Vivarium, ch’egli stesso ha fondato. Incarnando al massimo titolo di purezza l’ideale monastico benedettino, Cassiodoro impone ai monaci che condividono i suoi ideali la regola del lavoro e dello studio delle lettere sacre e profane, attuando all’interno della comunità cenobitica una meritoria ed esemplare opera di conservazione della cultura antica realizzata principalmente attraverso la fedele trascrizione dei testi degli scrittori antichi.

Sono riconoscente a Cassiodoro per motivi differenti. Ci vuole passione per i libri e il celebre scriptorium raggiunse grande fama già nel VI secolo. Letterati, copisti, traduttori dal greco e una grande biblioteca creata in parte con i resti della biblioteca personale di Cassiodoro.

Io non vedo Cassiodoro seduto. La sua energia pulsante lo porta a muoversi avanti e indietro per il Vivarium, fondato sulle sue proprietà di Squillace, in Calabria. Il cenobio come un microcosmo di nuove possibilità. Io osservo Cassiodoro come un’idea: il concetto stesso di medioevo. Quell’età di mezzo talmente importante per la realizzazione delle copie dei testi antichi e l’accumulo di immensi patrimoni di scrittura e di cultura.

Io ho incontrato Cassiodoro.

Tra le mani stringo il libro di Marc Bloch che preferisco, di quando insegnò a Strasburgo. L’attività negli anni Venti di Marc Block è in prevalenza dedito agli studi medievistici. Non è soltanto l’analisi del metodo, è in particolare il problema della critica delle fonti: la ricerca della verità, il problema vichiano per eccellenza. Già nel Seicento, Richard Simon e Baruch Spinoza pongono il problema, ma Marc Block va oltre: l’analisi storica deve incontrarsi con discipline diverse come la linguistica, la geografia storica, l’etnografia, l’antropologia, la sociologia. Per impulso degli ambienti di corte, dapprima in Francia, poi in Inghilterra si diffonde a livello popolare la credenza nel potere miracoloso dei sovrani di guarire, con un semplice tocco rituale delle mani, coloro che sono affetti da scrofolosi (un’infezione delle ghiandole linfatiche che provoca pustole e piaghe deturpanti, malattia raramente mortale, ma endemica nel Medioevo). Nel 1924, lo storico francese pubblica il saggio I re taumaturghi: i famosi re taumaturghi non guarivano niente, ma è un fatto storicamente rilevante sulla mentalità. Insomma, quello che ho voluto dare qui, è essenzialmente un contributo alla storia politica dell’Europa, in senso lato, nel senso esatto del termine scrive Bloch nel libro I Re taumaturghi. Bloch ha creato un nuovo tipo di oggetto storico ‒ le credenze, l’immaginario e i rituali come fenomeni sociali ‒ nonché un nuovo metodo, finalizzato alla « spiegazione totale », caratterizzato dal ricorso alle scienze sociali (in particolare all’antropologia, alla sociologia e alla psicologia) e dall’utilizzo di un ventaglio di fonti il più ampio possibile, dai registri contabili ai racconti tramandati nel folklore, passando per l’agiografia, le cronache, i trattati eruditi, l’iconografia.

Ho immaginato tante volte Cassiodoro in quel quadro della storia politica nel senso ampio, aristotelico dell’uomo. Non politica nel senso della contrapposizione tra sfera pubblica e sfera privata, tra faide fatte di impedimenti e remore. La politica, invece, intesa come elemento strutturale, nel momento della disfatta dei Goti per colpa dei bizantini.

Lo vedo camminare nel paesaggio bruzio: nella Calabria delle viti cinte tutt’intorno da canne piantate in terra e ai tanti alveari costruiti con rialzi di pietre. Sono ferma sull’uomo che arriva a pochi passi da me e io avverto l’emozione. Mi prendo del tempo per aggiustare la tunica? Non lo ricordo. Ma oltre i campi di viti e gli apiari, si vede la strada lungo la valle che giunge al castello goto fuori Squillace. La residenza preferita del maestro Cassiodoro ha sfruttato ogni area utile con ampie cucine dalle lunghe finestre ad arco e impianti di riscaldamento per ogni vano. La mia sorpresa, però, è di fronte alla residenza: il nuovo edificio che ormai ha preso forma. Un giovane funzionario che amministra le attività, saluta con un inchino mentre corre con una folla di operai al seguito. La costruzione del monastero prende il nome di Vivarium. Nonostante la caduta del regno degli Ostrogoti con la morte dell’ultimo re Teia, continua la crescita del monastero ricoperto di pietre nel territorio del Bruzio.

Uno sciame di api dalla forma rotonda e striato d’oro passa veloce tra loro per fermarsi tra gli alberi selvatici di querce, terebinto e cedro. Sono certa che Cassiodoro approvi la scelte delle api: sa bene che il miele di sapore più pregiato provenga dalla scelta del luogo per la pastura. Visita spesso la campagna di Squillace per riuscire in un contatto che calmi il suo spirito. È questa la sua speranza. Cassiodoro ammira l’arcobaleno apparso tra le foglie dei melograni, gli alberetti di pere rosse muovere i rami al vento leggero di aprile, il puledrino correre avanti e alzare un vapore bianco, la gallina fare il giro intorno al pollaio in cerca di qualcosa. L’anima della natura è davanti a lui. E davanti a me.

In questo anno che vede la fine della guerra greco-gotica, il 553, gli Ostrogoti sono sconfitti e i Bizantini hanno vinto. L’imperatore Giustiniano decreta una costituzione speciale per l’Italia che ritorna provincia dell’impero romano d’Oriente.

Vorrei fare tante domande al maestro che si avvicina agli alveari. Le api non sembrano disturbate dalla loro presenza. Una delle api più grandi, tondeggiante e di colore scuro si posa sulla tunica del maestro che lascia fare.

Anche le api combattono tra loro. Escono in battaglia e cominciano guerre per i confini del regno. La morte della regina sancisce la fine delle battaglie.

Avverto il dolore che aggredisce dall’interno e non gli faccio domande. Inutile chiedergli di quanto dolore abbia provato nell’ascoltare le notizie della morte del re ostrogoto, nella sconfitta dell’esercito di Teia.

Finalmente, Cassiodoro si volta e mi sorride. Io mi ritrovo in biblioteca con un libro sulla vita delle api e leggo a bassa voce: «Talvolta, lo sciame domestico manifesta l’intenzione di andare lontano. Le api si alzano tutte a volo molto alto e non tornano più nell’alveare dove hanno vissuto. Scelgono il luogo giusto, lontano dal movimento degli uomini. Cercano un posto distante dall’affollamento. Compiono questo gesto in un unico modo: restando uniti».

Sono commossa perché gli Ostrogoti sono vinti, senza un regno e senza un re, ma c’è un luogo che offre risposte agli eventi passati. Io sento il rumore del Vivarium: il laboratorio dei copisti, la vita nel complesso dell’edificio monastico che prevede lo studio delle lettere sacre e profane, la conservazione della cultura antica realizzata attraverso la fedele trascrizione dei testi degli scrittori antichi, i gruppi di amanuensi che lavorano sulle pergamene di pelle di animale con attenzione, il rumore dei bastoncini imbevuti di argento che graffiano le pagine realizzate dalla pelle di pecore asciugate al vento.

Un’ape entra dalla finestra aperta in biblioteca. Mi indica la strada.

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