Ilaria Pilar Patassini, l’eleganza di una voce in ascolto

Quattro appuntamenti che, nella loro diversa fisionomia, hanno confermato la capacità dell'artista di attraversare repertori complessi con eleganza, intelligenza interpretativa e una costante tensione all’ascolto

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Un grande pensatore francese, Jean-Luc Nancy, nel parlare dello spettatore (lui fa riferimento a quello teatrale, noi possiamo estendere il discorso a tutte le forme dello spettacolare) lo definisce come colui che “è proteso a”. Proteso all’ascolto, all’abbraccio performativo, alla condivisione dello sguardo, al sentire nel profondo della propria pelle il fuoco della presenza scenica. Provo sempre questa molteplicità di sensazioni quando ascolto Ilaria Pilar Patassini. Proteso verso una grazia che oltrepassa la semplice levigatezza decorativa e sa abitare la complessità senza forzarla, restituendo alle parole un peso specifico e, insieme, un respiro profondo.

L’omaggio a De André

al “Verdi” di Salerno

Ne è testimonianza il suo recente omaggio a Fabrizio De André al Teatro Verdi di Salerno (nell’ambito della decima edizione dei “Racconti del contemporaneo”), così come lo sono stati i tre precedenti incontri sempre promossi e organizzati da Tempi Moderni: il progetto dedicato a Paolo Conte nel 2025, lo showcase “Terra senza terra” del 2023 e quello sulla Nouvelle Vague nel 2022. Quattro appuntamenti che, nella loro diversa fisionomia, hanno confermato la capacità di Ilaria Pilar Patassini di attraversare repertori complessi con eleganza, intelligenza interpretativa e una costante tensione all’ascolto. Quattro momenti di live distribuiti negli anni che (assieme all’ascolto costante dei suoi dischi) mi hanno spinto a scrivere questa nota cercando di definire una poetica espressiva della cantante, performer e cantautrice romana.

Linguaggio personale

profondamente umano

La poetica di Ilaria Pilar Patassini si muove in uno spazio sottile, dove la canzone d’autrice incontra il jazz, la raffinatezza cameristica, la memoria mediterranea e una sensibilità teatrale mai ostentata. Ne nasce un linguaggio personale, colto, elegante e attraversato da una vibrazione profondamente umana. Non è un caso che il suo percorso artistico nasca da una formazione insieme rigorosa e irregolare, accademica e randagia: diplomata in Conservatorio in Canto e Musica da Camera, Patassini ha sempre intrecciato la disciplina dello studio con una naturale vocazione alla ricerca, alla contaminazione, all’attraversamento di territori diversi. La poesia e la letteratura non rappresentano, nel suo lavoro, un semplice ornamento culturale, ma una matrice profonda dello sguardo e dell’ascolto. La sua voce va ben oltre la ricerca dell’effetto o della seduzione immediata. Piuttosto, lavora per sottrazione, per sfumature, per chiaroscuri.

Voce che entra nei brani

con passo lieve e fermo

È una voce che entra nei brani con passo lieve e fermo, che accompagna la materia musicale, la interroga, la lascia respirare. In questo risiede una delle qualità più riconoscibili dell’artista: la capacità di trasformare l’interpretazione in un atto di ascolto. Ogni parola appare scelta, accolta, restituita con una precisione emotiva che evita tanto l’enfasi quanto il distacco. Questa identità interpretativa si è costruita lungo un itinerario discografico ampio e coerente, che conta sette album a suo nome: Femminile Singolare del 2007, Sartoria Italiana Fuori Catalogo del 2011, L’amore è dove vivo del 2015, Luna in Ariete del 2019, Ilaria y el mar del 2021, Terra senza Terra del 2023 e, infine, Canto Conte del 2025. È una traiettoria che racconta la magistrale evoluzione di una cantautrice e interprete, ma anche la progressiva definizione di un universo poetico in cui il canto diventa luogo di pensiero, memoria, relazione e attraversamento.

Equilibrio di pensiero

e sensualità sonora

La poetica di Patassini si fonda su un equilibrio prezioso tra pensiero e sensualità sonora. Le sue canzoni guardano sempre alla densità dei contenuti, senza diventare discorso astratto o esercizio intellettuale. Al contrario, la riflessione passa attraverso immagini, timbri, movimenti melodici, piccoli dettagli quotidiani che aprono improvvisamente scenari più ampi. Il privato e il collettivo, l’intimità e la dimensione civile, il sentimento e la coscienza del tempo presente convivono in una scrittura che sa essere insieme narrativa e simbolica. E dove “la grana della voce” (direbbe Roland Barthes) è sempre potente! Al centro del suo universo artistico ricorre spesso l’idea del movimento: il fluire degli eventi, il mutamento delle relazioni, la necessità di lasciare andare ciò che non può più essere trattenuto. Ma questa mobilità è sempre una forma di conoscenza. Nelle sue canzoni, il cambiamento è un passaggio da attraversare con lucidità, talvolta con dolore, talvolta con una fiducia ostinata nella possibilità di ricominciare. Il mare, elemento spesso presente nel suo immaginario, va ben oltre la semplice metafora romantica. È una presenza concreta, fisica, originaria: spazio di apertura, di pulizia interiore, di sospensione. Il mare contiene l’inizio e la fine, il vuoto e la possibilità, la perdita dell’orientamento e la promessa di una nuova rotta. In questo senso diventa figura di una poetica che non cerca approdi definitivi, ma accetta la navigazione come condizione esistenziale. Anche un titolo come Ilaria y el mar sembra inscriversi in questa direzione: dichiarazione tematica, e postura poetica, modo di stare nel mondo e nel canto.

Presente la fedeltà

ma non immutabile

In Patassini il lasciare andare è sempre maturazione. È un gesto difficile, quasi artigianale, che richiede disciplina interiore e coraggio. La sua musica sembra suggerire che la libertà nasca dalla capacità di riconoscere quando un legame si è trasformato, quando una forma di appartenenza deve mutare per non diventare prigionia. C’è, in questa prospettiva, una profonda educazione sentimentale: un invito a non confondere la fedeltà con l’immobilità, la speranza con l’attesa passiva, la memoria con il possesso. Anche quando si confronta con temi dolorosi (il lutto, l’addio, la fragilità, la solitudine, le fratture del presente) la sua scrittura non indulge mai nel compiacimento malinconico. C’è sempre una tensione verso la trasformazione, una luce laterale che non cancella l’ombra ma la rende abitabile. La malinconia, nella sua poetica è territorio sensibile da cui osservare più nitidamente il mondo.

Dimensione privata

e storia collettiva

Un altro tratto distintivo del suo stile è la capacità di intrecciare l’esperienza personale con una più ampia sensibilità sociale. Le sue canzoni non separano l’io dal noi, né considerano la dimensione privata come estranea alla storia collettiva. Il quotidiano diventa così il luogo in cui affiorano questioni più profonde: i diritti, le identità, il femminismo inteso come sguardo trasversale sul mondo, la disumanizzazione dei ritmi contemporanei, la necessità di recuperare forme di empatia.

La sua eleganza, allora, è oltre il musicale. È una postura etica. Consiste nel modo in cui la parola viene avvicinata, nel rispetto per la complessità delle emozioni, nella scelta di non semplificare ciò che è contraddittorio. Patassini appartiene a quella tradizione di interpreti e autrici che fanno della canzone un luogo di pensiero sensibile. Come una stanza aperta, attraversata da presenze, domande, memorie, visioni. La sua poetica è verso il filmico, insomma.

Tanti progetti

e collaborazioni

Questa vocazione alla complessità si riconosce anche nella sua attività di interprete, che procede parallelamente al lavoro di autrice. La sua voce è stata ed è al centro di progetti importanti, nei quali l’interpretazione diventa esercizio di relazione con mondi poetici e musicali differenti (alcuni già citati). È la voce solista femminile dei progetti di Geoff Westley De André Sinfonico, accanto a Peppe Servillo, Friends in Argentina e Sulle tracce della Nouvelle Vague. Collabora inoltre con il bandoneonista Daniele di Bonaventura e con il suo ensemble Band’union, di cui è voce solista nell’album Italia Folksongs del 2023; con lo scrittore e giornalista Antonio Iovane nel progetto Un uomo solo, dedicato a Luigi Tenco; e con il pianista Roberto Tarenzi. Queste collaborazioni sono estensioni naturali della sua poetica. De André, Tenco, la Nouvelle Vague, la tradizione popolare italiana, il repertorio argentino: ciascun territorio viene avvicinato da Patassini con una forma di rispetto attivo, mai mimetico. Si tratta di vivere il repertorio, di interrogarlo, di lasciarlo risuonare nel presente. La sua interpretazione rende fertile la distanza storica o stilistica e la trasforma in possibilità di nuova presenza.

Libertà jazzistica

e nitore compositivo

Sul piano sonoro, la sua ricerca si distingue per una tessitura raffinata, capace di coniugare libertà jazzistica e nitore compositivo. Gli arrangiamenti costruiscono intorno alla voce un paesaggio emotivo: talvolta rarefatto, talvolta più denso, sempre governato da un senso preciso della misura. È una musica che predilige l’allusione alla saturazione, la profondità alla ridondanza, la vibrazione interna all’esibizione. Anche la dimensione concertistica contribuisce a definire questa identità mobile e aperta. Patassini svolge attività in Italia e all’estero, con un legame particolarmente significativo con il Canada, dove è tornata più volte in tour, anche nel 2024. Proprio in Canada, nel 2015, è stata la voce dell’ensemble The Sicilian Jazz Project di Michael Occhipinti, incidendo l’album Muorica, che la vede ospite accanto al clarinettista americano Don Byron. È un dato biografico importante perché illumina una delle direzioni più profonde del suo lavoro: la capacità di tenere insieme radice e viaggio, appartenenza e dislocazione, memoria mediterranea e apertura internazionale. In questo universo, la canzone diventa un piccolo meccanismo teatrale e poetico. Ogni brano ha una sua scena, una sua luce, un suo tempo interno. La narrazione è costruzione di una presenza. Le parole devono trovare il proprio passo, la propria necessità, la propria giustificazione. Forse è proprio qui che si coglie la maturità della sua scrittura: nel non accontentarsi dell’idea, della melodia o dell’immagine, ma nel cercare per ciascuna canzone una vita autonoma, una forma capace di stare al mondo.

Trasmissione del sapere

e pratica severa del canto

A questa dimensione artistica si affianca un’attività culturale e formativa altrettanto significativa. Patassini collabora come autrice, speaker radiofonica e cantante con Rete Due della Radio Svizzera Italiana, per la quale ha scritto e condotto diverse trasmissioni. Dal 2015 è docente di interpretazione presso l’Accademia di Alta Formazione Officina Pasolini a Roma e ha tenuto masterclass in Italia e in Canada. Anche questo elemento non è marginale: nella sua esperienza, la trasmissione del sapere non sembra separarsi dalla pratica del canto. Insegnare interpretazione significa, in fondo, educare all’ascolto, alla consapevolezza della parola, alla responsabilità della presenza scenica ed emotiva.

Ilaria Pilar Patassini sembra muoversi in una zona insolita della canzone italiana contemporanea: tra raffinatezza e comunicazione, tra dimensione letteraria e corpo vivo del suono. La sua arte è fatta di pensiero, voce, memoria, inquietudine, grazia e (ancora una volta) mare. In questa prospettiva, Canto Conte, uscito a fine marzo 2025 per Parco della Musica Records/Egea, rappresenta un approdo particolarmente significativo. Il progetto, realizzato in collaborazione con Angelo Valori e la Medit Orchestra, è dedicato all’universo poetico e musicale di Paolo Conte: un mondo complesso, stratificato, fatto di ironia, malinconia, immaginazione visiva, ritmo, teatralità e disincanto. Confrontarsi con Conte significa misurarsi con una delle forme più alte e laterali della canzone d’autore italiana; significa entrare in un paesaggio dove la parola è già gesto, personaggio, atmosfera, cinema mentale. Patassini affronta questo repertorio azzerando l’esercizio di stile e spingendosi verso l’atto interpretativo pienamente personale. Non imita Conte, non lo addolcisce, non lo traduce in maniera didascalica. Piuttosto, ne attraversa le sonorità e le poetiche con la propria sensibilità, lasciando emergere la qualità notturna, ironica, visionaria e insieme tenerissima di quelle canzoni. Il riconoscimento critico ottenuto dal progetto, fino alla candidatura tra i finalisti del Premio Tenco per la Targa come Migliore Interprete, conferma la forza di un lavoro che unisce rigore musicale, intelligenza espressiva e una rara capacità di ascolto.

È questa la grande poetica di Ilaria Pilar Patassini, fatta di partenze e ritorni, perdite e possibilità, intimità e coscienza civile. Una poetica musicale che offre strumenti preziosi: l’ascolto, la misura, la lucidità, la bellezza fragile di ciò che continua a muoversi. In questa eleganza inquieta, Ilaria costruisce il proprio spazio: una splendida geografia mobile, una dimensione sonora aperta al mondo, dove la voce canta e, al contempo, pensa, accoglie, attraversa e restituisce.

 

 

Alfonso Amendola

Professore di Sociologia dei processi culturali presso l’Università degli Studi di Salerno. Dirige gli incontri d’Ateneo “Open Class. Le professioni della comunicazione” e co-dirige i “Dialoghi sociologici”. È docente nel Collegio del Dottorato di Politica, Cultura e Sviluppo (ciclo XL) dell’Università della Calabria. È responsabile scientifico e Key staff member di diversi progetti internazionali. Il suo percorso di ricerca si muove lungo un crinale di 5 punti: visual studies, culture d’avanguardia, consumi generazionali, innovazione digitale e mediologia della letteratura (temi su cui ha pubblicato numerosi libri, monografie e saggi scientifici). Dirige per le Edizioni Rogas di Roma la collana di sociologia della cultura “La sensibilità vitale” e co-dirige per Cambridge Scholars la collana “Multidisciplinary Approaches to Discourse and Sociology”. Accanto all’attività universitaria è consulente e cultural manager di numerosi festival e rassegne. Scrive sul quotidiano “Il Mattino” e il periodico “CostoZero”, cura la sezione “Nuovi sguardi critici” per RQ e collabora con la Rai.

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