Come siamo arrivati dall’America di Kennedy, Roosevelt e Reagan all’America contemporanea?
È una domanda che si pongono in molti, soprattutto in Europa. Per decenni l’America è stata percepita come il pilastro dell’Occidente, il garante delle alleanze atlantiche, il punto di riferimento tecnologico ed economico di un intero blocco geopolitico. Certo, con tutte le sue contraddizioni. Poi qualcosa è cambiato. L’arrivo di Trump non ha solo modificato il panorama politico americano. Ha incrinato l’immagine stessa degli Stati Uniti presso gli alleati. Guerre commerciali contro partner storici, attacchi alle istituzioni internazionali, minacce di abbandonare alleanze costruite in ottant’anni di storia comune, una politica estera trasformata in spettacolo permanente, dazi a ritorsione.
La spiegazione più semplice è attribuire tutto a Trump. Ma Trump non spiega l’America contemporanea. Semmai è l’America contemporanea che spiega Trump. Lui non è un inciampo della storia americana. Non è la sciatica inattesa di una democrazia. È il prodotto di un lungo processo culturale che ha trasformato il modo in cui milioni di americani interpretano il successo, la ricchezza, la povertà, il merito e perfino il rapporto col Dio cristiano… e difatti se lo sono reinventato! Per comprendere questo cambiamento bisogna guardare oltre la politica e la religione. Bisogna osservare una particolare visione del mondo che negli ultimi decenni ha permeato ampi settori della società americana. E questa visione si chiama Prosperity Gospel, il Vangelo della Prosperità.
Quando Dio diventa il testimonial del successo
Il Prosperity Gospel nasce negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra frullando insieme pentecostalismo emotivo, cultura del self-help (aiutati che Dio t’aiuta) e spirito imprenditoriale yankee. Max Weber aveva già individuato negli anni ’10 del ‘900 il rischio di una contaminazione. Ne “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” descriveva il pericolo di una commistione tra etica religiosa e successo economico. Il Vangelo della Prosperità porta quel meccanismo all’estremo. Non c’è più l’angoscia del peccato, della salvezza, c’è la serenità del profitto qui sulla terra ed oggi. Non c’è più tensione morale, c’è contabilità spirituale… Se il conto corrente cresce, Dio approva. Se gli affari prosperano, significa che la benedizione divina è all’opera e sei sulla strada giusta. In questa visione la fede smette di interrogare le coscienze. Il Prosperity Gospel non è tanto una religione quanto una teologia performativa. È costruito per produrre consenso, legittimare il successo, assolvere il potere e trasformare la ricchezza in una prova morale e divina. Non parla di salvezza ma di risultati. Non parla di giustizia ma di vittoria. Non parla di comunità ma di affermazione individuale. Ogni “chiesa” se lo cuce addosso come crede -è un “cristianesimo” prêt-à-porter– e va a braccio con il capitalismo neoliberale ed il marketing politico del XXI sec.
Se sei povero, è colpa tua
L’idea centrale è di una semplicità disarmante, addirittura banale: Dio vuole che tu sia sano, ricco e vincente. Se non lo sei, il problema non è il sistema economico, non sono le disuguaglianze, non sono le condizioni sociali. Il problema sei tu. Non hai creduto abbastanza. Non hai pregato abbastanza. Non hai donato abbastanza: la povertà smette di essere una condizione sociale e diventa una colpa morale. Ed è qui che emerge il vero capolavoro ideologico di questa teologia. Se il successo dipende esclusivamente dalla fede individuale, allora la politica non ha responsabilità. Le disuguaglianze non sono il risultato di scelte collettive. L’ingiustizia non è più una questione morale. È solo colpa tua. Le Beatitudini cristiane (Beati i poveri, gli afflitti, i puri…) diventano un ostacolo imbarazzante. Il Cristo che rovescia i tavoli dei mercanti nel Tempio viene sostituito da un Cristo coach, sorridente, motivazionale, pronto a promettere un ritorno tangibile sull’investimento spirituale.
Le chiese-spettacolo
I grandi Pastori -Star plurimilionarie- diventano marchi commerciali. Non hanno parrocchie ma TV-brand ed interi ecosistemi commerciali; le loro chiese non producono solo fedeli, producono consumatori, creano eventi, le assemblee sono show, la fede viene confezionata e venduta… In breve è una religione civile del successo e le testimonianze funzionano come spot pubblicitari: “Prima ero povero, ora sono benedetto“, “Prima ero malato, ora sono guarito.” Il messaggio è sempre lo stesso: il sistema funziona. E quando la promessa di prosperità si accompagna alla spettacolarizzazione dei miracoli, il meccanismo diventa ancora più potente. Guarigioni improvvise, fedeli che piangono, cadono a terra, dichiarano di aver ritrovato salute e fortuna. Il miracolo non serve soltanto a dimostrare l’esistenza di Dio. Serve a dimostrare che il Pastore è un eletto e che la volontà di Dio si esita attraverso le sue mani.
Ecco perché Trump non è un incidente
È dentro questo contesto che va letta l’ascesa di Donald Trump: incarna perfettamente il modello antropologico del Prosperity Gospel: È ricco. È vincente. È aggressivo. Esibisce il successo come una virtù morale. Non importa se mente, insulta alleati, minaccia gli avversari di cancellarli dalla faccia della Terra o calpesta i più elementari principi cristiani. Il successo lo assolve.
Per milioni di elettori cresciuti dentro questa cultura, la vittoria è la prova della legittimità. Se vinci hai ragione. Se perdi hai torto. È una logica che precede Trump ma che Trump ha saputo interpretare meglio di chiunque altro. Per questo il rapporto privilegiato tra il mondo evangelico conservatore e il presidente americano non è una contraddizione. È una conseguenza.
Dal Texas a Brasilia
Sarebbe però un errore considerare il Prosperity Gospel un fenomeno esclusivamente americano. Da decenni questa teologia viene esportata in America Latina attraverso reti televisive, organizzazioni religiose e giganteschi apparati mediatici. Il Brasile rappresenta probabilmente il caso più significativo. Qui le chiese neopentecostali hanno conosciuto una crescita impressionante, offrendo una promessa semplice a milioni di persone segnate da povertà e disuguaglianze.
“Non cambiare la società, Cambia te stesso. Non contestare il sistema, Prega. Non discutere, Dona”. In questo contesto il Prosperity Gospel diventa un potente anestetico. La speranza viene spostata dalla dimensione collettiva a quella individuale. Ed è dentro questo ecosistema che è maturata l’ascesa politica di Jair Bolsonaro, sostenuto da importanti settori dell’evangelicalismo brasiliano.
… Ma perché riguarda anche noi?
L’errore più grande sarebbe liquidare tutto questo come una stravaganza americana. Il Prosperity Gospel è una teologia civile, ma è anche una visione del mondo: è l’idea che il successo coincida con la verità, che la ricchezza sia una prova di merito, il fallimento una colpa e che chi perde se lo merita. Questa logica oggi attraversa la politica, il marketing, la comunicazione, tutta la società e perfino parti delle culture religiose tradizionali. Lavora sottotraccia anche in ambito cattolico e protestante: è per questo che cattolici come il vicepresidente Vance provano indifferenza verso i deboli e credono che la solidarietà verso i meno abbienti sia solo ingenuità.
Ecco perché il Vangelo della Prosperità è una chiave fondamentale per leggere l’America contemporanea. Non perché spieghi tutto. Ma perché spiega una parte decisiva del cambiamento che tanti europei osservano o criticano in questa America, ma senza riuscire a comprenderlo.
Se non capiamo che questa cultura del successo è stata elevata a principio morale, considereremo sempre Trump un’anomalia.
Quando invece è proprio il prodotto più coerente dell’America che lo ha generato.
Fonti e Dati
(tratti da siti istituzionali e centri di ricerca internazionali)
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Max Weber – la base teorica
The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism (testo integrale)
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Encyclopaedia Britannica – sintesi autorevole della tesi di Weber
Britannica: The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism
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La crescita evangelica in Brasile
The Guardian – Catholics now make up little more than half Brazil’s population
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Il rapporto tra evangelicalismo e Trump
Axios – Evangelical magazine founded by Billy Graham calls for Trump’s removal
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Dottrina sociale cattolica come controcampo

