Il gustoso sapore di una cioccolata condivisa

Il sapore della condivisione che fa riscoprire la familiarità anche all'interno di un archivio e ci ricorda il valore del tendersi la mano

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Giambattista Vico è abituato a tornare continuamente sul proprio lavoro con appendici che a un tempo spiegano e integrano il primitivo dettato. Lo faccio anch’io quando rileggo i miei scritti in archivio. Vico si augura di realizzare il “difficil nesso di chiarezza e di brievità”. Purtroppo, non riesco ad essere completamente vichiana. Sono in un momento storico che amo profondamente: il periodo situato tra la metà del XII secolo e gli anni intorno al 1320. L’epoca classica del Medioevo occidentale viene definita da Édouard Perroy e io mi sento elettrizzata. Ho scritto decine di pagine al computer e devo fermarmi, placare lo slancio tumultuoso. Trovare l’equilibrio è difficile perché sotto l’apparente armonia ci sono centinaia di correzioni da fare. Sospiro e guardo una delle borse che mi porto dietro. Tra l’astuccio dei trucchi e i guanti c’è qualcosa di assolutamente proibito in archivio. A volte, una donna ne ha bisogno perché la natura indomita non può essere addomesticata. È la brezza, il profumo che trasporta per farsi catturare, possedere come si possiede un gioiello. Infilo la mano nella borsa, facendo attenzione a non far cadere il computer e i sette libri intorno a me. L’esultanza cresce e io faccio un sospiro. Le persone agli altri tavoli si voltano a guardare. Io fingo indifferenza con la faccia arrossata e guardo in alto, come a concentrarmi meglio. È meraviglia di un gioco segreto. È l’incontro tra lo spirito cortese della ricerca e quello trasgressivo di andare avanti, senza immaginare le conseguenze. È cioccolata.

Scorro le pagine scritte e intanto ho la mano nella borsa. L’involucro della cioccolata è rassicurante. Tra il 1200 e il 1250, lo stile gotico comincia a modificare le strutture degli edifici: l’architettura si caratterizza da una spinta sempre più pronunciata verso l’alto. Al coro è riservato uno spazio sempre più ampio, con le navate laterali mosse da un susseguirsi di cappelle e lo slancio verticale si realizza elevando le volte, affilando le guglie, con il susseguirsi ininterrotto dei pilastri, cui sono stati tolti i capitelli per non spezzarne la continua linea ascensionale. Elevazione che raggiunge limiti massimi fino a delle torri di 150 metri.

Mi decido a prendere la tavoletta di cioccolata. Con coraggio e resistenza fisica, la poso sulla scrivania con atteggiamento deciso. Sono certa che gli effetti visivi si manifesteranno in pochissimo tempo. Una ricercatrice approfitta per alzarsi dalla scrivania e resta a guardare a lungo la tavoletta di cioccolata. Il primo pomeriggio induce a una dolce merenda. Non ho intenzione di dividere la mia cioccolata e fingo di scrivere sul computer. La penetrazione dello stile gotico fu particolarmente profonda in Terra Santa e, dopo il 1200, nei paesi germanici, malgrado fossero rimasti così a lungo fedeli alle tradizioni carolinge. Do uno sguardo alla ricercatrice ferma davanti alla mia scrivania.

“Nella scultura, lo stile gotico è caratterizzato essenzialmente da un diverso atteggiamento spirituale nei confronti dei temi iconografici. Si tratta sempre di temi sacri, ma sotto l’influenza delle trasformazioni che colpiscono la sensibilità religiosa, gli artisti cercano di rappresentare i personaggi sovrannaturali, non più nell’espressione della loro potenza, ma negli atteggiamenti che li rendono più fraterni all’uomo. Quest’arte celebra più la carità di Dio che la sua trascendenza”. Adoro questo slancio creativo e osservo il libro d’arte con un’espressione sognante. Il volto delle statue mostra una tenerezza nuova, le palpebre sono increspate, appesantite. Lo sguardo è più umano, in contrasto con la fissità assente dei volti romanici. Mi accorgo che la ricercatrice si guarda intorno con atteggiamento cospiratorio, forse crede che io divida la mia cioccolata. Nel medesimo tempo, l’addetta della sala si ferma vicino alla ricercatrice e anche lei osserva la cioccolata vicino al libro Il Medioevo, le matite sul volume l’Europe au Moyen Age e il testo aperto sopra il mio quaderno pieno di appunti Les chroniques de sire Jean Froissart.

I Maya impreziosiscono i denti con le gemme, i fenici li dorano e gli etruschi li decorano con fili d’oro e io sento la banalità di non avere simboli di rivalsa sulle arcate dentarie. Faccio l’unica cosa che posso fare: sorrido rassegnata mentre prendo la cioccolata. «Dividiamo?» chiedo e mi guardo intorno perché è necessario un metro per dividere la tavoletta. «Questo gusto è il mio preferito! Una tavoletta ripiena di cioccolato e nocciole dal sapore intenso. È cioccolata di produzione artigianale di Sant’Antonio Abate!»

Le due donne ricambiano il sorriso e siedono sulle sedie della fila davanti la mia scrivania. Io apro piano la cioccolata e noi tre ci sentiamo unite nella concordia. Lo divido con calma, mi sento percorsa dalla giustizia distributrice, come il legame intrecciato da due corde che escono da due piatti in equilibrio di una bilancia. Dopo averlo offerto, alzo la cioccolata come a fare un brindisi e a bassa voce dico: «Ho sempre amato i banchetti dei Romani. Se fossimo a uno dei banchetti più sfarzosi, esaurite le portate della cena, avremmo iniziato le libagioni! Dopo le offerte ai lari domestici, avremmo cominciato i brindisi! Propinationes ai presenti, agli assenti, amici e amiche, all’imperatore, ai personaggi più influenti dell’epoca. In questo caso, dovremmo brindare al direttore dell’archivio!»

Gustiamo la cioccolata e sorridiamo per l’azione trasgressiva compiuta nella fortezza di carta che drena la ricerca e che induce a non smettere. Dopo aver letto con commozione Pastorale Americana, rimasi sconvolta della lettura del Lamento di Portnoy. “Sogni? Magari lo fossero stati! Ma io non ho bisogno dei sogni, Dottore, ecco perché difficilmente ne faccio: perché al loro posto mi ritrovo una vita del genere. Con me tutto accade alla luce del giorno! Lo sproporzionato e il melodrammatico, ecco il mio pane quotidiano! Le coincidenze dei sogni, i simboli, le situazioni orribilmente ridicole, le banalità dalla inquietante bizzarria, gli incidenti e l’umiliazione, i colpi di fortuna o di sfortuna grottescamente appropriati che il resto della gente vive a occhi chiusi, io li vivo a occhi aperti!” Odiai Philip Roth, la sua coscienza e i suoi desideri. Un’infiltrazione di volgarità in un autore che conoscevo: persino la mia prospettiva degli uomini cambiò. L’esplosione della sensibilità di un autore che amavo divenne una gioia superficiale e dalla vita di Alex Pornoy descritta da Philip Roth mi ritrovai nella villa della campagna fiorentina dove Boccaccio ambienta i racconti del Decamerone. Fuggendo la città dove la peste nera infuria, per dimenticare e fantasticare nel piacere. Segretamente confesso il mio peccato, custodito nella frontiera della cioccolata.

Nessuna frontiera, qui. Un archivio rappresenta l’opera d’arte che costituisce anch’essa una comunità. Seppure l’isolamento serve nel momento dello studio, negli archivi non ci si sente soli. Una familiarità negli ambienti collettivi, uno spazio che si parla con i libri, i volumi, le carte. Spesso la parola ha un gusto differente. La verità della cioccolata divisa in tre può aiutare, come tendersi una mano.

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