Proprio così, mentre denunciamo l’inerzia dell’Unione Europea, ridotta a commentare decisioni prese altrove, mentre discutiamo confusamente del futuro dell’Ucraina, oscillando tra stanchezza bellica e realpolitik travestita da pragmatismo, mentre ci dividiamo su riarmo, inflazione, migranti, gas e algoritmi come se fossero fenomeni scollegati, negli Stati Uniti è tornato il fascismo.
Non con un colpo di Stato, ma con qualcosa di molto più efficace: con una sotterranea e malefica strategia di comunicazione condita da una certa assuefazione del popolo all’eccezione. Non ce ne siamo accorti, o peggio: ce n’eravamo fatti un’idea, ma abbiamo guardato altrove.
Il fascismo non è un costume di carnevale
Il nostro errore ricorrente è pensare al fascismo come a una rievocazione storica. Camicie nere, saluti romani, stivali e manganelli. Ma il fascismo, storicamente, non è mai stato un’estetica: è una tecnica di potere. Cambia forma, linguaggio, strumenti, non la sostanza. Negli anni Venti, la Repubblica di Weimar non crollò per un colpo di mano improvviso, ma con l’incanto del cavallo di Troia: erosione progressiva delle istituzioni, l’abuso dello stato d’emergenza, la delegittimazione del Parlamento e della stampa. Tutto formalmente e nelle intenzioni, temporaneo. Fino a quando arrivarono i nazisti e non lo fu più. Il fascismo arriva sempre così: promettendo ordine ed efficienza.
E quando “serve” ordine, le regole diventano un intralcio.
Lo Stato come proprietà personale
Gli USA di oggi non sono un incidente della storia americana. Sono il prodotto di un ecosistema malato che ha smesso di credere nei propri anticorpi democratici. Il trumpismo non è una parentesi folkloristica: è una mutazione strutturale del potere.
Il culto del leader è il primo segnale. Trump governa come un capo carismatico che si propone come unica fonte di verità. “Solo io posso risolvere”, “l’unico limite è la mia moralità”, “il sistema è contro di voi”. Non vi dice niente? È la grammatica classica dei regimi autoritari, adattata all’era dei social: non adunate oceaniche, non proclami dal balcone, ma post che orientano l’agenda globale.
Un tratto tipicamente fascista è la confusione deliberata tra Stato e interesse privato. La Casa Bianca è trattata come una holding. La politica come trattativa commerciale: secondo la stampa economica USA, con i Dazi ed il crollo (provocato da lui) alla Borsa, Trump ha guadagnato 1,4 mld $. I collaboratori dello staff non sono servitori delle istituzioni, ma dipendenti precari della volontà del Capo. Chi mostra autonomia viene silurato. Chi richiama le regole viene delegittimato. Segretari alla Difesa, consiglieri per la sicurezza nazionale, capi di gabinetto: una lunga lista di defenestrazioni che racconta una cosa sola. Il potere personale non tollera mediazioni. È una dinamica nota: anche in Cile ed Argentina, prima della presa effettiva del potere, le istituzioni vennero svuotate dall’interno e chi prova a difenderle diventa un ostacolo e va rimosso…
Governare senza il Parlamento e con un nemico interno
Altro pilastro: la marginalizzazione del Congresso. L’uso sistematico degli executive order non è solo una scelta amministrativa, ma una visione politica. Quando il Congresso rifiuta di finanziare il muro con il Messico, Trump dichiara l’emergenza nazionale e dirotta fondi militari per costruirlo. È un precedente gravissimo, perché introduce un principio tossico: se il Parlamento non approva, lo si aggira. È la logica dell’articolo 48 di Weimar, lo stato d’eccezione che diventa regola. Le istituzioni restano in piedi, ma smettono di contare.
La retorica lessicale è militarizzata: “invasione”, “traditori”, “nemici del popolo”. Quando si minaccia l’uso della Guardia Nazionale contro i manifestanti o si evoca la legge marziale come opzione legittima, il confine democratico è già stato superato. Il dissenso non è più fisiologico: è sospetto. E quando il dissenso è sospetto, la repressione diventa accettabile.
Sul piano internazionale, il trumpismo ha trattato le alleanze come contratti rescindibili. Israele ridotto a leva elettorale. L’Ucraina a moneta di scambio. La NATO a fastidio economico. Gli alleati storici trasformati in partner temporanei, sacrificabili. Non è isolazionismo. È autoritarismo geopolitico: rifiuto dei vincoli multilaterali, disprezzo per i trattati, politica estera come estensione dell’ego nazionale.
I dazi: sembrava economia, ma era solo potere
Dentro questa logica si colloca anche il grande fraintendimento dei dazi, raccontati come una rozza guerra commerciale e in realtà usati come strumento politico di potere. UE, Canada, Australia non sono stati trattati come alleati storici, ma come soggetti da piegare a colpi di tariffe e minacce, in una logica di forza che rifiuta il multilateralismo perché lo considera un limite. I dazi non servono a riequilibrare il commercio, ma a dimostrare chi comanda, dentro e fuori dai confini nazionali. È una dinamica già vista nella storia: quando il potere personale si rafforza, i trattati diventano fastidi e l’economia un campo di battaglia ideologica: rompere le alleanze per rendere il conflitto permanente, trasformando ogni rapporto internazionale in una prova di fedeltà al Capo. Ma il cuore del nuovo fascismo non è la repressione fisica. È la distruzione della verità, non si impone una verità ufficiale: è qualcosa di più efficace. Rende tutte le verità inutili. Bugie seriali, fatti alternativi, attacchi sistematici alla stampa, delegittimazione preventiva di ogni controllo. Quando tutto è opinione, vince chi controlla la narrazione. È propaganda 2.0: non imporre una realtà, ma dissolvere il concetto stesso di realtà con una saturazione informativa sui Social.
Le stimmate del Fascismo che arriva senza avvisare
Gli USA vanno verso un modello autoritario. Noi osserviamo, commentiamo, critichiamo, dimentichiamo il passato e non uniamo i puntini della Storia: negli anni ‘30 con Hitler, l’Europa volle stare tranquilla, e per stare tranquilli si disse “non durerà; diamogli quello che vuole e sarà pace”. Così gli concessero i Sudeti e l’Austria, poi lui perculò tutti, prese anche Slovacchia e Polonia e tutti zitti.
Il fascismo non arriva mai con un “Buongiorno io sono il fascismo, come va?”
- Arriva promettendo protezione, efficienza, ordine.
- Arriva quando una società è stanca, polarizzata, disorientata.
- Arriva quando la verità diventa opzionale e le tutte le regole democratiche negoziabili.
- Arriva travestito da buonsenso, da pragmatismo, da necessità storica.
- Arriva con atteggiamenti guasconi scambiati per schiettezza, con l’insulto elevato a linguaggio politico, con la derisione sistematica degli avversari e degli alleati.
- Arriva quando si costruisce un nemico interno permanente -l’immigrato, il dissidente, il giudice, il giornalista- e lo si affida a strutture di controllo sempre più opache, sempre più militarizzate, sempre meno sottoposte a controllo democratico.
- Arriva quando si tollera l’idea che esista una polizia politica legittimata a fare esecuzioni.
- Arriva quando le democrazie alleate sono ridicolizzate come deboli, lente, inutili; quando il multilateralismo è dipinto come una trappola e i trattati come catene; quando la forza sostituisce la cooperazione e l’isolamento diventa una virtù.
- Arriva quando il capo deride le istituzioni che lo limitano, tratta il Parlamento come un intralcio, governa per decreto e pretende anche applausi.
Se queste sono le stimmate del fascismo – e la storia del Novecento ci dice che lo sono – allora non siamo davanti a un equivoco semantico, né a un eccesso polemico. Siamo davanti a una diagnosi: negli Stati Uniti oggi c’è il fascismo, decide per algoritmi, mette dazi, arringa dai social, monta e smonta trattati decennali e con la sua Gestapo (ICE) persegue cittadini per strada, oltre a ucciderla. E se tutto questo ha un nome, va detto senza esitazioni, che è un Trumpismo (cit. Michele Serra) razzista e suprematista bianco. La differenza non sta nella sostanza, ma nel contesto tecnologico. Per questo oggi cercare la verità, difendere le istituzioni, rifiutare la semplificazione tribale non è moralismo: È una nuova resistenza democratica.
Il fascismo è tornato in USA. E questa volta parla inglese (anche se in modo indecente).
Per chi volesse approfondire
1. Oxford Academic – Trumpismo e fascismo in letteratura accademica – 🔗 https://academic.oup.com/book/61531/chapter/536689183
2. Oxford Academic – Trumpismo e fascismo nei contesti di politica estera – 🔗 https://academic.oup.com/isagsq/article/5/3/ksaf099/8342008
3. Fascism: A Warning di Madeleine Albright (analizzato su Wikipedia) – 🔗 https://en.wikipedia.org/wiki/Fascism%3A_A_Warning
4. How Democracies Die (Levitsky & Ziblatt) – 🔗 https://en.wikipedia.org/wiki/How_Democracies_Die
5. Is Trump a fascist? – Durham University / analisi di storici – 🔗 https://www.durham.ac.uk/research/current/thought-leadership/2024/10/is-trump-a-fascist/
6. Guardian / confronto con fascismo e autoritarismo – 🔗 https://www.theguardian.com/us-news/2024/nov/04/is-trump-a-fascist?utm_source=chatgpt.com

