In altri termini, se l’unica evidenza di Dio fosse quella che si manifesta nell’universo e nelle creature, si tratterebbe di un Dio misterioso, arcano, sideralmente lontano: un Dio che dopo la creazione è rimasto indifferente alla nostra sorte, sordo e muto alle vicende e alle preghiere che salgono a Lui da chi vive nella temporalità. Si dovrebbe concludere, come ha affermato Einstein, che l’armonia delle leggi di natura rivela un’intelligenza superiore, ma misteriosa, indecifrabile. Un Dio enigma. Giovanni Bazoli, Vita eterna, Conversazione con i miei nipoti, Morcelliana, pag. 86. Un libretto, un dialogo denso d’interrogativi ma anche risposte. Una o più conversazioni tra generazioni. Bazoli ha più di novant’anni ed ha la semplicità e la chiarezza di un’esposizione assolutamente non dogmatica ma convinta. La fede tollera ingerenze ma anche dubbi. Ma più di ogni cosa ha la necessità del dire, sebbene questi dialoghi nascano da un’esigenza di circolazione privata e non da un interesse di pubblicazione, come c’informa lo stesso Bazoli nella premessa al libro.
Solo grazie all’interesse del direttore dell’editrice, Ilario Bartoletti, sostenuto da altri amici, si ha il privilegio della lettura di queste pagine d’indubbio bisogno. Non si può fare a meno, scrive Bazoli, di entrare nelle sabbie mobili di una cultura che ci costringe a riprendere l’ars interrogandi e che non ci chiama a dare risposte certe univoche, finali. Occorre avviare un processo, mettersi in cammino. In esergo, la citazione di Gianfranco Ravasi non è casuale ma esplicativa di un procedere e di un incedere: C’è una sorta di appello che risuona ai nostri giorni in modo forse implicito ma autentico, e riguarda le domande basilari di senso sulle realtà ultime della vita, della morte e dell’oltre, della persona e della libertà, del male e della sofferenza, dell’amore e della felicità, della giustizia e dell’ingiustizia. Libro delle interrogazioni, quindi? No. Non in maniera assoluta.
Semplicemente un libro agile e senza nessuna pretesa scientifica. Un libro con una sua intrinseca necessità dialogica e una sorta di ragione interrogante che mira al credo nella rivelazione di Cristo e della vita eterna! Cinque piccoli capitoli, che già nei titoli lasciano trasparire il proposito, il disegno, l’intento degli scritti. Il primo: Scienza e fede. Il secondo, La creazione: meravigliosa e imperfetta. Terzo, Rivelazioni. Quarto, Il comandamento fondamentale. Quinto, La vita eterna. Segue l’Epilogo e – lo voglio evidenziare – un’interessante bibliografia. L’autore, insomma, dialoga con giovani interlocutori sulla fede cristiana, l’adesione alla quale non è data per scontata come lo sarebbe stata per le generazioni precedenti. Troppo è il peso e il predominio delle convinzioni scientifiche che confliggono con la verità della religione. Tuttavia, la domanda su Dio è impellente e necessaria, sebbene Dio, scrive Bazoli, non sia più inquadrabile nei rassicuranti orizzonti metafisici di Leibniz, di Hegel, di Tommaso d’Aquino, di Agostino o di un Concilio Vaticano I, perché questi orizzonti “sono svaniti come miraggio davanti alle esperienze che hanno polverizzato i maestosi edifici della teodicea, della teologia razionale, della apologetica, del trattato De Deo” (Paolo De Benedetti). D’altra parte, continua Bazoli, “la gioia di vivere senza Dio” annunciata da Nietzsche, e le possibilità in pratica infinite aperte da tale proclama, ha portato lo stesso filosofo di Röcken esclamare: “Tutte le lacrime mie/corrono a te/e l’ultima fiamma del mio cuore/s’accende per te./Oh, torna indietro,/ mio dio sconosciuto!” (Ditirambi di Dioniso. Il lamento di Arianna). Le tante possibilità che si offrono, tuttavia, non precludono il male. La realtà del male non si concilia con la provvidenza né con la meraviglia del creato.
L’immagine tradizionale di Dio non favorisce il rapporto con lui e i precetti evangelici appaiono un’utopia. Come si può credere che a ogni uomo si offra la prospettiva di un’altra vita, di una durata eterna? La risposta a questo interrogativo è tra le più semplici che si possano leggere ed è la riscoperta della fede che non deve eludere i dubbi ricorrenti, oggi, afferma Bazoli, ancora più radicali. Dubbi che non devono essere accantonati ma accolti e affrontati, nella convinzione che, come sosteneva papa Francesco, “i giovani possono essere riconquistati alla fede solo per attrazione”. Ma che attrazione può avere un Dio indecifrabile, una potenza divina misteriosa e indifferente alla sorte degli uomini? Possono solo le sacre scritture, la Bibbia, offrirsi ed essere il libro degli annunci sorprendenti di un uomo, Gesù Cristo, proclamato figlio di Dio? Il fascino delle scritture, la loro ispirazione divina basta ai giovani per avvicinarsi al mistero della creazione e del creatore? Padre, figlio e spirito santo.
Gesù non è onnipotente: sempre dipende dal Padre. Lo prega con faccia a terra (Matteo 26,39), lo cerca sin d’alba, lo ascolta. E opera grazie allo Spirito Santo. Cristo si è fatto uomo. Se si fosse difeso, se fosse effettivamente disceso dalla croce (Marco 15,30), come gli chiedevano schernendolo quelli che passano vicino al patibolo, la natura divina avrebbe annullato quella umana. Ma Gesù è venuto in nome di Dio per annunciare la resurrezione! – È vero quello che dice la religione che resusciteremo dai morti e tornati in vita ci vedremo di nuovo tutti, anche Iljusecka? Resusciteremo senz’altro, rispose Alesa, e ci vedremo e ci racconteremo l’un l’altro e gioiosamente tutto quello che è stato. (Dostoevskij). – Certo è difficile credere che ciò possa avvenire ma indubbiamente questo credo insieme alla redenzione dal male è, come scrive Corrado Augias, giustamente citato da Bazoli, la grande utopia che ha permesso la diffusione compatta e capillare del cristianesimo.
Certo, la fede è una scelta (krisis) non un ragionamento, tuttavia, i paragoni con le sensazioni o le riflessioni che scaturiscono dall’arte fanno della lettura di questo librino un momento di riflessione aperto alle stesse
problematiche poste dalla letteratura, dalla poesia e dalla filosofia. Ne I fratelli Karamazov, l’Inquisitore rimprovera Cristo perché il peso della libertà è superiore alle forze degli uomini. Dio non interviene. Dio sembra non intervenire mai. Davanti alle tragedie della storia Dio non mette parole. Dio resta in silenzio. È ciò che atterrisce l’uomo. Ciò che ha atterrito l’uomo Gesù ulla Croce. – Dio perché mi hai abbandonato? – Forse non si tratta di abbandono ma di silenzio! L’unica possibilità è la fede, sembra dirci Bazoli. L’unica possibilità della vita eterna è credere in Dio. Un dottore della legge, riporta Bazoli, per mettere Gesù alla prova gli domandò: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù replicò con una domanda: “Che cosa è scritto nella legge?”. Il suo interlocutore rispose: “Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso”. A questo punto Gesù gli disse: “Hai risposto esattamente; fai questo, e vivrai”. Ma come si può amare ciò che è sconosciuto, gli ribattono i suoi giovani interlocutori? Dio, risponde Bazoli, si fa conoscere tramite Gesù che è immagine del Dio invisibile. (Colossesi 1, 15-20). Vita eterna e resurrezione. Il risorto non è un soggetto angelico, ci tiene a dire Bazoli ma l’uomo trasformato. L’episodio biblico della Maddalena ne è testimonianza nel momento in cui lei tocca i piedi a Cristo risorto e le sobbalza il cuore, e lui le dice di lasciarlo andare che deve salire al Padre. Certo, tutto ciò può essere vasto e incomprensibile, ma resta che la natura umana ha questa grande capacità interrogante. Chi domanda di Dio si apre all’infinità del mondo. E quest’infinità del mondo è il cruccio umano o divino che vuole essere dipanato. Ne siamo all’altezza? Bazoli ci offre la possibilità della fede. In fondo, da un punto di vista laico, senza fede, nemmeno sono possibili tante nostre
apparenze, o apparizioni.
Giovanni Bazoli, Vita eterna, Conversazione con i miei nipoti, Morcelliana, pag. 86
Giovanni Bazoli è presidente emerito di Intesa Sanpaolo ed è stato presidente della Fondazione Cini dal 1999 al 2024. Già professore di Diritto amministrativo all’Università Cattolica di Milano, per Morcelliana ha pubblicato Giustizia e uguaglianza. Modelli biblici (2005). Mercato e disuguaglianza (2006) e, con E.-W. Böckenförde, Chiesa e capitalismo.

