A scuola? Basta iscriversi: nessuna gara con sé stessi

Non esiste più la lezione ex cathedra ma quella on demand. Il docente dovrebbe acquisire le fattezze di una figura mitologica capace di rapportarsi a 25 ragazzi diversi, nella stessa ora, con altrettante proposte metodologiche, tenendo conto delle reazioni emotive di ognuno di loro...

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Da Vinca il migliore a L’importante è partecipare. La scuola italiana, da ormai qualche decennio, segue, in maniera irreversibile, la stessa virata dei giochi olimpici, da quelli antichi, nei quali si andava alla ricerca di chi si distingueva per particolari abilità, per onorarlo come un eroe, a quelli moderni e al principio, semplificato e forse banalizzato, di Pierre de Coubertin, per cui l’importante è esserci.

A scuola è così: basta iscriversi. Frequentare. Esserci, appunto. Non è una gara con gli altri ovviamente. Non si va alla ricerca del primo della classe. Ci mancherebbe! Ma il punto, anzi il vulnus, è che non si gareggia neanche con sé stessi.

Al primo intoppo, l’allievo o la sua famiglia, sbandiera una qualche ragione di forza maggiore per cui lo sforzo non deve essere dello studente ma del docente. Non ci si incontra a metà strada. Il fanciullo, come il giovin signore di pariniana memoria, è servito con i guanti, senza che si stanchi o, peggio, si turbi.

Non esiste più la lezione ex cathedra ma quella on demand. Il docente dovrebbe acquisire le fattezze di una figura mitologica capace di rapportarsi a 25 ragazzi diversi, nella stessa ora, con altrettante proposte metodologiche, tenendo conto delle reazioni emotive di ognuno di loro, calibrando tono di voce, modi di interazione, rassicurando, semplificando, sintetizzando, incoraggiando ed intendendo, come per magia, tutte le loro vicende e vicissitudini e regolarsi di conseguenza.

Lasciando a parte l’impresa titanica dei proff, resta la consapevolezza che partecipare tutti, in una scuola democratica, è una grande straordinaria conquista, ma onorare tutti, o semplicemente far conseguire un titolo a tutti, per il solo fatto di aver partecipato, diventa un boomerang per la crescita della società.

Abbiamo giustamente tolto le orecchie d’asino a chi non riusciva. Ingiustamente diamo a tutti la corona d’alloro. Il risultato è che quelli svogliati, che un tempo si sentivano a disagio e, appena finita la scuola dell’obbligo, iniziavano un qualche mestiere, ora partecipano e, per la sola presenza, pretendono, insuperbendosi ed ottenendo un titolo che vanno sbandierando e che, ahimè, è valido  a tutti gli effetti di legge. Di contro, antichi eroi olimpici, nella scuola italiana, non se ne vedono più. Se ci sono, restano nascosti, quasi come se il primeggiare, ora, fosse un’onta.

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